La cordigliera dei sogni

La Cordillera de los sueños

FRANCIA, CILE - 2019
3,5/5
La cordigliera dei sogni
L'esplorazione del territorio va di pari passo con l'esplorazione della storia, per svelare l'anima più profonda del Cile. Proprio come ci ha abituati Guzmán. Nel documentario, le alte cime della Cordigliera si caricano di una moltitudine di significati simbolici, spesso contraddittori, stratificati come la roccia. La poesia visiva del paesaggio si sovrappone alle testimonianze dei cittadini cileni, che rivivono i loro ricordi della dittatura di Pinochet. Una nostalgia, un senso di frustrazione schiacciante che non affligge solo il popolo cileno ma anche la sua Cordigliera, le voci umane si fondono con quella silente della roccia, in un commovente grido di avvertimento alle nuove generazioni, affinché non si rassegnino mai.
  • Altri titoli:
    The Cordillera of Dreams
    La Cordillère des songes
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Produzione: RENATE SACHSE PER ATACAMA PRODUCTIONS; COPRODUZIONE ARTE FRANCE CINÉMA, SAMPEK PRODUCTIONS
  • Distribuzione: I WONDER PICTURES, UNIPOL BIOGRAFILM COLLECTION, FIL ROUGE MEDIA (2021)
  • Data uscita 10 Giugno 2021

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani

Nostalgia della luce: i corpi celesti che sovrastano i resti dei cadaveri nascosti. La memoria dell’acqua: il mare che riscatta, sineddoche della natura. E ora la terra ovvero le Ande de La cordigliera dei sogni, con cui il cileno Patricio Guzmán conclude la trilogia cosmologica sulla memoria del suo popolo devastato dalla dittatura di Pinochet.

“L’evidente necessità del ricordo” – come si diceva in Hiroshima mon amour – è il cuore di una struggente opera-mondo, stratificata e didattica nel senso più alto, che riflette su spazio e tempo: l’infinitamente piccolo dell’uomo si oppone all’infinitamente grande della natura. Nessuno come il quasi ottantenne maestro Guzmán – che ha abbandonato la madrepatria dopo il golpe del 1973, senza mai tornare a viverci – sa raccontare in modo così universale il dolore senza fine di una terra ferita a morte.

Guzmán continua la sua potente riflessione incardinata sulla responsabilità civile e morale di chi è sopravvissuto e sente il dovere di restituire ciò che è stato a chi è arrivato dopo, dando voce ai morti attraverso il racconto dei superstiti.

Come Pablo Salas, filmaker militante che non ha mai smesso di girare, tra i testimoni più memorabili di questo terzo capitolo che si concentra sui segreti della cordigliera.

“È un grande mistero – sentiamo da uno degli intervistati – perché non dimostra mai la sua essenza”: a causa della sua struttura che tutto chiude, sembra preservare la vergogna dei cadaveri occultati, proteggendo i colpevoli dagli occhi del mondo fuori. E se le rocce potessero parlare – riflette il regista fissando le pietre d’inciampo che ricordano i desaparecidos – parlerebbero del sangue che ha inondato un’intera nazione.

Forse meno lacerante rispetto ai precedenti titoli (specie il primo, capolavoro del cinema del reale e della memoria), ma è sempre difficile non restare dentro questa storia che stavolta, nel finale, lascia uno spiraglio: e si torna al cielo, ai meteoriti che annunciano desideri. Un’utopia: quella che il Cile recuperi l’innocenza e l’allegria.

NOTE

- PROIEZIONE SPECIALE AL 72. FESTIVAL DI CANNES (2019).
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