La bella società

ITALIA - 2009
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La bella società
Un viaggio nella Sicilia a cavallo tra gli anni '60 e '70, avanti e indietro nel tempo, per raccontare le vicende di una serie di personaggi coinvolti in avvenimenti storici e personali che segneranno il destino e il futuro di ognuno di loro: due fratelli e la loro madre, che li ha cresciuti da sola tra i vigneti dell'entroterra siciliano; l'amante della donna, costretto ad allontanarsi dall'isola senza lasciare traccia, lasciando i suoi genitori nel dubbio sulla sua sorte; l'amico d'infanzia dei due ragazzi, figlio del farmacista del paese, che non combina nulla di buono e vive sperperando i soldi del padre. Un grave incidente occorso a uno dei due fratelli cambierà la loro vita per sempre, li porterà per un breve periodo a Torini e li metterà in contatto con la donna che rischierà di spezzare il forte legame che li ha sempre uniti, mentre sullo sfondo scorrono alcuni degli eventi che hanno caratterizzato la Storia del nostro Paese.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: PIETRO INNOCENZI PER GLOBE FILM, GB PRODUZIONI
  • Distribuzione: MEDUSA FILM (2010)
  • Data uscita 21 Maggio 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Lucchini
Nella Sicilia arcaica dei primi anni Sessanta vivono Giuseppe (David Coco) e Giorgio (Marco Bocci), due fratelli cresciuti senza il padre e gelosissimi della madre (Maria Grazia Cucinotta) che prova a fare l'attrice, persuasa dal produttore-amante Romolo (Raoul Bova). Ma una tragedia improvvisa cambierà vite e destini di tutti...
E' solo l'incipit de La bella società, opera seconda del siciliano Cugno dopo il pluripremiato Salvatore, girato a Pachino. Tra Raoul Bova che ricalca il sedicente inviato della casa cinematografica romana interpretato da Sergio Castellitto ne L'uomo delle stelle, esplosioni che fanno perdere la vista e proiezioni di pellicole nel paese alla Nuovo cinema paradiso: nulla di nuovo all'orizzonte, si attinge da Tornatore in un affresco siciliano stile Baarìa (ma attenzione qui non ci sono i tipici carretti con i muli!). Si prosegue con dirigenti della Fiat assassinati, brigate rosse, segretarie torinesi krumire costrette a nascondersi, crisi del grano e barricate di contadini in rivolta fino agli scioperi degli operai. L'affresco diventa storico e descrive la seconda metà del Novecento (gli anni sessanta, settanta, ottanta), ma l'analisi, priva di spessore ideologico e politico, non spiega né le cause né le ragioni di importanti avvenimenti della storia del nostro paese.
Troppi sono gli elementi mal combinati e soprattutto già visti (La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, Il grande sogno di Michele Placido). A condire ulteriormente la società si aggiungono Simona Borioni e Anna Safroncik che ricordano rispettivamente le soap opera VivereCentovetrine rendendo il film anche televisivo. In conclusione La bella società non è poi così bella e neanche il film.

NOTE

- GIRATO IN PROVINCIA DI ENNA CON L'AUSILIO DELLA REGIONE SICILIA E DELLE ISTITUZIONI LOCALI.

CRITICA

"Storie e Storia, Sicilia e Sicilie, ma senza mafia (...) Travasata in un affresco '60-80 a tinte fosche e formato famiglia, nel cast Raoul Bova e Maria Grazia Cucinotta, 'La bella società' non è un bel film: didascalie temporali e ambientali tutto schermo, vana ricerca dell'esemplarità (la storia di tutte le storie d'Italia...) e il mélo quale grimaldello emotivo che tutto concede. Sessismo compreso." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 21 maggio 2010)

"Mamma mia, che fumettone. L'incauto Gian Paolo Cugno, al suo secondo film, tenta di raccontare una lunga fetta di storia italiana attraverso le disavventure di tre giovani siciliani. Dagli anni Sessanta in un paesino vicino a Enna agli anni Ottanta a Torino. Nel calderone si agitano sussulti del cuore, fermenti sindacali, il nascente terrorismo, due operazioni per ridare la vista a un cieco. Troppa carne, bruciacchiata, al fuoco. Un applauso per la spontaneità al cinematografaro Raoul Bova davanti alla Cucinotta super scollata: 'Ammazza oh'." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 21 maggio 2010)
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