La felicità porta fortuna - Happy Go Lucky

Happy-Go-Lucky

GRAN BRETAGNA - 2008
3/5
La felicità porta fortuna - Happy Go Lucky
Le avventure di Poppy, un'insegnante londinese la cui vita, al primo sguardo, sembra molto complicata ma che, grazie alla sua spontaneità dovuta forse ad un pizzico di sana pazzia, è amata e ben voluta da tutti coloro che la circondano.
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, CINEMASCOPE
  • Produzione: THIN MAN FILMS, FILM4, INGENIOUS FILM PARTNERS, POTBOILER PRODUCTIONS, SUMMIT ENTERTAINMENT, UK FILM COUNCIL
  • Distribuzione: MIKADO
  • Data uscita 5 Dicembre 2008

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Dopo la Palma d'Oro per Segreti e bugie nel 1996 e il Leone d'Oro per Il segreto di Vera Drake nel 2004, nello scrigno dell'inglese Mike Leigh mancava solo l'Orso d'Oro: con La felicità porta fortuna (titolo originale Happy Go Lucky) non l'ha vinto, ma ci è andato vicino, "regalando" quello d'Argento alla sua protagonista, la solare e ilare Sally Hawkins.
E' lei a dare anima e corpo alla giovane insegnante elementare Poppy, spirito libero, ma responsabile. Appartamento in condivisione con un'amica, flamenco e pedana elastica nel tempo libero, quando inizia le lezioni di guida, dovrà fare i conti con un istruttore fuori di testa, arrabbiato col mondo. Normale, comunque, che tutti si innamorino di lei. A 65 anni suonati, il vecchio leone Mike Leigh si riscopre variopinto e ottimista, quasi in Technicolor, complice una nuova pellicola Fuji sensibile al multicromatismo. Dettagli tecnici che corroborano il "New Deal" del regista: basta tinte dark e personaggi cupi, sotto col ritmo e una poetica ultra-light, che lascia soddisfatti – ma non sazi - gli spettatori.
Alla ricerca della felicità perduta, quella rinnegata sia dal thatcherismo che fu, sia dal New Labour di Blair e accoliti, Leigh mette la politica nel fuoricampo, riservando solo qualche nicchia per "la morale", e riempie il quadro di buon umore e buoni sentimenti, forse non buonisti, ma comunque molto furbi. Esilissima la trama, di cuore i personaggi, drammaturgicamente si respira il disegno di Segreti e bugie: ma se là la chiave di volta era una muta disperazione, qui sono risate fragorose, a uso e consumo – a partire dalla Berlinale – di spettatori prostrati da troppi drammi a sfondo sociale.
Attributo che, del resto, troviamo anche qui, ma ridotto a puro setting, senza intenti critici e antagonisti: "Così è la vita", concludeva Segreti e bugie Cynthia (Brenda Blethyn), trovando belle "come due nanetti" le figlie, una bianca e l'altra nera, ritrovate. La felicità porta fortuna è il sequel di quell'affermazione, con un approdo che piacerebbe a Calopresti: la felicità non costa niente...

NOTE

- ORSO D'ARGENTO PER LA MIGLIOR ATTRICE (SALLY HAWKINS) AL 58MO FESTIVAL DI BERLINO (2008).

- GOLDEN GLOBE 2009 A SALLY HAWKINS COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA. IL FILM ERA CANDIDATO COME MIGLIOR MUSICAL/COMMEDIA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2009 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE.

CRITICA

"Il nuovo film di un grande vecchio del cinema come MIke Leigh che, applaudito, ha ritinteggiato le mensole della commedia cos' sempre poco presente sulle pareti del Concorso della Berlinale. E allora, ecco le vernici dello humour british, pennellate a getto continuo nel via-vai efficace dei dialoghi per una pellicola che stavolta, rispetto ai capisaldi crudi e realistici del regista, rimane decisamente in versione extra-light. Nessuna trivella drammatica, al massimo un gioco di doppifondi morali che non fora mai quella glassa superficiale che spalma l'orizzonte di un film tutto all'insegna della ricerca di modi di vivere per dichiararsi appartenenti a una condizione di 'felicità'." (Lorenzo Buccella, 'L'Unità, 13 febbraio 2008)

"Quasi un prequel di 'Sex & the City', ma la city è una Londra talmente costosa che tre delle amiche avventurose sono costrette a convivere, è 'Happy-go-lucky' del britannico Mike Leigh, mai stato così colorato e gaudente e insensato, forse perché sperimentava una pellicola nuova Fuji particolarmente sensibile al multicromatismo, o forse perché non è il caso di farsi ossessionare anche dalle malefatte ipocrite dei laburisti dopo aver battagliato in prima fila contro l'oltranzismo spudorato dei neoliberisti thatcheriani. E non ne può più delle tinte dark, dal buio all'orizzonte. (...) Il pubblico si diverte e gioca. Leigh è molto furbo ed è un certo ritmo che crea, la ripetizione della situazione. Proprio come se sperimentasse una serie tv." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 13 febbraio 2008)

"Gli assi nella manica del dottor Sigmund Leigh risiedono in una sceneggiatura di ferro seppur su una trama esile, e nella scelta impeccabile, del cast, specie della protagonista, la conterranea e sorridentissima Sally Hawkins. (...) Leigh ha dunque impartito il suo insegnamento e ha rivelato al mondo un segreto: il flamenco lo hanno inventato gli inglesi." (Anna Maria Pasetti, 'Il Riformista', 13 febbraio 2008)

"Se c'è un cantore, un poeta, quasi un esteta del cinema ad altezza lavoratore, questo è senz'altro l'inglese Mike Leigh. Collega di latitudine geografica e concittadino di Ken Loach (con cui tra l'altro non ha mai flirtato a livello artistico), Leigh alla bella età di sessantacinque anni ha presentato 'Happy-go-lucky', riscuotendo applausi a scena aperta. (...) Chi ricorderà 'Segreti e bugie' (Palma d'Oro per la regia a Cannes 1996), con la matura protagonista perdutamente sola tra pianti, sigarette e la scoperta di una figlia di colore, provi a recuperare quelle atmosfere agrodolci, quel clima di disperazione sorda che si tenta di annegare nel contatto casuale e lento con il prossimo. 'Happy-go-lucky' ne riprende la struttura e il tono riaggiornandoli alla bellezza senza belletti della protagonista (una stupenda Sally Hawkins), alla sua comica solarità, al suo fare naturale e gioioso che ovviamente s'incrina quando l'insegnante di guida, chiuso nel suo mondo di livore e rancore verso gli altri, le confessa turbolentemente il suo amore. Leigh ama prima di tutto col cuore i suoi personaggi, poi li sviluppa attraverso la mente da fine sceneggiatore e da provvido regista." (Davide Turrini, 'Liberazione', 13 febbraio 2008)

"Il film, il regista e Sally Hawkins, la magnifica protagonista, si candidano a Orso d'oro, premio per la regia, per la sceneggiatura e per l'interpretazione. Leigh ha già vinto la Palma d'oro per 'Segreti e bugie' (1996) e il Leone d'oro per 'Il segreto di Vera Drake' (2004): alla collezione manca solo l'Orso d'oro." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 13 febbraio 2008)

"Con le sue mossette e i tratti sprizzanti felicità, Sally Hawkins ha vinto il premio per la migliore interpretazione femminile alla Berlinale. Qualcuno voleva schiaffeggiarla, per tutte quelle risate e i sorrisi che spande da un capo all'altro del film. Ma forse, a guardarlo in controluce, 'Happy go Lucky' non è poi davvero quella commedia dipinta di rosa che appare. Forse la storia della maestrina non è altro che quella di una ordinaria solitudine urbana, dietro cui cova un mal di vivere che potrebbe esplodere in ogni momento." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 5 dicembre 2008)

"Se c'è un regista di cui ci fidiamo ciecamente è l'inglese Mike Leigh. Propugnatore di un cinema ad altezza lavoratore, con 'Happy go-lucky' Leigh riaggiorna il suo taccuino realista regolato da sempre sui ritmi della working class londinese. (...) Leigh compone un quadro verista che all'apparenza non racconta nulla di eccezionale. E in questa sua presunta leggerezza, dialogo dopo dialogo, sequenza dopo sequenza, stratifica con estremo rigore e passionalità vuoti e pieni dell'anima di persone comuni. Leigh si prende tutto il tempo possibile nel comporre il quadro e nel muovere la macchina da presa. La sua è una necessità spirituale, ispirata dall'amore vivo che prova, prima che nella storia raccontata, verso i suoi personaggi. 'Happy go lucky' ha sicuramente meno impatto emotivo sullo spettatore rispetto a capolavori come 'Segreti e bugie' o 'Il segreto di Vera Drake'. Ma è al contempo un ritorno alle origini modello 'Ragazze' (1997), sorta di impronta genetica o alfabeto di base, di un cinema meravigliosamente popolare e drammaturgicamente insuperabile. Da non perdere." (Davide Turrini, 'Liberazione', 5 dicembre 2008)

"Commedia umana-sociale dove la splendida Sally Hawkins (premio a Berlino) insegna sopravvivenza morale coltivando istintiva gioia di vivere nel fragile quotidiano. Leigh riesce a trasformare la predisposizione al bicchiere sempre mezzo pieno in una qualità intima ma anche pubblica, perché la maestra Poppy insegna a reagire alle ingiustizie del mondo con buonismo non retorico. E regala un personaggio che non dimenticheremo in un film che una regia sottile rende pieno di sfumature, sottintesi, silenzi, commozioni." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 dicembre 2008)
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