La donna del fiume

ITALIA, FRANCIA - 1955
Nives, bella e fiera ragazza, lavora con altre donne alla marinatura delle anguille nelle valli di Comacchio, mantenendosi onesta. Durante una festa da ballo si scatena un po' di confusione per l'intemperanza di alcuni giovinastri: ne approfitta Gino, sorvegliante delle donne, contrabbandiere e uno dei più assidui corteggiatori di Nives, che sottrae la fanciulla impaurita al disordine della festa e riesce a vincere la sua resistenza. Nives diventa la sua amante, ma Gino non vuole legami stabili e l'abbandona dopo un paio di giorni, anche perché, essendo ricercato dalla polizia, è costretto a fuggire. Più tardi Nives va in cerca di Gino per avvertirlo che la guardie di finanza lo sta cercando e dirgli che aspetta un bambino. Gino, egoista e cinico, la offende e la respinge: Nives per vendicarsi lo denuncia e lui viene arrestato, processato e condannato per contrabbando. Passano due anni: Nives ha dato alla luce un bambino e lavora per poterlo crescere sano ed onesto. Ha lasciato Comacchio e taglia canne sul delta padano. Enzo Cinti, una guardia di palude, suo innamorato respinto, arriva per avvertirla che Gino è evaso dalla prigione e metterla in guardia. Egli tenta ancora una volta di baciare Nives, ma lei lo respinge energicamente. Enzo si è fatto accompagnare da Ivana, una ragazza incaricata di sorvegliare i bimbi delle donne che lavorano, tra i quali c'è Tonino, il figlio di Nives. Il bimbo, lasciato solo, s'allontana, cade in acqua e affoga. Durante la veglia funebre della desolata madre sopraggiunge Gino con propositi di vendetta; ma nel corso della notte ha una crisi. Dopo essersi costituito, ottiene dai carabinieri il permesso di accompagnare al cimitero la salma del bambino; sulla soglia del cimitero promette a Nives che, scontata la pena, la sposerà.

CAST

NOTE

- DIALOGHI DI GIORGIO BASSANI E PIER PAOLO PASOLINI.

CRITICA

"Notazioni marginali: prima, la Loren è una buona attrice, la quale rischia di non poterlo essere proprio per colpa della sua stessa vistosità di donna; secondo, la gente presa sul posto è immensamente superiore agli attori professionisti." (Vittorio Bonicelli. "Il Tempo", 10 novembre 1955)
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