La douleur

FRANCIA, BELGIO - 2017
3,5/5
La douleur
Nella Francia del 1944 occupata dai nazisti, Marguerite, una giovane scrittrice di talento, è un attivo membro della Resistenza insieme a suo marito, Robert Antelme. Quando Robert viene deportato dalla Gestapo, Marguerite intraprende una lotta disperata per salvarlo. Instaura una pericolosa relazione con Rabier, uno dei collaboratori locali del Governo di Vichy, e rischia la vita pur di liberare Robert, facendo imprevedibili incontri in tutta Parigi, come in una sorta di gioco al gatto e al topo. Lui vuole veramente aiutarla?
  • Altri titoli:
    Memoir of War
  • Durata: 126'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Marguerite Duras (Ed. Feltrinelli)
  • Produzione: LES FILMS DU POISSON, CINÉFRANCE 1888, KNM. COPRODUTTORI: VERSUS PRODUCTION, NEED PRODUCTIONS FRANCE 3 CINÉMA, SAME PLAYER
  • Distribuzione: VALMYN, WANTED (2019), CG ENTERTAINMENT
  • Data uscita 17 Gennaio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane

Come mostrare il dolore dell’attesa, lo strazio di una guerra? Ne La donna dello scrittore, Christian Petzold portava il conflitto mondiale ai giorni nostri, lo attualizzava. Come se l’unico modo per capire fosse traslare la Storia, rievocarla nel presente. Invece il regista Emmanuel Finkiel lavora sulle parole.

Con La douleur gira un film in costume, resta nel 1945. Si ispira all’omonimo romanzo autobiografico di Marguerite Duras, lo trasforma in un racconto per immagini. La voce fuoricampo ne legge alcuni passaggi, lo sguardo dello spettatore si fonde con quello della protagonista, mentre vaga per le strade disperata.

Per Finkiel è impossibile calarsi in quegli anni senza la testimonianza di chi li ha vissuti: le pagine della Duras sono onnipresenti. “D’ora in poi scriverò tutto, voglio costruire un diario”, spiega Marguerite.

Vita e inchiostro, memoria e tragedia. Lei aspetta il ritorno del marito dai campi di concentramento. Invece Marie, la bella de La donna dello scrittore, il suo amato lo cercava ovunque, in ogni volto, per tutta Marsiglia.

È una perdita degli affetti che spinge verso la follia. Le due in qualche modo sono figure speculari, imprigionate dalla violenza, dalla solitudine. La douleur analizza l’angoscia, mette in scena una discesa verso l’oscurità. Con una musica straniante, e le ombre che avvolgono il viso della giovane sposa. E poi le scale, quelle hitchcockiane, da cui Marguerite si affaccia, nella speranza di rivedere una forma amichevole. Il cinema che si fa portavoce delle pene, delle ambiguità (la relazione con il migliore amico), i paradossi (l’attrazione per il soldato tedesco).

Così prende forma una sorta di coscienza comune, un’anima del mondo, un amore ai tempi dell’occupazione. Dove le figure in secondo piano si fanno sfocate, come se Marguerite non potesse sopportare altro dolore.

Intanto il 1945 volge al termine, si chiude un’epoca. Ma il suo sguardo resterà sempre lo stesso: appassionato ma distante, sofferente ma sognatore. Struggente.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI CANAL +, OCS, FRANCE TV, PROXIMUS, CON IL SUPPORTO DI CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE, RÉGION ÎLE DE FRANCE, EURIMAGES, FONDATION CARAC, IN ASSOCIAZIONE CON SOFITVCINE 4, CINEMAGE 11, TAX SHELTER INVER INVEST.

- DISPONIBILE IN STREAMING DAL 20 SETTEMBRE 2021 SU NEXO+.

- DISPONIBILE ON DEMAND DAL 19 OTTOBRE 2021 SULLA PIATTAFORMA CG DIGITAL.

CRITICA

"(...) Finkiel, nell' adattare il testo della scrittrice, sceglie una confezione piuttosto accademica (...). Nel caso del Dolore il procedimento è particolarmente incongruo, data la secchezza del testo di partenza (...) Per aggiungere sostanza al racconto, il film aggiunge invece tutta una prima parte ambientata durante l' occupazione, (...). Il racconto è affidato in gran parte alla voce fuori campo, il cui rapporto con le immagini è però molto diverso da quello dei film scritti da Duras (....). Lontani da ogni cortocircuito sperimentale, qui c' è un effetto prolisso, un po' ridondante, e la regia ha qualche caduta (ralenti, l'apparizione di un doppio della protagonista), cui si aggiungono una musica onnipresente e una protagonista, Mélanie Thierry, spesso sopra le righe. Il dramma dei personaggi riesce a emergere a tratti, eppure ci sarebbe stato materiale per un film di ben altra intensità. (...)"(Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 17 gennaio 2019)

"È possibile fotografare il senso dell' attesa con tutto il suo carico di angoscia, frustrazione, paura, smarrimento? Può il cinemaraccontare quello stato di sospensione in cui vive chi aspetta il ritorno di una persona amata, una persona che potrebbe non rivedere mai più? Ci è riuscito benissimo il film diretto dal francese Emmanuel Finkiel, Le douleur, tratto dall' omonimo romanzo autobiografico in forma di diario di Marguerite Duras . (...)Gran parte del merito della riuscita del film va naturalmente all' attrice protagonista, Mélanie Thierry, capace di comunicarci una vastissima gamma di emozioni e contraddizioni anche solo con uno sguardo e un silenzio, un piccolo gesto, una frattura nella voce. Al centro di questa storia c' è lei, alle prese con un grande tormento, e non si smetterebbe mai di guardarla mentre attraversa quel buio dal quale non si torna indietro." (Alessandra De Luca, Avvenire, 17 gennaio 2019)

"(...)Emmanuel Finkiel traduce il libro sullo schermo in un raffinato tessuto di immagini e suoni, dando corpo alle emozioni senza tradire la qualità letteraria del testo. In una sorta di sospensione spazio-temporale, Marguerite si lacera e si estrania, prova «paura di morire» e «vergogna di vivere», non sa più chi è l' uomo che aspetta e se lo ama. Nella fantastica interpretazione di Melanie Thierry, la Duras assume dimensione di vero e palpitante personaggio; e nei panni dell' ambiguo nazista Rabier, Benoit Magimel è al solito perfetto." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 17 gennaio 2019)

"«Mi vergogno di vivere ma penso che se non muoio potrò rivederti». Pensieri e parole di Marguerite Duras che invadono il filmispirato al suo romanzo autobiografico, un diario perso e ritrovato, una storia nella Storia del '44, in una Parigi occupata dai nazisti dove la scrittrice aspetta il ritorno del marito arrestato dei tedeschi. (...)Tic tac, batte il tempo nel film privato e ospitale, magnificamente interiore, intensamente recitato con occhi e mente dalla Thierry-Duras." (Claudio Trionfera, 'Il Messaggero', 17 gennaio 2019)

"(...)Un film magnifico, che è stato candidato dalla Francia agli Oscar. (...)Marguerite (una bravissima Mélanie Thierry)." (Eugenio Arcidiacono, 'Famiglia Cristiana', 17 gennaio 2019)

"(...) Angosciosamente bello, Parigi l'ha scelto per l'Oscar. Straniero ovviamente". (SteG, 'il Giornale', 17 gennaio 2019)
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