La ballata del caffè triste

The Ballad of the Sad Cafe

GRAN BRETAGNA - 1991
La ballata del caffè triste
In uno sperduto villaggio del sud degli Stati Uniti, negli anni della regressione economica, Miss Amelia, una matura ma ferrea donna, malgrado abbia un emporio, per sopravvivere produce nella sua distilleria clandestina un liquore che poi vende alla comunità locale. La sua asprezza si mitiga quando arriva il mai conosciuto cugino Lymon, un essere deforme ma di piacevole comunicativa: è lui, infatti, a rallegrare con i suoi lazzi la gente del paese, ma anche a persuadere Amelia a trasformare il suo locale in un rudimentale caffè. Ma la breve parentesi di euforia viene interrotta dal ritorno dal carcere di Marvin Macy, ex marito di Amelia (che tempo prima era stato inspiegabilmente cacciato di casa la sera stessa delle nozze e successivamente carcerato per una rapina) venuto per vendicare l'affronto. Lymon è attratto dal carattere strafottente di Marvin e, nonostante i maltrattamenti cui questo lo sottopone, cerca di ingraziarselo in ogni modo. Questa situazione conduce ad uno scontro fisico, con una memorabile scazzottata tra ex coniugi: Amelia ha il sopravvento e cerca di strozzare Marvin, che però, soccorso da Lymon, finisce per sopraffare la donna. I due uomini, divenuti amici, festeggiano fracassando il locale e dando fuoco alla distilleria. Trascorsi molti anni, Amelia, ormai vecchia, ripensa al passato, mentre Marvin è di nuovo in galera.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Tratto da: Dall'omonimo romanzo di Carson Mccullers e dal lavoro teatrale di Edward Albee
  • Produzione: MERCHANT ISMAIL PRODUCTIONS
  • Distribuzione: DARC - PANARECORD

CRITICA

"Il film oltre ad avvalersi d'una sceneggiatura di notevole effetto nei dialoghi poetici, vive sulle immagini dell'operatore Walter Lassally, che rendono il clima quasi fisico della piccola comunità e le ossessioni dei personaggi, raggiungendo dei momenti di grande fascino nei panorami della campagna e nei felici tocchi surrealistici. Nella recitazione, ricca di cadenze teatrali, s'impone la fiera e dolce Amelia della Redgrave, ma la caratterizzazione del cugino nano e gobbo di Cork Hubbert è una delle scoperte più interessanti del film." (Alfio Cantelli, Il Giornale)

"Il film dell'esordiente Simon Callow, è più vicino alla maniera teatrale derivante dalla trasposizione compiuta da Edward Albee nel 1963: con i suoi ritmi scanditi come ottave e la voluta astrazione espressionista dell'impostazione." (Mirella Poggialini, L'Avvenire)

"Restano fra i meriti, solo quel carattere durissimo al centro, che poi la vita distruggerà, e quell'ambientazione di sfondo ricostruita con un realismo acre non privo però di accenti tra il visionario e il simbolico: per testimoniare, sia pur senza coinvolgimenti né pietà, di una condizione umana." (Gian Luigi Rondi, Il Tempo)
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