La cuoca del presidente

Les saveurs du Palais

FRANCIA - 2012
2/5
La cuoca del presidente
Hortense Laborie, rinomata cuoca che vive nel Périgord, riceve a sorpresa l'incarico di responsabile della cucina del Presidente all'Eliseo. Giunta a Palazzo, Hortense si attirerà le gelosie degli altri chef, ma riuscirà a imporsi grazie alla sua indole forte, al suo temperamento e alla genuinità della sua cucina, che in poco tempo conquista il Presidente. Nonostante il successo dei suoi piatti, però, Hortense dovrà superare molti ostacoli...
  • Altri titoli:
    Haute Cuisine
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: (1:2.35)
  • Tratto da: liberamente ispirato alla vita di Danièle Mazet-Delpeuch
  • Produzione: ARMADA FILMS, VENDÔME PRODUCTION IN COPRODUZIONE CON FRANCE 2 CINÉMA, WILD BUNCH
  • Distribuzione: LUCKY RED (2013)
  • Data uscita 7 Marzo 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Gli appassionati che dividono i film secondo gli argomenti trattati  possono andare subito sotto il comparto "cinema e cibo": un ricco contenitore da La grande abbuffata Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante in poi.  Poi ci sono le sottosezioni, perché qui si parla di una donna (cucina al femminile) e una istituzione importante come la Presidenza della Repubblica francese. E, se non basta, si può evidenziare anche il rapporto realtà/finzione. All'origine c'è infatti  Danielle  Mazet  Delpeuch, una signora dolce ed elegante, tornata oggi a vivere nel Perigord.
Nel 1997 Danielle ha scritto e pubblicato il libro “Mes carnets de cuisine, du Perigord à l'Elysée”. Nel film Danielle si chiama Hortense Laborit. Cuoca rinomata, la sua fama si è estesa dal Perigord, dove è nata, al resto della Francia. Tuttavia è con grande sorpresa che riceve un invito da parte dell'Eliseo e apprende che il Presidente della Repubblica la vuole nominare responsabile della sua cucina personale .Hortense accetta, si mette al lavoro ma, dopo un primo periodo di adattamento cominciano i contrasti: sulla scelta dei menù, sulla divisone dei compiti tra le varie cucine del Palazzo  Hortense si congeda dopo una permanenza di due anni. La sua storia viene raccontata in flashback, quando la donna si è trasferita in una base scientifica francese nell'Antartide.
Gli sceneggiatori confermano che il copione è “un miscuglio di cose realmente accadute e di elementi inventati di sana pianta. Era importante far emergere l'effetto  “elefante nella cristalleria” provocato dall'arrivo di Hortense all'Eliseo”.  Da queste premesse il racconto  scorre con scioltezza tra umorismo, note di costume, quadretti pungenti e bonari sulla vita all'interno del Palazzo: entusiasmi, delusioni, rivalità, tutto intorno al cibo, specchio di una cultura ricca e nobile. Regia di invidiabile piacevolezza narrativa ma che non prova mai ad andare oltre, ossia a fare di ciò che racconta l'occasione per qualche riflessione più ampia.

CRITICA

"Sceneggiatore e regista (Etienne Comar di 'Uomini di Dio', e Christian Vincent) riuniscono suggestioni diverse, tutte forti. Il protagonismo femminile: la vera Danièle Delpeuch e l'attrice che la interpreta Catherine Frot. La poetica della gastronomia nel solco di precedenti come 'Il pranzo di Babette' e 'Big Night'. E la corrente molto frequentata ('Il discorso del Re', 'A Royal Weekend') del Potere e della Storia osservati dal buco della serratura. Ma risulta marginale la storia vera della cuoca del Périgord, sudovest della Francia, che tramite il ministro della cultura Lang fu chiamata per due anni all'Eliseo a curare la cucina personale di Mitterrand (affidato al grande intellettuale Jean d'Ormesson, troppo caricaturale). Conta il profilo di chi a partire dall'attaccamento alla qualità e all'identità ha dato prova di eccezionale modernità e spirito di avventura accettando (e mollando: tutto si concentra sul conflitto tra il suo spirito libero e la corporazione degli addetti stabili alle cucine del palazzo presidenziale) il prestigioso incarico, e poi andandosene a cucinare in una base scientifica antartica." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 7 marzo 2013)

"Ispirato dalla biografia della vera cuoca di Mitterand, il regista Christian Vincent racconta il cuore di una donna che si trova a servire i pasti all'Eliseo e non si fa comandare da nessuno. Gioca da padrona, s'allea col capo che ritrova a tavola il gusto del passato. Tutto prevedibile e molto francese, ma lei, Catherine Frot, vale il film." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 7 marzo 2013)

"Fra cucina e cinema c'è sempre stata buona armonia. Lo dimostra la fortuna di una lunga lista di titoli, cui buon ultimo si aggiunge 'La cuoca del presidente' di Christian Vincent, ispirato alla reale vicenda di Danièle Delpeuch, per un biennio chef personale di François Mitterand. Il film comincia nella gelida cornice di un'isola ai confini dell'Antartide, dove Hortense ha scelto di isolarsi a lavorare dopo l'esperienza all'Eliseo; e in una serie di fluidi flashback riepiloga con delicatezza le tappe di un rapporto, quello fra il presidente e la cuoca del Perigord, basato su un comune gusto del cibo inteso come raffinata forma di cultura; come civile argine ai poco nobili intrighi della vita e della politica. Commedia aggraziata, di cui l'interpretazione di Catherine Frot è la vera forza." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 marzo 2013)

"Delude (...) 'La cuoca del presidente' di Christian Vincent che conferma la passione del cinema francese per il genere culinario, ma non riesce a infondere nella vicenda la forza necessaria per incantare il pubblico." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 7 marzo 2013)

"Tratto da un storia vera, il film, troppo esile, non ti cattura mai, al contrario della sfilata di piatti di cucina francese che vi spingerà subito al ristorante." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 7 marzo 2013)
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