L'UOMO OMBRA

THE SHADOW

USA - 1994
Lasciato il Tibet, dove è stato ammaestrato dal saggio Tulkul, l'ex signore della guerra Ying Ho, già efferato tiranno, e ora celato sotto le spoglie del fatuo e ricchissimo playboy Lamont Cranston, giunge a New York nel 1930. Quando il crimine si scatena, eccolo vestire la maschera inquietante dell'Uomo Ombra per punire e ridicolizzare i malvagi. Improvvisamente arriva in un sarcofago l'ultimo discendente di Gengis Khan, Shiwan Khan, con il preciso intento di conquistare il mondo. Dapprima Shiwan cerca di tirare Lamont dalla sua parte, contando sul suo oscuro passato non ancora del tutto domato; quindi lotta apertamente con lui che frattanto è attratto e spaventato dalla bella Margo Lane, figlia di uno scienziato, Reinhardt, che stava lavorando ad un esperimento segreto per conto di Farley Claymore, che corteggia invano Margo. Costei, dotata di poteri telepatici, intuisce la doppia personalità di Lamont, che cerca di depistarla. Frattanto, intuite le possibilità distruttive dei due congegni progettati da Reinhardt Lane e Farley Claymore, che rende suoi schiavi, Shiwan fa assemblare questi congegni in una bomba in grado di distruggere tutta New York se non otterrà il dominio degli Stati Uniti. Scampato ad una trappola mortale tesagli da Claymore in un serbatoio idrico, grazie all'intervento di Margo, chiamata telepaticamente, Lamont assale il rivale nella sua invisibile, posta al centro di New York, l'hotel Monolyte, dove, in un carosello di colpi di scena ed esibizioni paranormali, riesce a sopraffarlo. La città e gli esseri umani sono salvi.

CAST

NOTE

REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1995

CRITICA

"Modesto fumetto superaccessoriato dell'australiano Russell Mulcahy ('Highlander'), che si ispira a un dimenticato personaggio radiofonico degli anni Trenta. Evidentemente a corto di idee, riempie i vuoti con gli effetti speciali, relegando in secondo piano personaggi senza spessore e attori privi di personalità, tra i quali brilla il belloccio e superinsulso Alec Baldwin". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 9 gennaio 2003)
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