L'URLO DELL'ODIO

THE EDGE

USA - 1997
In una selvaggia e inospitale zona dell'Alaska arriva un gruppo di persone piuttosto eterogeneo. Alloggiati in una grande baita ci sono, tra gli altri, Charles, un miliardario di età matura con ambizioni intellettuali, sposato con la giovane, bellissima, Mickey, e Robert, celebre fotografo di moda. Charles fa sfoggio di citazioni letterarie, conosce usi e tradizioni del luogo, sembra divertirsi a mettere in difficoltà Robert, che, per reazione, si dice disposto ad andare in una zona ancora più impervia per scattare foto, e sfida Charles a seguirlo. Mentre aleggia il sospetto di una relazione tra Robert e Mickey, Charles accetta, il piccolo aereo parte, ma dopo poco tempo un incidente provoca la morte del pilota e l'atterraggio dei due in un punto sconosciuto e abbandonato. Rimasti soli, Charles e Robert devono cercare di sopravvivere e di farsi notare dai soccorsi ma insieme devono fronteggiarsi in un confronto che diventa una vera e propria resa dei conti. Passati rischi e pericoli, Robert muore nell'ultimo agguato con un orso feroce. Charles torna alla base, guarda la moglie, ha la conferma che la relazione c'è stata ma dice che il suo amico è morto per salvarlo.

CAST

CRITICA

"Il film insolito e corretto resta mediocre, a volte francamente ridicolo, recitato come viene. Mette malinconia constatare a che punto siano un drammaturgo come David Mamet, che ha scritto la sceneggiatura, e Lee Tamahori, il regista neozelandese di 'Once Were Warriors - Una volta erano guerrieri': il cinema industriale senza ispirazione e senza motivazioni personali, fatto tanto per fare, non giova a nessuno dei due e neppure a Anthony Hopkins, il cui talento (o cinismo) nello scegliere personaggi sbagliati è davvero straordinario." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 26 aprile 1998)

"A lungo soffocato, l'urlo dell'odio stenta tuttavia ad esplodere, come se fosse stato inciso su tre piste sonore non sovrapponibili: il testo di Mamet che disegna percorsi psicologici razionali e concentrici; lo sguardo di Tamahori attratto dall'aggressività della natura; la recitazione interiorizzata e un po' involuta di Anthony Hopkins. Così, sul volto dell'attore inglese, finisce per riflettersi anche l'inespressività dell'antagonista. Di Elle MacPherson, sempre decorativa dai tempi di 'Sirens', c'è ben poco da dire. Fa il suo vero mestiere, la top model. Quanto basta per non scalfire il cameo." (Alfredo Boccioletti, 'Il Resto del Carlino', 17 ottobre 1998)
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