La famiglia Bélier

La famille Bélier

FRANCIA - 2014
3/5
La famiglia Bélier
Nella famiglia Bélier sono tutti sordi tranne la 16enne Paula. Per questo, la ragazza è la fondamentale interprete dei suoi genitori per quanto riguarda la vita quotidiana, ma soprattutto per il buon funzionamento della fattoria di famiglia. Un giorno, dietro consiglio dell'insegnante di musica che ha scoperto il suo dono per il canto, Paula decide di prepararsi per un concorso indetto da Radio France. Una scelta di vita che per lei potrebbe significare l'allontanamento dalla famiglia e l'inevitabile passaggio all'età adulta.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: JERICO, MARS FILMS, FRANCE 2 CINEMA, QUARANTE 12 FILMS, VENDOME PRODUCTION, NEXUS FACTORY, UMEDIA
  • Distribuzione: BIM (2015)
  • Data uscita 26 Marzo 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Il dolly che apre il film, con la macchina da presa che plana su un paesaggio bucolico di case di roccia e luce lunare, ci immerge subito in un'atmosfera da favola che spazza via ogni dubbio in merito alle reali intenzioni.
Questa commedia "alla francese", non ce ne voglia Eric Lartigau ("Abbiamo imparato da Age e Scarpelli", aveva dichiarato ai nostri microfoni il regista de La famiglia Bélier), non è l'erede di quella all'italiana, ancorata al contesto e moralmente schifata al punto da confondere il ghigno e le lacrime, ma di quella da new deal americano, meravigliosa, consolatoria e catartica, tra l'urgenza e la fede. Ovviamente aggiornata ai tempi, che sono quello che sono (e i francesi colpiti in casa dalla crisi e dal terrore ne sanno qualcosa) e necessitano di uno strappo, un balzo in avanti.
In attesa di una meglio epoque, il cinema francese odierno rimodella nella luce piena del giorno e con una leggerezza mai vuota la storia di un popolo che non ha tanto bisogno di sognare, ma di credere nuovamente ai suoi sogni.
Non basta dunque che la vicenda di un giovanissimo talento canoro in una famiglia di sordi scriva il suo lieto fine nella finzione, ma deve esserci anche la controprova della realtà, a dare peso, corpo e verità alla materia dei sogni. Così, la Paula del film è anche (e soprattutto) la straordinaria Louane Emera della realtà, una sedicenne venuta dalla sfigata provincia del Nord (come la sua controfigura della finzione) e capace in pochi mesi di bruciare le tappe dello showbiz, grazie alla sua partecipazione al talent The Voice.

La sua performance ne rivela il talento al pubblico di casa, il regista la nota, la scrittura per la parte. E la sua favola, che favola non è nel momento in cui si avvera, continua con lo straordinario successo del film (oltre sette milioni di spettatori in Francia), Premio Rivelazione ai Cesar, incisione del primo disco. Questo spiega molto del perché La famiglia Bélier sia divenuto un caso cinematografico. E la dice lunga sulla capacità del cinema transalpino di fare sistema, di attivare sinergie, scambi, vasi comunicanti tra media nell'impasto di un unico e vincente immaginario. Noi, che pure abbiamo i nostri The Voice e i nostri X-Factor, dovremmo imparare. Ma la commedia italiana resta nei salotti della sinistra radical-chic, quella che la televisione non la vede.
Ovviamente La famiglia Belièr non è solo un riuscito interscambio mediatico. I francesi dimostrano ancora una volta che non sono i cliché, gli stereotipi e i colpi bassi a determinare successo e insuccesso del film, ma il modo in cui si combinano con una struttura drammaturgica elastica, schiettezza di scrittura, attori sintonizzati e il cellophane di una confezione accattivante ma non irrealistica.
Mutuata con intelligenza la formula di Quasi amici (la disabilità sdoganata come dispositivo narrativo umoristico ma mai offensivo ), trovata la chiave nel percorso di maturazione, il meccanismo nel mash-up dei linguaggi (dei segni, del canto, del cinema), non restava che indovinare gli interpreti (Karin Viard, François Damiens ed Eric Elmosnino), azzeccare la musica (le canzoni di Michel Sardou, una sorta di Claudio Villa di casa). Fatto.

Si ride, più spesso si sorride, ci si commuove pure, nel finale. Nulla di trascendentale per carità, ma passare due ore con La famiglia Bèlier non dispiace. La realtà è altra cosa, chi lo nega? Il film ci ricorda solo che a volte può essere migliore di come la si immagina. Louane insegna.

 

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON UFUND; CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL +, CINE +, FRANCE TELEVISIONS, M6, D8; CON IL SOSTEGNO DI: MANON 4, TAX SHELTER DU GOUVERNEMENT FEDERAL DE BELGIQUE, INVESTISSEURS TAX SHELTER.

CRITICA

"Precisato che non sono due forme di disabilità, il film 'La famiglia Bélier' di Eric Lartigau sta ai sordomuti come 'II vizietto' sta ai gay: una dichiarata presa di posizione da pochade, forte dose di ironia, nessuna pietà se non humour, sospetto di metafora sul degrado. . (...) Bélier sono schietti, veraci, con satira politica incorporata in simpatica caricatura molto alla francese, sopra le righe e ripetitiva perché tutta prevedibile: non è una 'Anna dei miracoli' multipla, è un 'Quasi amici' meno furbetto anche se gli attori fanno il possibile: Louane Emera ha già avuto il Cèsar. Infine, benedizione e omelia per tutti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 marzo 2015)

"Tra i non molti film dedicati ai sordi ('Anna dei miracoli', 'Marianna Ucrìa', 'Figli di un dio minore', 'Nel paese dei sordi'), nessuno aveva ancora tentato la commedia. A colmare il vuoto hanno pensato i soliti francesi con questo film che merita tutti i suoi 7 milioni di spettatori in patria. Rassegnati al tramonto del grande cinema popolare, siamo ormai abituati a pensare che «andare incontro al pubblico», formula orribile, significhi sacrificare qualità e complessità sull'altare della comunicativa (della facilità). Errore: 'La famiglia Bélier' prova che popolare non vuol dire ovvio né sciatto, al contrario. Basta far esistere ogni personaggio fino in fondo, cogliendone ogni possibile sviluppo. (...) Karin Viard e François Damiens, fenomenali (...) Ma il film non cade mai nel sentimentale perché usa con intelligenza e rispetto tutto il potenziale anche comico dei personaggi. (...) Bisogna aprirsi, lasciar scorrere, trovare la propria voce. Sottile provocazione, le canzoni sono del popolare ma controverso Michel Sardou. Mentre la Emera viene dal talent 'The Voice'. Per i più snob, un affronto. Per noi una conferma. Popolari, ok. Ma non si può piacere a tutti..." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 marzo 2015)

"Si tratta, in effetti, di una commedia dagli accenti gradevolmente sempliciotti, ambientata in una campagna tanto vera da sembrare finta, sorretta dal massimo di prevedibilità che si possa immaginare, impreziosita dall'irresistibile richiamo delle canzoni e dell'arte del canto in generale e soprattutto incentrata sulla disabilità trattata con una disinvoltura tanto più apparentemente «scorretta» quanto graziosamente consolatoria. (...) Il meccanismo comunicativo sarebbe potuto risultare ripetitivo o monotono, ma bisogna dare atto all'astuto regista Lartigau di sapere cadenzare con agilità gli inevitabili passaggi quotidiani, privati e pubblici dal linguaggio dei segni alla lingua italiana (francese nella versione originale) e viceversa. Tutto fila per il verso giusto, le figurine sono affidate ad attori che fanno della simpatia il jolly principale, i comprimari fanno spesso figuracce facendo capire al colto e all'inclita che non sono certo i diversi a essere ridicoli e il recordman di hits d'oltralpe Michel Sardou interviene quando l'acme sentimentale deve scattare. Come sono carini, come sono originali, come sono «uguali». E chi non vorrebbe sottoscrivere questa dichiarazione d'intenti buonista ed ecumenica al massimo grado consentito a un film da week-end scacciapensieri? Vogliamo dire che tecnicamente il prodotto funziona, ma per una volta non deve sembrare una pigra abitudine professionale proporre il giudizio ricorrendo al famigerato aggettivo «televisivo»." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 26 marzo 2015)

"Commedia francese delicata e acuminata al tempo stesso, garbata e deliziosa ma al tempo stesso ferocemente problematica." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 26 marzo 2015)

"Commediola priva di particolari valori di cinema, seppur amabile; e con nessuna attrattiva divistica. A parte quello della diciottenne protagonista, Louane Emera (...). Ma se Oltralpe la sua presenza può esser stata di richiamo, qui non resta che contare sull'idea di base del film, sul garbo di un umorismo non sempre politicamente corretto e sul potere emotivo della musica. (...) Il tutto si indirizza affettuosamente al vasto pubblico familiare: da noi funzionerà?" (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 26 marzo 2016)

" (...) 'La famiglia Bélier' lavora sulla 'normalità di essere diversi' e con levità anche sui filoni del romanzo di formazione, della caricatura politica (il padre sordo si candida da sindaco: una beffa al linguaggio retorico della politique française...), del racconto sul lavoro agricolo e d'allevamento oggi. Un piccolo gioiello nel suo genere che produrrà a chiunque - nessuno escluso - fiumi di lacrime liberatorie. Ma solo di gioia e amore per la vita." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 26 marzo 2015)

"Piacerà a patto che non soffriate di diabete (troppo miele nella storia di Bélier). E che non siate allergici ai buoni sentimenti. Bene gli altri (cioè gli altri spettatori). Specie quelli che amano vedere l'handicap messo in scena con delicatezza e humor (da 'Quasi amici' in poi)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 25 marzo 2015)

"Una gradevole commedia, però niente più di una sorridente storiella, quasi inspiegabile boom in Francia. (...) Qualche risata e un gran prurito alle mani per le smorfie di Karin Viard." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26 marzo 2015)

"Commedia di sentimenti, desideri e separazioni tra handicap e presunta sanità, dove la colonna sonora sa tacere quando qualcuno canta, il linguaggio dei gesti esprime con le didascalie, il montaggio rivela pregiudizi e contraddizioni. (...) Tradizionale il finale di successo e premio, ma la strada è disseminata di equivoci, gag e divertenti incomprensioni. Una scoperta la fotogenia della giovane Ernera." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 27 marzo 2015)

"«Feel good movies», dicono gli americani. Lo ribadisce il manifesto italiano: «Un film che vi farà bene». Dovrebbero riconciliare con la vita e far uscire dalla sala con il sorriso. Dovrebbero, perché quando il regista e lo sceneggiatore li costruiscono a tavolino, titillando tutte le corde del sentimento, possono fare l'effetto opposto: lo spettatore, che si sente manipolato oltre il dovuto, reagisce con irritazione e sbadigli. Non tutti hanno la bravura sfoderata da Olivier Nakache e Eric Toledano in 'Quasi amici - Intouchables'. (...) La musica accompagna anche 'La famiglia Bélier' (...). Con scelta di cast piuttosto spiazzante, l'attore ha il nasone e i riccioli di Eric Elmosnino, che aveva vinto un César per il ruolo di Serge Gainsbourg nel biopic 'Gainsbourg' di Joann Sfar. Il padre e la madre di Paula sono nel film François Damiens e Karin Viard. Entrambi hanno imparato il linguaggio dei sordomuti prima delle riprese, e si sbracciano oltre misura, con grandi smorfie (il fratellino è invece un attore sordomuto, Luca Gelberg, la differenza risulta evidente anche ai non esperti). (...) il film ha già abbastanza difetti intrinseci, senza tirare in ballo la correttezza politica. Della recitazione sopra le righe abbiamo detto, per allungare arriva una sottotrama (...) occasione per insulti e parolacce nel linguaggio dei segni. Louane Emera - la bionda adolescente Paula - (...) Commuove, con il suo desiderio di lasciare la contabilità della fattoria per un'audizione a Parigi. Quando canta sul palco, il regista Eric Lartigau azzera il sonoro, per calarci nella situazione dei genitori che osservano solo i movimenti delle labbra, e un po' si annoiano." (Maria Rosa Mancuso, 'Corriere della Sera Sette', 27 marzo 2015)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy