La corrispondenza

ITALIA - 2016
2,5/5
La corrispondenza
Amy è una giovane studentessa universitaria che impiega il tempo libero facendo la controfigura per la televisione e il cinema. La sua specialità sono le scene d'azione, le acrobazie cariche di suspense, le situazioni di pericolo che nelle storie di finzione si concludono fatalmente con la morte del suo doppio. Le piace riaprire gli occhi dopo ogni morte. La rende invincibile, o forse l'aiuta a esorcizzare un antico senso di colpa. Ma un giorno il professore di astrofisica di cui è profondamente innamorata sembra svanire nel nulla. È fuggito? Per quale ragione? E perché lui continua a inviarle messaggi in ogni istante della giornata? Queste domande conducono la ragazza lungo la strada di un'indagine molto personale...
  • Altri titoli:
    The Correspondence
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT PLUS/ARRI ALEXA XT STUDIO, ARRIRAW (2.8K)/(2K), D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: ISABELLA COCUZZA E ARTURO PAGLIA PER PACO CINEMATOGRAFICA CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 14 Gennaio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Peccato. Le ambizioni erano grandi, non altrettanto l’esito: dopo il successo de La migliore offerta, Giuseppe Tornatore ne inquadra un’altra, la profferta di sé nel rapporto amoroso. Lo fa con un professore di astrofisica, Ed (Jeremy Irons), che non vuole lasciar andare via la sua amata e amante Amy (Olga Kurylenko). Sia affetto o volontà di controllo, desiderio o imperio, ne nasce una, anzi, La corrispondenza di amorosi sensi e altrettanti supporti – e succedanei - tecnologici, dai videomessaggi agli sms e ai dvd a mezzo corriere espresso.

Peppuccio dirige e scrive da solo, con un occhio alle stelle e l’altro al cambiamento, da attivo a passivo, del voyeurismo maschile: se in Malena si lumava e bramava la donna, oggi si offre se stessi allo sguardo femminile, vedi alla voce selfie. Poveracci noi.

Potremmo considerare La corrispondenza una sorta di prequel, soprattutto tecnologico, di Her di Spike Jonze, ma in realtà il paragone più calzante, e insieme mortificante, è con To the Wonder di Terrence Malick: la Kurylenko per tramite, medesima è l’irresolutezza, la farraginosità, in fondo, l’impossibilità di mostrare, e dire, l’amore.

Servirebbero, a Tornatore, altre mani in scrittura. E dei produttori dialettici.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO D'INTERESSE CULTURALE DAL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE CINEMA. RELIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON UNICREDIT LEASING-"SOCIETÀ DEL GRUPPO UNICREDIT" E FOCCHI SPA AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT; E CON IL SOSTEGNO DI: BLS-BUSINESS LOCATION SÜDTIROL ALTO ADIGE, TRENTINO FILM COMMISSION, FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE, REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- DAVID GIOVANI 2016. ERA CANDIDATO AI DAVID DI DONATELO 2016 PER: MIGLIORE MUSICISTA, SCENOGRAFO, COSTUMISTA, TRUCCATORE (ENRICO IACOPONI) E ACCONCIATORE (ELENA GREGORINI).

- GLOBO D'ORO 2016 PER LA MIGLIOR FOTOGRAFIA. ERA CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR FILM E MUSICA.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2016 PER: MIGLIOR FOTOGRAFIA (FABIO ZAMARION È STATO CANDIDATO ANCHE PER "LA MACCHINAZIONE" DI DAVID GRIECO E "ASSOLO" DI LAURA MORANTE) E SCENOGRAFIA.

CRITICA

"Tornatore (...) riflette sui rapporti sempre più pervasivi fra la tecnologia e la nostra sfera più intima. Siamo dalle parti di 'Lei/Her', o di 'Ex Machina', per citare altri due film recenti centrati su 'fantasmi' (avatar) senza corpo, anche se lontanissimi nello stile da 'La corrispondenza'. Tornatore infatti resta ben piantato dentro il realismo. Non ci porta in un vicino futuro, non ipotizza tecnologie ancora più perfezionate, ma esplora il modo con cui i mezzi di comunicazione attuali ci consentono (ci illudono) di prolungare le nostre esperienze, spesso sostituendosi alla vita stessa. Accentuando per giunta una dimensione di controllo forse più vicina al potere che all'amore. Il problema è che questo impianto 'teorico', per quanto affascinante, non si incarna in personaggi e sentimenti abbastanza complessi da sostenere il racconto. (...) tutto resta troppo astratto perché questo mystery sentimentale prenda davvero vita (né l'edizione italiana migliora dialoghi già improbabili). Così, tolte le scene più suggestive, in cui l'intuizione di partenza genera momenti di vera emozione (...), il resto scorre senza grandi sorprese addosso a un'attrice in crescita ma ancora troppo esile per reggere praticamente il peso di tutto un film." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 gennaio 2016)

"È una sfida difficilissima quella di «La corrispondenza» a causa del meccanismo prolungato e insistito dello script, delle recitazioni diseguali tra il sinuoso e avvolgente Irons e la più rigida neo diva ucraina, del portato metaforico fortissimo e quindi esposto ai pericoli del dialogo impostato e della ridondanza metaforica. Non sfuggirà, peraltro, al pubblico come il film usi la tecnologia come stratagemma romantico e quindi, caso rarissimo nel panorama mondiale(fatto salvo un capolavoro come «Lei»), non si limiti a denigrare o demonizzare la modernità col tic automatico autoriale. Insomma la qualità della regia conserva sino all'acme del finale quello slancio e quella sensibilità che distinguono Tornatore dai comuni gestori di storie per lo schermo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 14 gennaio 2016)

"Giuseppe Tornatore è sempre una sorpresa. La sua appartenenza al cinema si esprime ogni volta all'insegna della scommessa audace e senza mezze misure (kamikaze pure lui ): vero comunque, che il risultato finale sia o non sia all'altezza dell'ambizione e delle aspettative. Il labirinto, il rompicapo di questo film conferma tutto. Peccato non ascoltare le vere voci dei due interpreti." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 14 gennaio 2016)

"Per quasi tutto il film, Irons recita sullo schermo di un computer, confermando la forza inossidabile dell'attrazione che, dai tempi di «Mission», ha saputo esercitare su platee femminili di ogni luogo e ogni età. Solo grazie a lui, in virtù di quel suo consapevole sex appeal, si può accettare l'arroganza di un amante assente che impone con tenacia la propria presenza. Solo con lui si può riuscire a immergersi nel mistero del film, arrivando perfino a convincersi che l'amore senza fine possa esistere. (...) se si è attratti dalla fiaba tecnologica di Tornatore, non si può fare a meno di ammettere che una parte del merito è nel fascino sempre verde del protagonista." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 14 gennaio 2016)

"(...) un melodramma con gocce di mistero - genere ultimamente frequentato dal regista siciliano, ricordando 'La sconosciuta' e 'La migliore offerta'- e molti, eccessivi espedienti narrativi, che intorbidano il racconto di un amore proiettato oltre i confini della vita e del tempo. (...) E' questo eccesso di materia sentimentale e questa ripetitività dei tentativi di Ed di tenere avvinghiata a lui Amy fino al limite massimo del possibile e del verosimile, che appesantiscono il film di Tornatore, prosciugando gli aspetti propri di un romanticismo che vorrebbe uguagliare e ammodernare altri mitici e tragici amori della letteratura." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 14 gennaio 2016)

"La sorpresa, anzi la sorpresissima, arriva prima di mezz'ora. Ma non si può rivelare. Quel che si può invece anticipare è che il film è uno sbadiglio continuo. (...) Mai sentite tante melensaggini, manco in 'C'è posta per te' della De Filippi. Insomma la «peggiore offerta» di Tornatore." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 14 gennaio 2016)

"(...) un'altra storia d'amore tormentata e piena di misteri, come in 'La migliore offerta'... (...) Il film è bello, come era bello 'La migliore offerta': raccontando storie internazionali, girate in inglese e ambientate in giro per l'Europa, Tornatore sta facendo i suoi film forse più personali. Irons trasuda carisma e la Kurylenko è fin troppo bella per essere vera. 'La corrispondenza' è la vera love-story di questo inizio di millennio." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 12 gennaio 2016)
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