La fuga di Martha

Martha Marcy May Marlene

USA - 2011
4/5
La fuga di Martha
Tormentata da memorie dolorose e da una paranoia montante, Martha cerca di tornare in contatto con la sua famiglia e con la vita reale, dopo aver abbracciato per due anni una religione che non le ha dato le risposte che cercava. Si trasferisce a casa della sorella Lucy, che sta trascorrendo le vacanze col marito Adam nel Connecticut, e lì scopre, giorno dopo giorno, che il tempo trascorso lontano da casa ha avuto su di lei più influenza di quello che lei stessa credeva.
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: PSICOLOGICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: (1:2.35) - TECHNICOLOR
  • Produzione: BORDERLINE FILMS IN ASSOCIAZIONE CON THIS IS THAT
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA (2012)
  • Vietato 14
  • Data uscita 25 Maggio 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Adriano Ercolani
L'esordio alla regia di Sean Durkin è senza mezzi termini il più folgorante dell'anno. Sfruttando la sua idea di messa in scena pulita e insieme elegante, che sfrutta al massimo gli ambienti ripresi con luci il più possibile naturali, il regista ha costruito un thriller psicologico di grande potenza emotiva.
L'alternanza dei piani temporali rende ancora più suadente una sceneggiatura dall'architettura ipnotica: presente (a)normale e passato si incrociano per costruire una figura che è insieme vittima ma anche mente deviata. Scoprire a poco a poco la storia e la psicologia di Martha è uno scioccante percorso nella natura umana più ancestrale.
Anche la direzione degli attori è perfetta: Elizabeth Olsen è un connubio d'innocenza e ambiguità d'impressionante efficacia, John Hawkes dopo Un gelido inverno dimostra di saper costruire figure imbevute di violenza ma anche di innegabile fascino, Sarah Paulson e Hugh Dancy sono comprimari preziosi.
Il cinema indipendente americano sa ancora trovare la strada giusta per raccontare il lato oscuro del suo Paese: Martha Marcy May Marlene (tit. orig.) trova un notevole equilibrio tra forma e contenuto, arrivando a irretire la mente dello spettatore con un racconto preciso e terrificante.

NOTE

- IN CONCORSO AL 64. FESTIVAL DI CANNES (2011), NELLA SEZIONE "UN CERTAIN REGARD".

CRITICA

"Nel nome dell'indie. Tra alti critici e bassi monetari, il cinema americano off Hollywood funziona spesso e volentieri, vedere per credere lo stiloso esordio di Sean Durkin, 'La fuga di Martha', già premiato al Sundance. Alla straziata e straziante Elizabeth Olsen il compito di dividersi tra tre identità: Martha, ovvero la ragazza bene che era; Marcy May, affibbiatole dal padrepadrone (John Hawkes, magnetico) della comunità-lager in cui si rifugia; Marlene, e scoprirete voi perché. L'innocenza è sporca di ambiguità, la violenza segna e la regia non perdona, ma c'è di più: è un film a tesi, smaccata eppure non risolta. Col metronomo tra ethos e pathos, Durkin parte dall'eterno conflitto ordine vs. disordine, natura vs. cultura, e arriva alla dialettica tra una comune poco (eufemismo) libertaria e il way of life borghese e rampante: il tutto giocato nella testa di Martha. E, sì, c'è da uscirne pazzi: traumi sessuali, instabilità affettiva, senso di inappartenenza, fuga senza uscita. Spettatore avvisato, film più che salvato." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 24 maggio 2012)

"In alcuni momenti, questa opera prima presentata a Cannes e premiata al Sundance l'anno passato sembra un thriller, se non addirittura un horror. Eppure le vittime non sono, per una volta, i soliti adolescenti infoiati in vacanza, bensì giovani vittime di una minaccia sociale assai diffusa nell'America 'profonda': quella della sette parareligiose. (...) Il regista ci svela gradualmente l'accaduto, alternando due piani temporali con transizioni quasi impercettibili; sfuma le immagini e avvolge lo spettatore in una patina di mistero piuttosto efficace, facendogli condividere le ansie della protagonista Elizabeth Olsen. Il premio per la migliore regia, conquistato al Sundance, non è dunque senza motivo; e tuttavia la programmatica lentezza con cui gli eventi sono 'rilasciati' può ingenerare, a tratti, in chi guarda un senso di stanchezza altrettanto giustificato." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 25 maggio 2012)

"Il titolo originale 'Martha Marcy May Marlene' aiuta a capire molto della vita della protagonista, una ragazza perennemente in fuga. Dalla famiglia, da una setta che la manipola, da se stessa. Un'orfana alla ricerca di una sua 'normalità', da sempre perduta e mai ritrovata. Film non facile, che lascia interrogativi aperti, particolare (non a caso ha vinto il premio perla regia al Sundance 2011), che deve molto alla bravura della magnetica Elizabeth Olsen. In mezzo a tanto pattume, un raggio di sole." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 maggio 2012)

"Nessuna allegria nemmeno per 'La fuga di Martha', vincitore del premio Miglior Regia - di Sean Durkin- al Sundance 2011 Scappare dagli altri, alle volte, è più facile che scappare da se stessi." (Diletta Pariangeli, 'DNews', 25 maggio 2012)

"Marta (...) fugge dalla «comune» di una setta dove è stata plagiata. Solo Lucy (...) la può aiutare. Ma ricostruirsi un'identità e una vita si rivelerà impresa ai limiti dell'impossibile. Intensa la protagonista." (Paolo Fiorelli, 'Tv Sorrisi e Canzoni', 26 maggio 2012)
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