La commedia del potere

L'ivresse du pouvoir

FRANCIA, ITALIA, USA - 2006
La commedia del potere
Il giudice inquirente Jeanne Charmant è chiamata ad investigare su un delicato e scandaloso caso di appropriazione indebita e malversazione di denaro pubblico da parte di un facoltoso industriale. Il procedere delle indagini e le scoperte fatte dalla donna la condurranno a prendere coscienza del proprio potere. Ma il suo eccessivo zelo nel lavoro metterà in discussione la sua vita privata e il suo matrimonio...
  • Altri titoli:
    Comedy of Power
    Geheime Staatsaffären
    La comédie du pouvoir
    The Comedy of Power
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: ALICELEO, FRANCE 2 CINEMA, AJOZ FILMS, INTEGRAL FILM, CANAL+, CINECINEMA, FILMFORDERUNGSANSTALT,
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 5 Ottobre 2006

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Il pubblico ministero Jeanne Charmant Killmann (l'ordinaria straordinaria Isabelle Huppert) è incaricata delle indagini su un complesso caso di concussione e appropriazione indebita che coinvolge un importante gruppo industriale e l'establishment politico-economico francese. Sola contro tutti, anche contro se stessa, il giudice dovrà confrontarsi con l'ebbrezza del potere (L'ivresse du puvoir, il titolo originale) e il conseguente delirio - meccanico, compassato - di onnipotenza. Claude Chabrol ritorna a fare Claude Chabrol, senza infamia né lode, inquadrando il consueto milieu alto-borghese e stigmatizzando le leggi che ne governano dinamiche e gerarchie più o meno recondite. Sguardo lucido e camera crudele, il regista francese indugia però nella didascalia (la scena dell'anello tra moglie e marito tra cui mette la macchina da presa…) e ambisce al paradigma, dimenticandosi del fuoricampo sociale. Rifugge il manicheismo, ma fotografa un grigio moralmente indifferenziato. E risolve il tutto in un pessimismo trito: così va il mondo. Rinviato a giudizio.

NOTE

- IN CONCORSO AL 56MO FESTIVAL DI BERLINO (2006).

CRITICA

"Solo Claude Chabrol è capace di prendere uno scandalo vero come quello delle tangenti Elf e farne una commedia, 'L'ivresse du pouvoir' , ('L'ebbrezza del potere'). Solo Chabrol e Isabelle Huppert potevano dar vita a un personaggio come il giudice inquirente Jeanne Charmant-Killman (il gioco di parole ovviamente non è un caso) senza farne una caricatura. Una donnina con la pelle trasparente e le mascelle da bulldog. Un magistrato detto il piranha che degusta il sushi e gli interrogatori con pari voluttà. E la sera trascura il marito per irrobustire il suo castello accusatorio navigando su Internet. Non sarà che il potere guasta tutto, i corruttori, i corrotti e anche il giudice che indaga, dotato almeno per un po' di poteri illimitati?" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 febbraio 2006)

"'Ma davvero ricorda Ilda Boccassini?'. In conferenza stampa il quesito più gettonato tra i colleghi italiani riguarda la protagonista de 'L'ivresse du pouvoir' e non l'attrice Isabelle Huppert che si prepara alle risposte: l'ennesima pellicola firmata Claude Chabrol non è apparsa, per la verità, memorabile, ma la tematica del magistrato che abroga la propria femminilità e la propria vita privata per perseguire con accanimento missionario la punizione dei perfidi imprenditori e/o finanzieri non poteva che suscitare curiosità extra-cinéfile. 'L'ivresse du pouvoir' accompagna le indagini dell'intemerata Jeanne con la riconosciuta abilità compositiva del maestro: man mano che l'inchiesta progredisce, essa prende coscienza dell'immenso potere che si ritrova a gestire e insieme delle assillanti pressioni che è costretta a subire da parte di forze ancora più abnormi. Il difetto sta nel ritmo un po' troppo ambizioso, monotono e pedante e, soprattutto, nella sostanziale ovvietà dell'assunto pessimistico: più o meno un 'così vanno e andranno le cose, tutto il mondo è paese'." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 febbraio 2006)

"Purtroppo Chabrol appare un po' sottotono nel raccontare i ricatti, le pressioni e peggio che subisce l'inflessibile Huppert. Il film non ci fa capire granché circa i termini dell'inchiesta, si smarrisce nei rivoli di storie secondarie che non vanno a buon fine e non riesce a creare l'auspicabile simpatia per una protagonista nevrotica e a tratti decisamente persecutoria nei riguardi degli inquisiti. Che alla sceneggiatura abbia dato una mano Berlusconi?" (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 17 febbraio 2006)

"Coincidenze di calendario e comuni attrazioni tematiche che ieri hanno fatto sfilare insieme una coppia di vecchie volpi del cinema come Sidney Lumet e Claude Chabrol. Nobili artigiani, nel senso più alto del termine, tanto da far passare in secondo piano il fatto che i loro nuovi film seguano il più classico spartito con Lumet che fa Lumet e Chabrol che fa Chabrol. Niente di più, niente di meno: una 'tautologia di qualità' che se da un lato non spezza equilibri verso inedite deviazioni cinematografiche, dall'altro dà la certezza di pellicole ben fatte. Soprattutto se a trapuntare i racconti in questione interviene quel filo di ironia che si incunea come un virus nella serietà dell'argomento. (...) Una straordinaria Isabelle Huppert, perfettamente scolpita nella parte di un Michelangelo cattivo." (Lorenzo Buccella, 'L'Unità', 17 febbraio 2006)

"Chabrol è il più grande esperto vivente di grovigli di vipere. Anche quando non riesce ad essere cinico e viscido come nelle migliori occasioni delle sue belle famiglie, lascia il segno e la Huppert con lui è la più brava attrice del mondo. (...) In originale era l'ubriacatura del potere, ma «commedia» apre allo stile magistrale del regista che rende un giallo ogni giorno della nostra vita. La soluzione non è data, ma non ci sono innocenti se non dalle mani sporche: il gioco psicologico pubblico e privato-sentimentale è come sempre una delizia di sadomasochismo francese." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 ottobre 2006)
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