LA CASA AL N. 13 IN HORROR STREET

THE DREAM DEMON

GRAN BRETAGNA - 1988
LA CASA AL N. 13 IN HORROR STREET
Diana sta per sposarsi a Londra con il tenente Oliver, un eroe della guerra delle Falkland. La donna è turbata da incubi orrendi e da sogni angosciosi, dai quali il suo stesso amore viene sconvolto e condizionato. Nella casa prescelta per le nozze arriva Jenny, una ragazza americana figlia adottiva di genitori morti che non ricorda nulla del suo passato. Le due giovani immediatamente solidarizzano fra loro.
  • Durata: 86'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: PAUL WEBSTER
  • Distribuzione: CHANCE FILM DISTRIBUZIONE (1990) - MULTIVISION (COLLECTION)
  • Vietato 14

CRITICA

"Gettato in pasto alle semideserte platee estive per un brivido fugace, 'La casa al n. 13', horror psicologico per incubi notturni, non è poi così male. Anche se la casa del titolo, invece che al numero 13, è visibilmente ubicata al numero 53 di una via inglese. E anche se il film ci arriva con due anni di ritardo. Si tratta di una di quelle pellicole - realizzate con pochi soldi, pochi ambienti e pochi effetti speciali - di un sottogenere horror che potremmo definire cauchemar, o nightmare-horror: non tanto per le attinenze con il film di Craven, quanto per il modo di legare percezione normale e percezione devastata, distorta, dell'incubo. Film che si pongono come - talvolta rozza - cassa di risonanza delle nostre paure interiori, trasformandole in narrazione. In una storia oscura, indiscernibile, spesso vagamente (e malamente) psicoanalitica. Il trucco, comunque, è sempre più stretto, incubo e realtà. Avviene così che, in una tranquilla casa inglese dalle pareti chiare, una donna che sta per sposarsi riceva la visita di una ragazza americana, e cominci ad avere allucinazioni sempre più angosciose." (Giovanni Bogani, 'La Nazione', 6 Agosto 1990)

"Certamente gradito ai patiti del genere orrorifico, il film punta scopertamente sul talento dell'esordiente Jemma Redgrave, promettente rampolla di una illustre royalfamily di attori che, in Gran Bretagna, hanno fatto scuola. Un po' lezioso il suo antagonista Mark Greenstreet, mentre ci convince abbastanza l'interessante Kathleen Wilhoite. E' merito della fotografia, firmata da Ian Wilson, il cupo amalgama tra realtà quotidiana e parossismi della psiche." (Gregorio Napoli, 'Il Giornale di Sicilia', 1 Settembre 1990)

"La pellicola però, oltre ad essere montata con mestiere, in modo da non abbandonare mai lo spettatore per strada nei continui passaggi fra realtà e incubo, è disseminata di varie spiritosaggini. Diana, interpretata da Jemma Redgrafe al suo primo film, in certi momenti ricorda spudoratamente Sarah Ferguson. La protagonista è promessa in sposa ad un azzimato eroe delle Falkland, Oliver, più simile a un damerino d'accademia militare che a un combattente, e ricalcato sul modello di Oliver North (il colonnello americano dello scandalo Irangate). Insomma, la casa che la ragazza ha comprato, il suo futuro nido d'amore, si rivela un postaccio mal frequentato da individui d'oltretomba che sono una via di mezzo fra degli ubriaconi barcollanti e dei maniaci sessuali." ('Il Messaggero', 6 Agosto 1990)
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