La felicità non costa niente

ITALIA, FRANCIA, SVIZZERA - 2002
Sergio ha quarant'anni, è un brillante architetto, sua moglie lo ama, ha una bella e giovane amante e molti amici e quindi non può che essere un uomo felice. Ma le cose cambiano quando rimane vittima di un incidente e si rende conto che tutto quello che lo circonda è solo apparenza e ipocrisia. Rimasto solo troverà l'aiuto necessario a rinascere in Gianni, un suo dipendente che gli mostrerà come trovare la felicità attraverso le cose più semplici.

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL DIPARTIMENTO DELLO SPETTACOLO.

CRITICA

"Diretto e interpretato da Mimmo Calopresti, 'La felicità non costa niente' è meno bello del suo titolo, ma emana un'urgenza e una faccia tosta non comuni. Certo, Calopresti non è Moretti, non 'porta' il suo personaggio con pari nevrotica innocenza, azzarda dialoghi a rischio, pasticcia con le voci narranti. Soprattutto, fra utopie personali e sociali, mette fin troppa carne al fuoco. Ma corteggia una dimensione magico-fantastica ignota in casa nostra. E ci ricorda con sana schiettezza che a ogni generazione corre l'obbligo di 'rompere il teatrino della vita' e delle sue piccole ipocrisie quotidiane". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 gennaio 2003)

"Non si può dire un film veramente riuscito 'La felicità non costa niente'; ma è un film sincero, generoso e che merita rispetto. E ha fatto bene Calopresti a prendersi la parte del protagonista, come l'amico mèntore Nanni Moretti: anche se i suoi mezzi recitativi sono, a tratti, incerti, era una parte che poteva fare solo lui (...) L'eccesso di coinvolgimento produce un esubero di narrazione, fa slittare la voce narrante da un personaggio all'altro, rende macchinosa la storia. Però ci sono belle idee registiche: prima fra tutte quelle di una Roma distante, sempre inquadrata dall'alto. Quanto all'esito della ricerca di Sergio, resta aperto, ambiguo, stranamente in bilico tra il pessimismo cronico e un ottimismo cosmico. Andate a vederlo, poi riparliamone". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 febbraio 2002).
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