L'uomo in più

ITALIA - 2001
Il cantante di musica leggera Antonio Pisapia, detto Tony, ha un omonimo, più giovane di lui, di professione calciatore. Estroverso, cinico ed egocentrico l'uno, timido e scontroso l'altro, i due Pisapia hanno una cosa in comune: a entrambi, infatti gli anni Ottanta promettono ricchezza e successo. La realtà, però, è molto più dura di quanto ci si potesse attendere: dopo aver sedotto una ragazzina il cantante viene accusato di stupro; al culmine della sua carriera, il calciatore si rompe in allenamento i legamenti del ginocchio e deve smettere di giocare. Entrambi nella polvere, cercheranno di ricominciare da capo anche se il destino con loro sembra essere poco benevolo...

CAST

NOTE

- LA SCENEGGIATURA HA VINTO NEL 1999 IL PREMIO RAI INTERNATIONAL.

- IN CONCORSO ALLA 58^ MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA NELLA SEZIONE "CINEMA DEL PRESENTE".

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2002 PER LA MIGLIORE REGIA ESORDIENTE, SCENEGGIATURA E ATTORE (ANDREA RENZI E TONI SERVILLO).

- CANDIDATO AI DAVID DI DONATELLO 2002 PER: MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE, ATTORE PROTAGONISTA (TONI SERVILLO) E SCENEGGIATURA.

CRITICA

"Con personaggi simili, e una struttura 'forte' come quella delle vite parallele, era facile cadere nel meccanico o nel patetico. Ma Sorrentino ha estro e durezza sufficienti per guardare i protagonisti dall'esterno, dettagliando con bel gusto per ambienti e comprimari la rete di incontri, relazioni, debolezze, casualità, che farà di loro ciò che sono. Per poi regalare a sorpresa un riscatto finale al personaggio che sembrava meno meritarlo, ma che nella sua appassionata megalomania e amoralità diventa un campione di libertà, di coerenza, di coraggio, soprattutto nel mondo della mercificazione e del neoconformismo trionfanti". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 settembre 2001)

"È' probabile che letto in sceneggiatura fosse molto invitante, ma trasportato nel film difetta di sviluppo e ragioni: rimane lì appeso, non sfruttato. I due destini s'incontrano solo alla fine per un epilogo che dietro l'abbandono dell'uno fa presumere la resurrezione dell'altro (...) certo, il debutto di Sorrentino si inscrive in quell'effervescenza creativa napoletana che da tempo dà vita a un polo di riconosciuto protagonismo, e questa Mostra ne darà ripetutamente dimostrazione". (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 1 settembre 2001)

"Il coraggio di Sorrentino è di scommettere su due perdenti, non su un 'martire' alla maniera di Marco Tullio Giordana che coi 'Cento passi' l'anno scorso proprio a Venezia commuoveva una critica pronta fino alle lacrime, a certe lacrime. Sorrentino non cerca simpatie pelose, schierandosi fra i 'buoni' contro i 'cattivi' per antonomasia della mafia. Accenna, ma non s'appiglia alla camorra, che pure c'era e c'è, nel calcio come nello spettacolo. I suoi Pisapia sono vinti da un nemico non sempre colto come tale; il sistema mediatico tutto sesso & soldi. Nell''Uomo in più' nessuno è completamente buono, come nessuno è completamente cattivo". (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 1 settembre 2001)
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