La felicità è un sistema complesso

2,5/5
La felicità è un sistema complesso
Enrico Giusti avvicina per lavoro dei dirigenti totalmente incompetenti e irresponsabili che rischiano ogni volta di mandare in rovina le imprese che gestiscono. Lui li frequenta, diventa loro amico e infine li convince ad andarsene evitando così il fallimento delle aziende e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. È il lavoro più strano e utile che potesse inventarsi e non sbaglia un colpo, mai. Ma una mattina un'auto cade in un lago e tutto cambia. Filippo e Camilla, due fratelli di 18 e 13 anni, rimangono orfani di un'importante coppia di imprenditori. Enrico viene chiamato col compito di impedire che due adolescenti possano diventare i dirigenti di un gruppo industriale d'importanza nazionale. Dovrebbe essere il caso più facile, il coronamento di una carriera, ma tutto si complica e l'arrivo inatteso della fidanzata straniera di suo fratello rende le cose ancora più difficili. In realtà sarà il caso che Enrico aspettava da tanto tempo, quello che cambierà tutto, per sempre.
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: RITA ROGNONI, BEPPE CASCHETTO PER PUPKIN PRODUCTION, IBC MOVIE, RAI CINEMA
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 26 Novembre 2015

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RECENSIONE

Otto anni dopo il “fenomeno” Non pensarci (diventato poi anche una serie tv), Gianni Zanasi torna dietro la macchina da presa per seguire le gesta di Enrico Giusti, insolito “tagliatore di teste” che avvicina dirigenti incompetenti e irresponsabili: li frequenta, ci diventa amico, e li convince ad abbandonare la nave prima che le aziende falliscano, evitando così il licenziamento di numerose persone. Sarà il prossimo caso, però, insieme all’incontro/scontro con la fidanzata israeliana del fratello minore, a minare progressivamente le sue certezze.

Zanasi torna a puntare su Mastandrea per portare avanti la sua idea di cinema scanzonato-riflessivo, fluttuante-musicale: “Da regista sogno una platea che si alza e si mette a ballare tutta insieme mentre continua a guardare il film”. E allora si spazia dai Nouvelle Vague (con la celebre cover di In a Manner of Speaking) ai Dead Can Dance di Children of the Sun, oltre all’apporto originale di Niccolò Contessa (I Cani): immagini, ralenti e suoni sovrastano il racconto, Mastandrea ne diventa giocoforza l’estroso frontman, il senso di estraneità della Yaron (La sposa promessa) aumenta anziché decrescere: poteva essere zuppa, invece è pan bagnato. E viceversa.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO D'INTERESSE CULTURALE NAZIONALE CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO - DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA. REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON TRENTINO FILM COMMISSION E REGIONE TOSCANA.

- PRESENTATO AL 33. TORINO FILM FESTIVAL (2015) NELLA SEZIONE 'FESTA MOBILE'.

- CANDIDATO AI DAVID DI DONATELO 2016 PER: MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA (GIUSEPPE BATTISTON) E CANZONE ORIGINALE.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2016 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE.

CRITICA

"Gianni Zanasi, con 'La felicità è un sistema complesso (...) sceglie la strada della commedia simil-surreale, sospesa tra la concretezza del mondo e la leggerezza del sogno. La prima è rappresentata dalla Finanza, pronta a fagocitare aziende in crisi per trasformarle in macchine da soldi; la seconda è tutta nel personaggio di Mastandrea (e nella sua recitazione che sembra sempre in controtempo rispetto alla vita) che di professione si fa «amico» di industriali in crisi e li convince a cedere le proprie attività ai finanzieri di cui sopra. Almeno fino a quando non deve trattare con due fratelli adolescenti. E come il personaggio di Mastandrea, qui s 'inceppa anche il film, che contraddice quello che aveva costruito e scegliendo un finale «assolutorio» perde la spregiudicata leggerezza che fino ad allora aveva affascinato." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 23 novembre 2015)

"Nella più bella scena d'amore vista quest'anno i protagonisti non si baciano, anzi non si toccano e a dire il vero non toccano neppure le lenzuola, ma per scoprire come fanno bisogna vedere 'La felicità è un sistema complesso', il nuovo film di Gianni Zanasi (...). Uno di quei lavori imperfetti e toccanti, bizzarri e lontani da ogni moda, che richiedono un pizzico d'attenzione in più ma ripagano lo spettatore accompagnandolo per un pezzo dopo la visione. La storia in sé è abbastanza complicata, ma alla fine conta poco. Contano i sentimenti aggrovigliati (cioè autentici) che la accompagnano, e che il film dipana con l'ironica grazia già dimostrata da Zanasi in 'Non pensarci'. (...) Su questa trama insieme limpida e bislacca, Zanasi e i suoi eccellenti attori (tra cui Giuseppe Battiston e Teco Celio, entrambi già in 'Non pensarci'), allestiscono un sorridente e a tratti esilarante 'mystery' interiore fatto di figli senza padri e di buffoni senza più Re, in cui tutti prima o poi devono fare i conti con le bugie che raccontano a se stessi. Scena chiave: Mastandrea che si tuffa vestito in piscina per riconquistare l'attenzione dei padroni. Ma tutto il film è dominato da questo attore sempre più libero e sorprendente. Mentre Zanasi si conferma uno dei nostri pochi registi ancora capaci di raccontare con finezza i gruppi, le famiglie, le società." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 novembre 2015)

"Il guizzo c'è, nel soggetto e nella personalità che Zanasi dimostra nel maneggiare il cinema valorizzando ogni sua componente. Che però rischia di prevalere sulla chiarezza del disegno, a favore dell'esercizio di stile." (Paolo D'agostini, 'La Repubblica', 26 novembre 2015).)

"Grande alchimia tra Mastandrea e Yaron, ottimi comprimari quali Giuseppe Battiston e Teco Celio, è un film imperfetto e discontinuo (scelte enfatiche, macchina da presa che ruota a 360 , la musica dei Cani, e non, troppo pervasiva...), ma coraggioso e speranzoso: cambiare dentro per lottare contro il Sistema, si può? Zanasi e Mastandrea ci credono: cercansi proseliti." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 26 novembre 2015)

"Si capisce poco e ci si annoia parecchio nell'amara e ancor più pretenziosa commedia di Gianni Zanasi. (...) Tante parole da far venire il mal di testa e un titolo che sembra fatto per allontanare il pubblico." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26 novembre 2015)
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