L'uomo di vetro

ITALIA - 2007
3/5
L'uomo di vetro
Ispirato alla storia di Leonardo Vitale, il primo pentito di mafia che pagò questa scelta con il carcere, il manicomio giudiziario e, infine, con la sua stessa vita.
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: libro omonimo di Salvatore Parlagreco (ed. Bompiani)
  • Produzione: MARIO ROSSINI PER RED FILM CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION, DVD: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO
  • Data uscita 16 Giugno 2007

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
È davvero una bella sorpresa L'uomo di vetro di Stefano Incerti, tratto dal romanzo omonimo di Salvatore Parlagreco (ed. Bompiani), e ispirato alla vicenda di Leonardo Vitale, giovane capodecina e primo pentito mafioso che negli anni '70 iniziò a fare nomi e cognomi, anche illustri, ottenendo come risultato quello di entrare ed uscire dal carcere, essere internato per 11 anni nel manicomio criminale per poi essere freddato da un sicario, non appena tornato in libertà, con 5 colpi di pistola. Dopo il non convincente La vita come viene, Incerti prende in mano un soggetto scomodo (rielaborato da Heidrun Schleef e adattato per lo schermo con la collaborazione dello stesso Parlagreco) e riporta a livelli quasi dimenticati il cinema di denuncia sociale, con tanto di "epigrafe" finale firmata Giovanni Falcone. La famiglia - ben rappresentata dal dolore di madre (Bonaiuto) e sorella - e "la Famiglia" (lo zio Tony Sperandeo che, di fatto, lo trasforma da giovanissimo in "uomo d'onore" per poi convincerlo a dirsi pazzo dopo le deposizioni) - diventano microcosmi quasi sovrapposti e concatenati, dove il tessuto quotidiano e la speranza di una realtà differente si scontrano su un omertoso e generalizzato modus vivendi: "meglio che la gente continui a crederti fuori di testa piuttosto che credibile reo confesso". Convincente David Coco in un ruolo delicato e a rischio di incontrollabili eccessi, struggente la bellissima Jardinu cantata sui titoli di coda da Barbara Eramo.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI DIPARTIMENTO PER LO SPETTACOLO E LO SPORT DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA E SVILUPPATO CON IL SOSTEGNO DEL 'PROGRAMMA MEDIA'.

- PREMIO PER LA SCENEGGIATURA AL TAORMINA FILM FESTIVAL 2007 A HEIDRUN SCHLEEF E SALVATORE PARLAGRECO.

CRITICA

"Anche se nel Dna del regista c'è la lezione del cinema d'inchiesta e meridionalista di Rosi, 'L'uomo di vetro' non è un film 'giornalistico'. Piuttosto è interessato a scavare nella complessità di un'anima divisa in due (...) Incerti ha trovato la chiave per raccontare 'la lotta di un non eroe, in parte vittima e in parte colpevole'. Fuori dai cliché." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 15 giugno 2007)

"Senza sposare la causa oggi persa e consunta dall'uso del cine poliziesco o della fiction 'Piovra', Stefano Incerti si ispira a un libro per mettere in scena la storia umana del primo pentito di mafia, avendo nel Dna i film di Petri e Giordana. Senza l'enfasi positivista tv, il film entra sottopelle in una esemplare vicenda nevrotica degna del dr. Sacks, sulle spalle di Leonardo Vitale, primo collaboratore di giustizia che nel '72 fece saltare i tavoli di Cosa Nostra ma pure i suoi nervi: restò 11 anni in manicomio criminale. Tutta realtà romanzesca ma vissuta nel trionfo della mitologia, del folklore, del falso onore di padrini e padroni. David Coco è un attore sensibile e bravo, eccede con misura ed esprime con una sua pìetas la fragilità mentale mina, per volere di zio, una vita violenta. Con lui un cast di ottimo livello tra cui due volti necessari come Sperandeo e Bruschetta e la brava Anna Bonaiuto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 giugno 2007)

"L'idea più bella de 'L'uomo di vetro', dal libro di Salvatore Parlagreco sul primo e misconosciuto pentito di mafia (Bompiani), sta tutta nel vecchio slogan della 'banalità del male'. Leonardo (David Coco) ha un'aria da bravo ragazzo, una fidanzatina adorante, una madre (Anna Bonaiuto) che partecipa alla messinscena quotidiana della normalità. Può essere mafioso uno così? Sulle prime non ci crede nemmeno la polizia. Perché non ci creda nessuno, la mafia, pirandellianamente, lo costringe a fare la parte del pazzo. Finendo per farlo quasi impazzire davvero. E qui il film potrebbe avere un'impennata se Incerti e i suoi interpreti non si contentassero di impaginare un raccontino pulito e al fondo convenzionale, ottimo per la tv. Non sono le storie che mancano, sono le ambizioni." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 giugno 2007)

"Chi ha apprezzato 'I cento passi' di Giordana non potrà non essere colpito da 'L'uomo di vetro,' il film del bravo Stefano Incerti, tratto dal libro omonimo di Salvatore Parlagreco, dedicato a Leonardo Vitale, primo pentito di mafia. Di grande realismo e di profondo impatto emotivo, la pellicola, disegnando un verosimile affresco del mondo di "cosa nostra", narra la storia di una lucida follia: quella di un "uomo d'onore" che decide di passare dall'altra parte dopo una lacerante crisi di coscienza. (...) Il suo precario equilibrio psichico, reso più fragile dal "facile" ricorso all'elettroshock, fa il gioco della mafia, che lo vuole pazzo: le dichiarazioni di un folle non hanno peso in tribunale. E così accade. Alla fine è quasi il solo a pagare. Rilasciato dopo 11 anni di manicomio criminale, viene ucciso nel 1984. (...) Quello di Incerti è un film a tratti duro ma mai sopra le righe, che non cade nei classici stereotipi mafiosi. Né fa di Vitale - un misurato David Coco - un eroe. Piuttosto vuole raccontare la battaglia interiore di un uomo, al contempo vittima e colpevole, che diventa una lotta, più o meno consapevole, per affermare la libertà di coscienza anche a costo di andare contro le proprie radici e gli affetti. Non siamo ancora al pentitismo strumentale, di mestiere. E alla fine l'impressione è che il ravvedimento di Vitale sia arrivato in anticipo sui tempi, troppo presto per uno Stato non ancora pronto e colpevolmente indifferente: non capì o non volle capire che la follia in parte era l'autodifesa di un uomo lasciato solo con le sue paure." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 23 giugno 2007)

"Senza sposare la causa oggi persa e consunta dall'uso del cine poliziesco o della fiction 'Piovra', Stefano Incerti si ispira a un libro per mettere in scena la storia umana del primo pentito di mafia, avendo nel Dna i film di Petri e Giordana. Senza l'enfasi positivista tv, il film entra sottopelle in una esemplare vicenda nevrotica degna del dr. Sacks, sulle spalle di Leonardo Vitale, primo collaboratore di giustizia che nel ' 72 fece saltare i tavoli di Cosa Nostra ma pure i suoi nervi: restò 11 anni in manicomio criminale. Tutta realtà romanzesca ma vissuta nel trionfo della mitologia, del folklore, del falso onore di padrini e padroni. David Coco è un attore sensibile e bravo, eccede con misura ed esprime con una sua pìetas la fragilità mentale mina, per volere di zio, una vita violenta. Con lui un cast di ottimo livello tra cui due volti necessari come Sperandeo e Bruschetta e la brava Anna Bonaiuto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 6 luglio 2007)
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