LA DONNA DEL TRAGHETTO

ITALIA - 1986
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: UNO SPUNTO DI ALESSANDRO HABER
  • Produzione: DAEDALUS COOP.
  • Distribuzione: GENERAL VIDEO

NOTE

- OPERATORE: MAURIZIO CALVESI.

CRITICA

"Una rarità spesso più apprezzata all'estero che dai nostri esercenti. (...) L'opera prima di Fago, quarantacinquenne regista e autore teatrale, nonché scenografo di primo piano del nostro cinema, attraversa la crisi dell'identità maschile contemporanea regalandole un fascino arcaico, evocando attorno alla figura del burattinaio Giolì (un bravissimo Alessandro Haber) i temi della paternità e della creatività e recuperando la dolorosa scomparsa della civiltà padana in una luce sospesa tra 'Giganti della montagna' e culto dei morti, infantilismo e innocenza artistica.(...) Nato da un'idea di Haber, sceneggiato da Fago e Lia Morandini, costato appena 350 milioni. Se, a tratti, non sfugge a un eccesso di scrittura, tipico di molto cinema d'autore italiano, riesce però a creare un carattere cinematografico convincente intorno al quale il racconto si struttura, in una progressione non priva di una certa suspense psicologica." (Gabriele Porro 'Il Giorno', 11 marzo 1987)

"Dopo avere bene figurato alla Mostra veneziana nella sezione De Sica e agli 'Incontri' sorrentini, 'La donna del traghetto' raggiunge il sospirato traguardo della programmazione. Non è una vittoria da poco per l'esordiente regista Amedeo Fago, poiché, malgrado i ricorrenti piagnistei sulla mancanza di nuovi autori nel cinema italiano, rari e quasi inesistenti sono gli spazi concessi a chi pur con le dovute credenziali, s'affaccia alla distribuzione da neofita, chiedendo per la sua opera la verifica più ovvia, quella del pubblico delle sale.(…) Un film a momenti incerto nei raccordi e nella partizione degli episodi, ma dotato di notevole forza emotiva." (Alfio Cantelli, 'Il Giornale',12 marzo 1987)

"Di tutto ciò si sono dimostrati ben provvisti Amedeo Fago, Lia Morandini, Stefano Rulli, Alessandro Haber, tutti più o meno intensamente risucchiati nell'ideazione, nella conseguente realizzazione del film La donna del traghetto. (...) Ma veniamo al film in sé e per sé. A dirla in modo schematico, è un favola sospesa tra arcaiche suggestioni agresti, miti e credenze del mondo contadino, forzature immaginarie che sfociano presto in piccole, allusive illuminazioni poetiche-morali.(...) C'è una selva fitta di sentimenti, di ricordi, di rimpianti nella 'Donna del traghetto' che, esplorata di volta in volta per il tramite di personaggi di plurimo senso e stratificata identità quali, appunto, Giolì, Viola, Libero, ecc., restituisce al vivo un'acuta impressione di freschezza narrativa, di fervore morale che prima affascina, poi incanta irresistibilmente, proprio come nelle migliori favole, merito indubbio della sicura mano registica di Amedeo Fago." (Sauro Borelli, 'L'Unità', 13 marzo 1987)
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