LA CASA DELLE BRAVE DONNE

REBRO ADAMA

URSS - 1990
LA CASA DELLE BRAVE DONNE
Nina, reduce da due matrimoni falliti che le hanno dato una figlia ciascuno, lavora come guida in un museo e vive con le ragazze in un appartamento moscovita. Sua madre, colpita da paresi, giace immobile a letto, con afasia e metà del corpo paralizzata e per comunicare ha una campanella. La maggiore, Lida, frutto del matrimonio con Victor, lavora in un ufficio ed ha una relazione con un uomo sposato, Andrej. La seconda, Nastja, figlia dell'ebreo Sasha Goldberg, sta con un ragazzo, Micha, che lavora con lei in un magazzino. Un coordinatore di fabbrica, Yevghenij, corteggia con cortese e galante insistenza Nina, che finisce per invitarlo a casa, ma la campanella della nonna interrompe un ben avviato idillio. Lida dovrebbe partire con l'amante, ma questi all'ultimo momento si allontana con la sua collega; Nastja scopre di essere incinta, ma non vuole saperne di sposare Micha, pur annunciando di volere il bambino. Il giorno del compleanno della nonna tutta la famiglia è riunita, ex mariti e nuovo spasimante di Nina compresi. Nastja annuncia il suo stato, suscitando reazioni contrastanti in Victor e Sasha, mentre Micha, che, ubriaco, chiede invano di vedere la ragazza, è prima picchiato e poi confortato dal servizievole e generoso Yevghenij. Partiti gli uomini, le donne cercano di confortarsi a vicenda: Improvvisamente si rompe la campanella scossa dalla nonna ed il batacchio, cadendole con chirurgica precisione in fronte, le restituisce miracolosamente il movimento ed anche la voce, con la quale, davanti alle figlie esterrefatte, intona una celebre canzone di Massenet, che evoca il rimpianto di una dolce primavera perduta.
  • Durata: 78'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Produzione: MOS FILM
  • Distribuzione: MIKADO FILM (1992) - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO (PEPITE)

CRITICA

"Il pessimismo di fondo viene stemperato mediante un equilibrato dosaggio di commedia e dramma, di patetico e ironico grazie soprattutto a dialoghi ben orchestrati e alla bravura delle tre attrici, Inna Tchourikova, Svetlana Riabova e Macha Goloubkina che ci offrono tre complesse e variegate psicologie femminili. Ma se l'oggi è così confuso da non poter essere messo in scena e analizzato con raziocinio, pure la realtà esterna fa sentire inevitabilmente la sua imprescindibile presenza come sistema pietrificato e indifferente che - come la vecchia nonna chiusa nella sua stanza - agisce in modo subdolo sulle vite altrui. E le conseguenze di questo incombere si manifestano nella forma di malessere, di totale disincanto che è di Nina, ma anche dell'adolescente Nastia. Per cui le giovani generazioni, di fronte alla durezza del vivere, non conoscono la speranza di un futuro diverso e la consolazione di credere in un'utopia realizzabile." (Carla Maggioni, 'Letture')

"Le uscite di fine stagione non cessano di sorprendere. Dopo titoli come 'Viaggio all'inferno' o 'Vita da Bohème' ecco approdare, nelle poche sale rimaste aperte, un'altra opera decisamente più che dignitosa, 'La casa delle brave donne' (ma il titolo originale, 'La costola di Adamo', rispecchia assai meglio contenuto e significati) del sovietico Viatchevslav Krichtofovitch, proveniente da Cannes '91 (Quinzaine des Rèalisateurs) e costituente l'opera terza di un regista soprattutto televisivo. Un'opera che descrive la vita quotidiana di una famiglia di Mosca ma che propone, innanzitutto, un discorso sulla condizione della donna nella Russia di oggi estendibile alla generale crisi dei ruoli - di coppia, familiari - di cui siamo ultimamente testimoni e all'incapacità dell'uomo di decidere, agire, essere al fianco della compagna. Che sceglie, allora, la solitudine; o, come nel nostro film il sostegno di altre donne nella medesima condizione." ('Cineforum')
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