La famiglia Savage

The Savages

USA - 2007
La famiglia Savage
I fratelli Wendy e Jon Savage hanno abbandonato molto presto la casa paterna ed ognuno di loro conduce ormai un'esistenza lontana dai legami familiari. Wendy vive nell'East Village dove cerca in ogni modo di realizzarsi come sceneggiatrice, ma in realtà si arrangia per sbarcare il lunario, ed è coinvolta in una relazione senza futuro con un vicino di casa 'molto sposato'. Jon, invece, è un professore universitario che insegna drammaturgia e che sta scrivendo un libro su Brecht. Il loro ultimo desiderio sarebbe proprio quello di tornare a vivere una situazione familiare da cui sono precocemente fuggiti, ma una telefonata in cui vengono informati della demenza senile del padre ormai giunta ad uno stato gravemente avanzato li fa ricongiungere con l'anziano genitore. Ben presto, Wendy e Jon verranno proiettati in un passato che credevano dimenticato per sempre, ma allo stesso tempo impareranno a confrontarsi l'uno con l'altra e a scoprire ognuno la propria vera natura.
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: FOX SEARCHLIGHT PICTURES, LONE STAR FILM GROUP, THIS IS THAT PRODUCTIONS, AD HOMINEM ENTERPRISES
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA (2008) - DVD: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT
  • Data uscita 25 Gennaio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Anna Maria Pasetti

Il nuovo mondo invecchia. E diventa anche un po’ demente. A Sun City, Arizona, si consuma uno dei tanti casi di marginalità esistenziale ed anagrafica. La torrida provincia archiviata dalla middle-class intellettuale (“Non siamo in una commedia di Sam Shepard”) è di certo il miglior luogo per ottundere le coscienze e segregare quella parte di umanità ormai “ingombrante”. Come Lenny Savage (Philip Bosco), anziano genitore di due gemelli 40enni, affetto da demenza senile e dunque bisognoso di cure full time. Ingabbiati da anni tra le sbarre dell’egoismo difensivo, Wendy da Manhattan (strepitosa Laura Linney, candidata all’Oscar come miglior attrice protagonista) e Jon da Buffalo (altrettanto Philip Seymour Hoffman) scendono riluttanti in Arizona al recupero del padre, che alcune contingenze non possono più trattenere nel residence in cui era ospite. Si riunisce così La famiglia Savage, ovvero il secondo lungo di Tamara Jenkins (nomination anche per lei, alla miglior sceneggiatura originale), già apprezzata ne L’altra faccia di Beverly Hills. Emanazione del Sundance e in preview nazionale a Torino, il film è il classico anti-glam indipendente, low budget e marcato Fox Searchlight, timbro di crescente successo (Little Miss Sunshine, Juno). Solido di interpretazioni e scrittura (sceneggiatura pluripremiata), pungola il micromondo dei fragili legami familiari facendosi rilevatore della libera caduta (etica) dell’impero americano. Alexander Payne, vate dell’America opaca e secondaria, ci ha messo mano, e si sente.

NOTE

- FILM D'APERTURA AL 25MO TORINO FILM FESTIVAL (2007).

- PHILIP SEYMOUR HOFFMAN E' STATO CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2008 COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA DI FILM COMMEDIA/MUSICALE.

- 2 CANDIDATURE AGLI OSCAR 2008: LAURA LINNEY COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA E TAMARA JENKINS PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE.

CRITICA

"Potrebbe essere uno di quei film educati e ovvi che arrivano in serie dall'America delle Università e delle fondazioni culturali (i due protagonisti, come forse l'autrice, vengono da lì). Invece è una commedia agra piena di intelligenza e di annotazioni esatte, servita a meraviglia da tre attori formidabili (Laura Linney, anche candidata all'Oscar, Philip Seymour Hoffman e il monumentale Philip Bosco nel ruolo acrobatico del padre morituro che i figli non perdonano, anche se ora è soprattutto lui a non perdonare loro). La cosa più bella è forse il campionario di eufemismi, perifrasi, piccole ipocrisie con cui fratello e sorella mascherano continuamente, a se stessi prima che agli altri, smacchi e delusioni." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 gennaio 2008)

"Sorella e fratello, due adulti immaturi che si proteggono dalla vita rifugiandosi all'ombra dell'arte. (...) Nonostante la drammaticità della situazione La famiglia Savage è un piccolo romanzo di crescita che l'autrice Tamara Jenkins ha scritto e diretto in una chiave di sottile malinconia venata di humour e senza mai cadere nel sentimentalismo. Eppure si tratta di un film intimista, giocato proprio sulla forza dei sentimenti che legano i fratelli fra loro a al genitore. Un'affettività suggerita con grazia minimalista dalla regista e con ricchezza di sfumature dagli interpreti, entrambi straordinari, anche se solo la Linney è stata candidata all'Oscar." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 1 febbraio 2008)

"Ci voleva la "botta di vecchiaia" di papà per far crescere i due figli. Acido lui, avvizzita lei: non c'è che dire, i due fratelli Savage, Jon e Wendy, non se la passano bene. Entrambi sulla quarantina, vivono in città diverse degli States e non si sentono quasi mai. (...) Chi si prenderà cura di quel vecchio orso che si è sempre disinteressato dei suoi due figli? Wendy e Jon, è ora di diventare adulti: e proprio la malattia di papà, con il suo contorno di angosce, li costringerà a guardare in faccia i lati meno felici della vita. Si può fuggire, si può fare finta di niente, ma si può pure prendere consapevolezza che le cose cambiano." (Luigi Paini, 'Il Sole 24 Ore', 3 febbraio 2008

"La famiglia Savage si concentra, con toni particolarmente sommessi, sulla vecchiaia quando diventa demenza, e usiamo questa parola in senso tecnico. A soffrirla è un uomo che ha da poco perso la compagna di secondo matrimonio. I figli del primo lo devono ora accudire uscendo, giocoforza, dall'avvitamento nevrotico delle loro vite fallimentari. (...) Sul film aleggia un'atmosfera cupa di irrimediabile impossibilità a cambiare le cose della vita. La Jenkins, già regista in 'L'altra faccia di Beverly Hills', riesce a raccontare la mestizia della borghesia media americana in modo notevole. Basta guardare come dipinge l'interno delle case dei due fratelli, così desolanti e desolate, puro paesaggio di anime in pena." (Dario Zonta, 'L'Unità', 25 gennaio 2008)
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