La bella società

ITALIA - 2009
Un viaggio nella Sicilia a cavallo tra gli anni '60 e '70, avanti e indietro nel tempo, per raccontare le vicende di una serie di personaggi coinvolti in avvenimenti storici e personali che segneranno il destino e il futuro di ognuno di loro: due fratelli e la loro madre, che li ha cresciuti da sola tra i vigneti dell'entroterra siciliano; l'amante della donna, costretto ad allontanarsi dall'isola senza lasciare traccia, lasciando i suoi genitori nel dubbio sulla sua sorte; l'amico d'infanzia dei due ragazzi, figlio del farmacista del paese, che non combina nulla di buono e vive sperperando i soldi del padre. Un grave incidente occorso a uno dei due fratelli cambierà la loro vita per sempre, li porterà per un breve periodo a Torini e li metterà in contatto con la donna che rischierà di spezzare il forte legame che li ha sempre uniti, mentre sullo sfondo scorrono alcuni degli eventi che hanno caratterizzato la Storia del nostro Paese.

CAST

NOTE

- GIRATO IN PROVINCIA DI ENNA CON L'AUSILIO DELLA REGIONE SICILIA E DELLE ISTITUZIONI LOCALI.

CRITICA

"Storie e Storia, Sicilia e Sicilie, ma senza mafia (...) Travasata in un affresco '60-80 a tinte fosche e formato famiglia, nel cast Raoul Bova e Maria Grazia Cucinotta, 'La bella società' non è un bel film: didascalie temporali e ambientali tutto schermo, vana ricerca dell'esemplarità (la storia di tutte le storie d'Italia...) e il mélo quale grimaldello emotivo che tutto concede. Sessismo compreso." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 21 maggio 2010)

"Mamma mia, che fumettone. L'incauto Gian Paolo Cugno, al suo secondo film, tenta di raccontare una lunga fetta di storia italiana attraverso le disavventure di tre giovani siciliani. Dagli anni Sessanta in un paesino vicino a Enna agli anni Ottanta a Torino. Nel calderone si agitano sussulti del cuore, fermenti sindacali, il nascente terrorismo, due operazioni per ridare la vista a un cieco. Troppa carne, bruciacchiata, al fuoco. Un applauso per la spontaneità al cinematografaro Raoul Bova davanti alla Cucinotta super scollata: 'Ammazza oh'." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 21 maggio 2010)
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