La comune

Kollektivet

DANIMARCA - 2015
3,5/5
La comune
La vita di una comune nella Danimarca degli anni Settanta. Erik, un docente di architettura, eredita la vecchia casa di suo padre a Hellerup, a nord di Copenhagen. La dimora è molto grande, così sua moglie Anna, nota giornalista televisiva, suggerisce di invitare gli amici ad andare a vivere con loro. In questo modo la donna spera di sfuggire alla noia che ha cominciato a fare breccia nel loro matrimonio. In poco tempo, tutto il gruppo si stabilisce e inizia a convivere prendendo insieme le decisioni, affrontando discussioni e dibattiti e divertendosi con lunghe nuotate nel vicino stretto di Øresund. Non mancano però i contrasti, dovuti alle grandi o piccole idiosincrasie di ognuno di loro e il fragile equilibrio rischia di venir meno quando Erik si innamora della studentessa Emma, che si trasferisce nella casa. Spettatrice degli eventi è la 14enne Freja, figlia di Erik e Anna, che osservando la "comune" con distacco cerca di trovare la sua strada.
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA PLUS/ARRI ALEXA STUDIO/ARRI ALEXA M, 2K, DCP (1:2.39)
  • Tratto da: pièce "Kollektivet" di Thomas Vinterberg e Mogens Rukov
  • Produzione: ZENTROPA ENTERTAINMENTS 19 APS, TOOLBOX FILM, DANMARKS RADIO (DR), DET DANSKE FILMINSTITUT, TOPKAPI FILMS
  • Distribuzione: BIM (2016)
  • Data uscita 31 Marzo 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Anni ’70. Erik, docente di architettura, eredita la vecchia casa di suo padre a Hellerup, a nord di Copenaghen. Un’abitazione molto grande, troppo per lui, la moglie Anna e la figlia adolescente. Così Anna, nota giornalista televisiva, propone al marito di invitare gli amici ad andare a vivere con loro. E nel giro di qualche giorno la casa si popola di persone: vecchie e nuove conoscenze che inizieranno a convivere, prendendo insieme le decisioni, discutendo “democraticamente” su ogni questione. Ma anche i contrasti sono all’ordine del giorno e quando Erik decide di portare lì la sua nuova amante, la studentessa Emma, tutte le certezze progressiste di Anna iniziano a vacillare.

Sono passati molti anni da Festen (diciotto per l’esattezza), ma il gusto di Thomas Vinterberg nell’andare a rintracciare le dinamiche (non sempre felici) all’interno di un gruppo non si è ancora affievolito. Stavolta, con La comune, torna agli anni della propria infanzia, all’esperienza realmente vissuta in prima persona, per ricostruire quell’utopia attraverso la quale, all’epoca, si tentava di “condividere il materiale e l’immateriale”, come spiegato in maniera impeccabile dallo stesso regista durante lo scorso Festival di Berlino, kermesse dove il film ha ottenuto l’Orso d’Argento per l’interpretazione di Trine Dyrholm, ottima Anna sullo schermo. E ago della bilancia di un racconto che senza alcun tipo di fardello ideologico e/o nostalgico, prova ad offrire uno sguardo privilegiato su una tipologia di quotidianità che, proprio in Danimarca (e l’esempio della “città libera” di Christiania fondata a Copenaghen nel ’71 ne è il manifesto più lampante), ha avuto terreno fertile. Sia chiaro, il cinismo e l’orrore di Festen sono lontani anni luce, ma resta intatto il talento con cui Vinterberg riesce ancora una volta a farci entrare nel meccanismo di “riunioni” (più o meno) familiari, di lasciarci intravedere i possibili sviluppi di una relazione extraconiugale e di saper creare una tensione emotiva mai banale. Lasciando alla 14enne Freja, la figlia di Erik e Anna, la possibilità di osservare il corso degli eventi e, al tempo stesso, di muovere i primi passi verso un’emancipazione che, crediamo nel giro di poco, sarà definitiva.

Non siamo dalle parti del capolavoro come avvenne tre anni fa con Il sospetto, ma forse è anche ingiusto ogni volta chiederne uno a Vinterberg. Regista che, lo ricordiamo, solamente nel 2015 ha diretto e completato sia questo film che Via dalla pazza folla (altra opera “in costume” con Carey Mulligan e Matthias Schoenaerts). E che già è in preproduzione con Kursk, dramma tratto dal romanzo di Robert Moore (A Time to Die), ispirato alla reale tragedia dell’affondamento del sommergibile in cui persero la vita oltre cento uomini della marina russa. Un altro agghiacciante ritratto di un gruppo, stavolta prossimo alla morte…

NOTE

- ORSO D'ARGENTO PER LA MIGLIOR ATTRICE A TRINE DYRHOLM AL 66. FESTIVAL DI BERLINO (2016).

CRITICA

"Vinterberg è abile a caratterizzare ogni personaggio e il suo messaggio sull'importanza dei sentimenti è condivisibile, ma il film è un po' troppo semplicistico per essere davvero indimenticabile." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 18 febbraio 2016)

"Vinterberg, non ancora cinquantenne, ha già girato, in America, film dimenticabili, ma in Danimarca, abbandonando subito le fastidiose cineregole Dogma da lui e dall'amico von Trier inventate in tempi di rivolta, ha fatto due film molto belli, 'Festen' (...) e 'Il sospetto' (...). 'La comune' è meno importante ma è un piacevole ricordo di tempi di democrazia pratica e alla fine poco democratica, è la convincente storia di come ci si salva dall'amore, un originale omaggio alla forza delle donne e alla loro possibile sorellanza, cui gli uomini scantonando con i singhiozzi lasciano la responsabilità delle decisioni difficili." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 30 marzo 2016)

"La materia era interessante; peccato che il film la diluisca, da un certo punto in poi, in una storia di triangolo amoroso (...) dove gli altri membri della comune giocano un ruolo marginale. Fino ad allora interessante, comunque, e ben interpretato dalla convincente Trine Dyrholm (...)." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 31 marzo 2016)

"Da 'Festen' (il film che l'ha lanciato) in poi, l'intrigante cineasta danese Thomas Vinterberg non ha fatto altro che demistificare dall'interno le dinamiche borghesi: salvo che nel tempo il piglio è diventato meno provocatorio e lo stile meno aggressivo. (...) Vintenberg non è intenzionato ad attardarsi sul quadro d'epoca - che infatti rimane appena accennato - bensì a vivisezionare la coppia, vero centro del suo interesse. (...) il film vira verso il drammatico senza perdere la sua aria di commedia; e, probabilmente per questo motivo, resta più accattivante che convincente." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 31 marzo 2016)

"Intenso e degno successore di 'Festen' di cui si porta i magnifici attori protagonisti (...) il nuovo Vinterberg è tutto da gustare, e meditare." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 31 marzo 2016)

"Le utopie sfociano nella malinconia, nel ricordo di un passato che forse non è mai esistito. (...) 'La comune' è un bel film, ma è soprattutto un film che fa simpatia." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 31 marzo 2016)

"Dettaglio importante quello della tavola. È il luogo deputato in cui Vinterberg (ma non solo lui...) è abituato dai suoi inizi a far esplodere i più feroci drammi familiari durante pranzi o cene regolarmente di fronte a belle tavole imbandite. Qui, questa volta, non ci sono drammi feroci ma solo degli stati di continuo disagio che danno colori precisi ai personaggi e alle situazioni che spesso li travagliano a volte perfino con liti furiose, di solito però in cifre se non proprio silenziose certamente sommesse, sufficienti comunque a segnare i tempi, gli sviluppi degli eventi attorno e, soprattutto, in specialissimo modo, i rapporti fra i personaggi e le loro reazioni. Certo questo nuovo film di Vinterberg non ha né l'arsura dolorosa di 'Festen' né le tensioni affannate tuttavia delicatissime del 'Sospetto' (...), ma ha comunque valori psicologici notevoli e riesce a inserirsi senza fratture né contrasti nel cinema serio del suo autore sulle famiglie." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 2 aprile 2016)

"Comincia come una commedia sugli anni 70 con protagonisti simpatici e sinistrorsi. Poi 'La comune' di Vinterberg (figlio di quella Danimarca lì, come il sodale Lars von Trier, anche se di 13 anni più giovane) diventa un intelligentissimo dramma sulle fondamenta, ovvero rapporti di forza, che stanno alla base delle architetture dei nostri rapporti. (...) Grande dramma nella tradizione scandinava. (...) Thomsen e Dyrholm (...) super. Interessante anche la Neumann, compagna del regista tornato quasi ai livelli del capolavoro 'Festen'." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 2 aprile 2016)
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