LA BALLATA DI EVA

ITALIA - 1986
LA BALLATA DI EVA
Dopo una disavventura amorosa, Eva si è trasferita da Napoli a Milano per lavorare come operaia, lasciando presso la madre la piccola Melina. Un giorno, proprio mentre ha ormai ottenuto un alloggio e mentre sta quindi per riavere con sé la ragazzina ormai dodicenne, la madre le fa sapere che Melina è misteriosamente scomparsa. Precipitandosi a Napoli, Eva va incontro ad una vera odissea: non vuole rivolgersi alla polizia; consulta un certo Pasquale, che un tempo l'ha amata; ricorre ad amici ed informatori e, finalmente, si trova sulla pista buona. Melina è caduta nella sordida rete di una strana donna straniera - certa Adolf - che organizza e sfrutta le prestazioni di adolescenti. Le iniziative e le scoperte pericolose e scomode della tenacissima Eva fruttano a quest'ultima anche una robusta pestata, ma lei non demorde: arrivata anche alla lussuosa residenza di un uomo politico napoletano, che potrebbe aiutarla, la donna trova proprio lì Melina, pronta a prestazioni orarie e, dopo una furibonda lotta alla quale partecipa anche la ragazzina fin qui troppo docile e sottomessa, riesce a strappargliela e a fuggire con lei. Decisa a dimenticare tutto Eva riparte in macchina per Milano, con la figlia di cui ha ormai conquistato l'amore e con un bravo giovanotto che, desideroso di fuggire anche lui da un sottobosco di traffici e di crimini, sembra già teneramente proclive all'idea di farsi una famiglia.
  • Altri titoli:
    EVA COME EVA
  • Durata: 86'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: ROBERTO CICUTTO E VINCENZO DE LEO PER AURA FILM
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE / I.N.C. (ITALNOLEGGIO CINEMATOGRAFICO)
  • Vietato 14

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO TURISMO E SPETTACOLO.

- FILM PRESENTATO AI FESTIVAL DI ANNECY, BUENOS AIRES, IL CAIRO, MA POCO DISTRIBUITO IN SALA.

CRITICA

"Del film d'autore infatti 'La ballata di Eva' ha la sincerità, il respiro, l'urgenza. E molto d'autore è l'ambizione di raccontare la Napoli odierna attraverso l'odissea di Eva (Ida Di Benedetto), napoletana emigrata a Milano per lavorare in fabbrica, che si precipita al Sud quando la figlia dodicenne misteriosamente scompare.(...) E qui c'è spazio davvero per tutto: il melodramma e la sceneggiata, il cinema d'azione e il gran teatro napoletano, la parentesi sentimentale e l'invettiva furibonda. L'insieme, lo avrete capito è certamente generoso ma non proprio coerente. Peccato, visto che tanta (ingenua) irruenza è comunque un segno di vitalità in un cinema spesso anemico come il nostro. Ma perché la vitalità diventi talento, bisogna poterla esercitare più spesso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 aprile 1986)

"Approdato con un anno abbondante di ritardo al De Amicis, dove viene proiettato semiclandestinamente per una sola volta al giorno, 'La ballata di Eva' è l'ultimo della lista, ma non l'arricchisce. Il press-book vale più del film, così come in certi libri la prefazione vale più del romanzo. (…) 'La ballata di Eva' è in negativo il tipico prodotto del cinema di Stato: molte buone intenzioni, esiti pallidi. Approssimativo nella drammaturgia, inconsistente nella psicologia, goffo nel linguaggio che rimane sospeso in un limbo inerte, a mezza strada tra il documentato rigore alto di un Rosi e la losca vitalità bassa del filone napoletano, il film si affloscia su personaggi a due dimensioni. Raramente si era visto un gruppo di teatranti napoletani (Concetta Barra, Nunzia Fumo, Maria Luisa Santella, Gigi Uzzo) recitare così male." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 4 maggio 1986)

"La ballata di Eva merita di essere piazzato sulla stessa ribalta dei capolavori d'autore, stile Scola- Wertmuller, a sostenere impavido l'assalto di critici, patrioti e pubblico. Del resto Francesco Longo, ultracinquantenne leccese, ex-operaio tipografo ed ex-cineasta della domenica, non ha lesinato su nessun argomento, nessun cliché e nessun rimbombo di cronaca riferibili all'odiosamata metropoli e... Il titolo è onesto perché il film inanella episodi di fiction ed immagini-verità alle spalle di un'unica protagonista figura di donna cucita sulle note e sperimentate capacità di Ida Di Benedetto. (...) La notevole performance di questa 'Eva' corvina, sensuale e pugnace come un'eroina omerica deve gioco-forza inquadrarsi in un prodotto fallito, portato fatalmente ad annullare un buon soggetto dall'imbarazzante grossolanità di confezione. Suono, fotografia, siparietti di contorno, montaggio, dialoghi, satire, paesaggi rimandano, infatti, ad un manierismo naif cui fa difetto la più elementare aura artistica." (Valerio Caprara , 'Il Mattino', 13 aprile 1986)
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