L'uomo privato

ITALIA - 2007
L'uomo privato
La vita privata di un brillante professore di Diritto all'Università di Pisa, individualista e grande seduttore, viene sconvolta dal ritrovamento a Torino dei suoi dati personali nella tasca di un giovane suicida, suo assiduo studente.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GIALLO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: ENZO PORCELLI PER ACHAB FILM, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA, RIPLEY'S FILM, FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE
  • Data uscita 2 Novembre 2007

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Quarantenne affascinante, professore universitario di Diritto, l'uomo privato (Ragno) che dà il titolo all'ultimo film di Emidio Greco è socialmente e professionalmente affermato. Individualista, donnaiolo ma fondamentalmente solo, mette davanti a sé un muro per difendersi dalla "volgarità e insensatezza della realtà". Anche per questo, forse, decide di troncare la relazione con la giovane Silvia (Myriam Catania), perdutamente innamorata di lui. Ma quando sul corpo senza vita di uno studente viene trovato un foglietto con indicati il suo nome e il numero di telefono, l'uomo privato deve iniziare a fare i conti con una realtà che, per forza di cose, non può più tenere a distanza.Non è un'idea sbagliata, quella di Greco (in un cammeo verso la fine del film): raccontare attraverso la stucchevolezza di monologhi e dialoghi volutamente (?) aberranti l'(ipotetica) alta società contemporanea, mondo con cui il protagonista è quotidianamente in contatto, mantenendo con essa rapporti di favore, al limite della "corruzione" ideologica. A non funzionare, e parecchio, oltre ad interpretazioni monolitiche (vedi Catherine Spaak), è purtroppo la volontà di tenere invariate le coordinate ritmiche del racconto, anche in seguito alla virata verso il giallo: immobile masso che il presunto, nuovo atteggiamento dell'uomo privato non sposta di un millimetro.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI
DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA II^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' NELLA SEZIONE 'CINEMA 2007'.

CRITICA

"Abbiamo visto piacenti signore (Vanessa Gravina, Mia Benedetta, Mariangela D'Abbraccio) discettare di coma e ripicche, affari e carriera, con linguaggio forbito e straniato ma stranamente rivelatore. Ci siamo visti recapitare una serie di acide "cartoline" dall'Italia di oggi, morbida e feroce, arcaica e postmoderna, malata di un'angoscia che erompe in sogni rivelatori o in convegni affollati e angosciosi come incubi. Davvero uno strano film. Ma soprattutto un film diverso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 ottobre 2007)

"Bellissima regia, eleganza, intuito intelligente, profondo, raffinato: e un sentimento (il disprezzo verso la società circostante) che va dilatandosi, non appartiene più solo ad alcuni intellettuali e artisti, ma a tanti altri." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 25 ottobre 2007)

"Emidio Greco ha fatto, semplicemente, un brutto film. Càpita. Attenzione: brutto, ma riuscito. Nel senso che siamo certi che il regista di 'Ehrengard' e del 'Consiglio d'Egitto' voleva fare esattamente ciò che ha fatto. Il problema, quindi, non è che il film sia 'venuto male'; il problema è la scelta a monte di raccontare l'Italia con un tono metafisico, quasi alla Buňuel, scrivendo interminabili dialoghi nei quali non si capisce mai, letteralmente mai, chi siano i personaggi e di cosa stiano parlando. Tutto funziona per allusione (...) La finzione è esplicita: ma il risultato è che tutto sembra tragicamente finto, i personaggi non hanno carne e il protagonista, l'uomo privato del titolo, non affascina neanche un po', è solo un odioso simulacro del potere. (...) Il film è visivamente bello (ottima la fotografia di Gherardo Gossi) ma gelido come un trattato di
politologia." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 25 ottobre 2007)

"Si direbbe che, nel realizzare 'L'uomo privato', Emidio Greco avesse in mente 'L'anno scorso a Marienbad'. Diversamente dal film di Resnais e Robbe-Grillet, però, questo intende produrre un senso oltre il puro sguardo; salvo che non capisci bene quale. Sia la pista del mystery, sia quella introspettiva si perdono in un finale enigmatico che lascia un po' il tempo che trova. Non aiutano la recitazione del cast femminile né la performance di Tommaso Ragno, costretto a stare in posa anche quando fuma." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 25 ottobre 2007)

"Seviziato da troppe amanti, iperangosciate o logorroiche, e annoiato dal successo, un prof universitario quarantenne (Tommaso Ragno, inquietante nella sua recitazione «a levare pressoché tutto»), sorta di Sgarbi, se non fosse anche oggetto d'attrazione dei suoi studenti in diritto, oltre che di vip, ingioiellate rifatte, yes men e di un misterioso persecutore invisibile, scopre, grazie altri due brividi (quasi un avviso di garanzia e un intoppo professionale) quanto sarebbe inebriante la vita, se non del perdente, almeno in un noir. E che forse sarebbe meglio la fuga e l'approdo in un altrove snodato, rivoluzionando i proprii sistemi pulsionali. Strana l'autocritica, anche se il tono è sabaudo, di un autorevole cineasta old fashion che non ne può più delle proprie ossessioni e piaceri ritmico-ottico-sentimentali, e chiede a chi fa e vede cinema, di aprir finestre, far entrare aria nuova e leggerezza, per contrastare i drammi rosa schiocchi parrocchialmente doc, almeno con un individualismo celibe ed anarchico. La pesantezza non dell'essere ma del set, della città come corpo contundente però si oppone alle capriole formali promesse da 'L'Uomo privato'. Certo, questa di Emidio Greco è ancora una storia metropolitana sulla privacy impossibile." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 27 ottobre 2007)

"Una ricerca psicologica meditata e spesso anche sottile, commentata dagli echi classici delle musiche di Luis Bacalov e sostenuta dalla recitazione asciutta spesso solo interiore di Tommaso Ragno, visto di recente, dopo molto teatro, nel bel film di Kim Rossi Stuart 'Anche Libero va bene'." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 26 ottobre 2007)
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