La contessa bianca

The White Countess

GRAN BRETAGNA - 2005
La contessa bianca
Todd Jackson è un ex diplomatico americano disilluso dalla politica. Durante i violenti tumulti degli anni '30 in Cina ha perso la vista e la famiglia: prima la moglie e il figlio piccolo, morti in un incendio scoppiato durante le sommosse politiche contro l'occidente, e poi la figlia Christina, uccisa nello stesso attentato che ha lasciato l'uomo privo della vista. Todd vorrebbe rifarsi una vita e grazie ad una fortunata vincita alle corse dei cavalli decide di realizzare un suo vecchio sogno: aprire il "White Countess", un locale che esprima esattamente il gusto decadente della Shanghai di quel periodo. Sofia è una contessa russa bianca, fuggita ancora bambina allo sterminio degli aristocratici perpetrato dai rivoluzionari bolscevichi. Rimasta vedova, Sofia vive insieme alla figlia di dieci anni, Katya, presso i nobili parenti di suo marito. Grazie al suo lavoro di ballerina accompagnatrice a pagamento nelle sale da ballo, Sofia è l'unica fonte di sostentamento della famiglia, ma ciò non le evita di essere spesso umiliata dai congiunti. Una sera Todd e Sofia si incontrano nella sala da ballo dove lei lavora. Lui rimane folgorato dalla sua sensualità mista ad un alone di tragedia e le offre di lavorare nel suo locale. Col passare del tempo, tra loro si instaura un legame molto forte e Todd, grazie all'affetto per Sofia e Katya, ritrova i sentimenti e gli ideali che credeva ormai sopiti. Insieme, dopo l'invasione della Cina da parte dei Giapponesi, si apprestano ad affrontare il tragico avvento della II Guerra Mondiale.
  • Durata: 135'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: MERCHANT IVORY PRODUCTIONS, SHANGHAI FILM GROUP, VIP MEDIENFONDS 3, CENTURY HERO
  • Distribuzione: MEDUSA (2006)
  • Data uscita 10 Febbraio 2006

RECENSIONE

di Diego Giuliani
Un amore muto. Lontano dai cliché e privo di retorica, ma vibrante e ricco di impercettibili sfumature. Le stesse che accompagnano tutto il film, nel suo raffinato tratteggio di personaggi e ambientazioni. Firma e stile sono del miglior James Ivory, qui alle prese con la Shanghai del '36. Il Kuomintang di Chang-Khai Shek controlla gran parte del paese, ma la guerra civile imperversa e il nord è già in mano ai giapponesi. Quella che vediamo è tuttavia una città cosmopolita, sfavillante, distante anni luce da tutto ciò. Un turbinoso crocevia di politici, faccendieri, rifugiati di ogni nazionalità e provenienza. La macchina da presa spazia senza compiacimento da interni spogli a esterni minuziosamente ricostruiti, da salotti aristocratici a bordelli fumosi. E' qui che Thomas e Sofia si incontrano per la prima volta. Lei è la Contessa bianca del titolo: una nobile russa decaduta, costretta a prostituirsi per mantenere la famiglia. Lui un ex diplomatico americano, che ha perso vista e affetti in un incidente. Il loro appare fin da subito un incontro di sensibilità e solitudini: ciascuno a suo modo, sono entrambi insofferenti al ruolo a cui la vita li ha condannati. Lui, Ralph Fiennes, perde il suo sguardo cieco nel nulla, alla ricerca di un sogno che sa di avere soltanto dentro di sé. Anche per lei, un'impeccabile Natasha Richardson, parlano soprattutto gli occhi. Spenti, sull'orlo del pianto, improvvisamente scaldati da un'inattesa speranza: le bastano quelli per delineare la sua parabola. La loro, anzi. Quella di un magnetico gioco di attrazione e repulsione, graduale avvicinamento e improvvisa ritirata. E' questa la vera trama del film: la progressiva rivelazione (e liberazione) di due esseri umani prigionieri di se stessi e delle circostanze. Il tutto, lungo una esilissima traccia di indizi, che non lascia spazio a sbavature. I giapponesi sono intanto alle porte. Il "Sabato di sangue" di Shanghai si sta consumando. E seppure sul finale sembra affacciarsi qualche concessione melodrammatica, basti pensare che la prima carezza arriva dopo già più di due ore.

NOTE

- COREOGRAFIE: KAROLE ARMITAGE.

CRITICA

"James Ivory l'esteta, il perfezionista, come il protagonista del film, uomo ossessionato dall'idea di costruire il suo night club ideale, elegante, sofisticato, una sorta di rifugio nel quale ritrovare un equilibrio perduto. Anche stavolta per 'La Contessa bianca', il maestro americano costruisce un'impalcatura scenografica di enorme impatto visivo, dal raffinatissimo gusto teatrale, dentro la quale fa muovere i suoi personaggi immersi nella Shanghai del 1936, nel periodo che precede appena l'invasione giapponese della Cina. Stessa mania estetica accomuna Ivory allo sceneggiatore, scrittore giapponese Kazuo Ishiguro che il regista incontra nuovamente dopo 'Quel che resta del giorno' e al cui romanzo, 'Quando eravamo orfani', si ispira per il suo film. (?) Dall'Occidente all'Oriente, il maestro Ivory mantiene fede a quel piacere dell'occhio che qui, più che in altre opere, prende il sopravvento su una sceneggiatura a tratti blanda. Come il lento incedere del Ralph Fiennes non vedente in una delle sue interpretazioni più intense." (Leonardo Jattarelli, 'Il Messaggero', 10 febbraio 2006)

"Personaggi in fuga dal mondo e delusi riuniti in un melò frenato, molto old style alla Greene, diretto da un Ivory, padrone degli strumenti narrativi e baciato da una particolare malinconia nei confronti della Storia. Ralph Fiennes è bravo e si destreggia tra le ansie, gli amori e i diktat della famiglia Redgrave (Vanessa, Natasha Richardson). Ultimo film prodotto dal grande Ismail Merchant, piacerà a chi ha il gusto del grande romanzo e delle contraddittorie passioni." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 10 febbraio 2006)
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