La bella scontrosa

La belle noiseuse

FRANCIA - 1991
La bella scontrosa
L'ultimo quadro che il pittore sessantenne Frenhofer ha dipinto - senza peraltro terminarlo - risale a dieci anni prima. Da allora la passione coniugale per colei che aveva posato (sua moglie Liz) si è spenta, l'estro creativo sembra se non morto, almeno assopito. Ma ora il Maestro vorrebbe portare l'opera a compimento e l'opportunità gliela offre Balthazar Porbus, un mercante d'arte pronto a comprare l'opera, senza averla vista. A questo scopo gli presenta come possibile modella Marianne, accompagnando la bella ragazza (ed il suo giovane compagno Nicolas, pittore di buon avvenire) nella antica dimora situata nelle campagne del Sud della Francia. In un certo senso Nicolas, che ammira sinceramente il Maestro, gli "presta" Marianne (che protesta) ma Frenhofer accetta e tenta la prova. Le pose cominciano: il pittore sembra aver ritrovato la vena creatrice; Marianne, sempre nuda, ne è spossata; la moglie da parte sua è lieta che il coniuge si senta di nuovo ricco di idee. Poi la gelosia comincia ad allignare nella donna e nello stesso Nicolas, che va e viene da Parigi, mentre il mercante (che era stato prima di Frenhofer l'amante di Liz) prova un singolare piacere alla idea che la figura di quel quadro - a suo tempo battezzato "La bella scostante" - avrà ora un volto. Marianne, sulle prime un po' rigida, sollecita poco a poco l'impegno del Maestro, senza il minimo imbarazzo spogliandosi e posando per lui. Nulla accade tra i due. Finchè il maestro sovrappone sulla tela ai tratti appena delineati del viso di Liz quelli di Marianne. La sua angoscia di artista è superata e vinta. Nessuno però dovrà vedere il quadro. L'attesa, i sentimenti, la vita saranno travolti dall'opera faticosamente compiuta e per i diritti stessi dell'arte. E mentre la giovane Marianne abbandona l'innamorato e se ne va, il Maestro prende mattoni e calce e mura il ritratto della "Bella" nel vano di una parete del suo studio. Balthazar comprerà un altro quadro (uno studio del dorso di Marianne accosciata, priva del capo), Liz sarà liberata dalla presenza di una giovane donna seducente e pericolosa. Solo Marianne, insospettatamente maturatasi nella fatica, non potrà sottrarsi alla impressione di aver esibito in un gioco crudele la propria nudità e di essere la sola perdente.
  • Altri titoli:
    La bella scontrosa - Divertimento
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: liberamente ispirato a una novella di Honoré de Balzac
  • Produzione: PIERRE GRISE PRODUCTIONS, GEORGE REINHART PRODUC.
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILMS ITALIA (1991)- COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO (EFFETTO CINEMA)

NOTE

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA E MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA ECUMENICA AL FESTIVAL DI CANNES 1991.

- 5 NOMINATIONS AI CESAR 1992: MIGLIOR ATTORE, ATTRICE E ATTRICE NON PROTAGONISTA, MIGLIOR REGISTA E MIGLIOR FILM.

-IL FILM HA DUE VERSIONI: QUELLA PRESENTATA A CANNES DURA 4 ORE. NEL 1993 RIVETTE NE HA MONTATA UNA DI 125' DAL TITOLO 'DIVERTIMENTO'.

CRITICA

"Il film di Rivette ha due ore centrali di bellezza ineguagliabile." (Alberto Pesce, 'La Rivista del Cinematografo').

"Molto bello 'La belle noiseuse' di Jacques Rivette. Se gli attori sono tutti bravi, Michel Piccoli è straordinario." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa').

"Le sue 4 ore passano senza guardare l'orologio e senza che nessuno esca dalla sala." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera').

"Grandissimi gli interpreti: Michel Piccoli, Emmanuelle Beart, Jane Birkin." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo')

"L'incanto del film, il suo nodo arcano, sta in quella sorta di rapporto medianico nato durante le lunghe sedute di posa, nella sfida fra la realtà e l'idea, nel nostro penetrare come voyeurs nell'officina dell'arte." (Giovanni Grazzini, 'L'Indipendente').

"Rivette ha girato in ordine cronologico. E il risultato, miracoloso, è un film che sembra letteralmente farsi sotto i nostri occhi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero').

"Film di grande sapienza narrativa e spettacolare. (...) Il merito di 'La bella scontrosa' è d'aver reso pregnanti dei particolari narrativi trascurati normalmente dal linguaggio cinematografico, ma importanti nel racconto di emozioni sottili del film simili ai segni sulla tela tracciati sullo schermo della mano." (Alfio Cantelli, 'Il Giornale')
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