L'uovo del serpente

Ormens agg

USA, GERMANIA - 1977
La vicenda si svolge a Berlino, nel 1923, quando la svalutazione del marco fa costare un pacchetto di sigarette 4 milioni di marchi e quando, l'incalzare delle notizie sui primi tentativi di insurrezione da parte dei seguaci di Hitler a Monaco, genera uno stato generale di angosciosa attesa della catastrofe totale. Abel Rosenberg, trapezista disoccupato e sempre più dedito all'alcool, rincasando una sera scopre che suo fratello Max si è suicidato. Dato che nel rione sono diverse le persone trovate morte in condizioni inspiegabili, Abel viene fermato e interrogato dall'ispettore Bauer. Il giovanotto trova momentaneo rifugio presso Manuela, ex moglie di Max; ma in seguito si trova coinvolto in oscure trame che sembrano far capo ad Hans Vergerus, un medico che, con grande allarme di Abel, gira intorno a sua cognata. Quando poi Abel trova Manuela morta, raggiunge Vergerus e lo costringe a rivelare gli ignobili esperimenti fatti cinicamente su molte persone. Sicuro che la sua opera verrà continuata su vasta scala, il dottore nazista si uccide prima che Bauer venga ad arrestarlo. Hitler nel frattempo è stato fermato.
  • Altri titoli:
    The Serpent's Egg
    Das Schlangenei
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, SOCIALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICO, TECHNICOLOR
  • Produzione: RIALTO FILM (BERLINO), DINO DE LAURENTIIS CORPORATION (LOS ANGELES)
  • Distribuzione: TITANUS - RICORDI VIDEO

NOTE

- PRIMA PROIEZIONE: 28-10-1977.

CRITICA

"(...) Il progetto di Bergman era quanto mai ambizioso. Si trattava, per il regista, di passare dal piano individuale al collettivo, e di restituire, in episodi fortemente simbolici, la genesi di una malattia mortale insediatasi nel corpo della storia, di una paura che si impossessò di un'intera generazione. Tale paura da una parte, convinse i tedeschi a crearsi il problema giudaico e, dall'altra, spinse gli ebrei a non credere possibile, e non vederla fino all'ultimo, la sorte alla quale il nazismo li aveva condannati. Bergman propone alcune spiegazioni, ma non tutte quelle che già si conoscono, nel 'caso tedesco' che egli teme non resti isolato, isolabile. Sottolinea che la cultura del cabaret, da lui qui 'rivisitata' con cura estrema grazie all'apporto dello scenografo Rolf Zehetbauer, in apparenza antiborghese, veniva consumata da quella stessa borghesia che, attraverso di essa, veniva messa alla berlina. E insiste, in una bella sequenza, sul distacco dell'uomo da Dio, su quel tagliare da noi ogni radice metafisica e tornarci, come fa Manuela Rosemberg, la cognata di Abel, solo quando il peso di vivere si fa intollerabile. 'L'uovo del serpente', pur ricco di spunti e anche di pagine assai dense, pur importante come ogni opera in cui un artista cerca strade diverse dalle sue proprie, non mi pare del tutto realizzato sul piano espressivo. Prende, all'inizio, un andamento da 'giallo' che in seguito abbandona. E, al suo interno, ha sequenze che forse addirittura favorendo l'economia dell'opera, potrebbero essere espunto dal contesto nel quale sono inserite. Ciò non toglie che 'L'uovo di serpente', film senza dubbio più significativo di tanti altri magari meglio rifiniti che sono in circolazione non abbia un grosso valore: come sintomo, come allarme. Bergman sente il bisogno, ormai, e con lui altri, di occuparsi di tragedie che sono fuori di lui, di interrogarsi sul collettivo oltre che sul privato." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 84, 1978)
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