La classe operaia va in Paradiso

ITALIA - 1971
La classe operaia va in Paradiso
Ludovico Massa, detto Lulù, operaio in una fabbrica metalmeccanica, è una sorta di campione del cottimo: nessuno dei compagni riesce a eguagliare il suo ritmo produttivo. Benvoluto dal padrone, che adegua al suo rendimento quello degli altri operai, non è troppo ben visto dai compagni di lavoro. D'altra parte, nemmeno Lulù è contento di se stesso: produce, consuma in quanto ha la macchina, il televisore, la casa piena di oggetti inutili, ma si ammazza di fatica, tanto da non aver più nemmeno la forza di avere rapporti con la donna con cui vive. Tuttavia, malgrado le visite sconfortanti che fa a un ex compagno finito dalla fabbrica in manicomio, Lulù continua a tenere i suoi ritmi massacranti di lavoro finché un giorno ci rimette un dito. Completamente cambiato, si schiera contro il meccanismo del cottimo, sostenendo - d'accordo con un gruppo di estremisti extraparlamentari e contrario ai sindacati - la necessità di uno sciopero a oltranza. Scoppiano tafferugli con la polizia e Lulù viene licenziato in tronco. Abbandonato dalla sua compagna, cui importava soltanto avere una pelliccia, e dagli stessi estremisti, che giudicano il suo come un caso personale e perciò estraneo alla lotta, Lulù, grazie all'intervento dei sindacati, viene riassunto. Ma ormai è anch'egli alle soglie della pazzia, e ai compagni, impegnati come sempre in una frenetica lotta coi tempi di lavorazione, favoleggia di un muro da abbattere oltre il quale c'è il paradiso della classe operaia.
  • Altri titoli:
    The Working Class Goes to Heaven
    Lulu the Tool
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA, EASTMANCOLOR, 35 MM.
  • Tratto da: basato sul testo di Ugo Pirro e Elio Petri
  • Produzione: UGO TUCCI PER LA EURO INTERNATIONAL FILM
  • Distribuzione: EURO INTERNATIONAL FILM - DOMOVIDEO, DE AGOSTINI
  • Vietato 14

NOTE

- FILM D'ESORDIO PER MIETTA ALBERTINI.

- TECNICO DEL SUONO: MARIO BRAMONTI.

- CONSULENTE SINDACALE: MARIO BARTOLINI.

- PALMA D'ORO AL FESTIVAL DI CANNES 1972.

- DAVID DI DONATELLO 1972 PER MIGLIOR FILM.

CRITICA

"Realizzato con un robusto linguaggio cinematografico, imperniato su un personaggio disegnato con molta esattezza psicologica e umana, il film ha un felice piglio documentario che gli conferisce verità ed efficacia. Gli nuocciono una certa sovrabbondanza di temi e alcune lungaggini." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 72, 1972)
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