L'uomo di neve

The Snowman

GRAN BRETAGNA - 2017
2,5/5
L'uomo di neve
Quando il detective Harry Hole, a capo di una squadra speciale della polizia di Oslo, investiga sulla morte di una giovane donna avvenuta dopo la prima nevicata dell'inverno, inizia a temere che sia nuovamente all'opera un elusivo serial killer. Con l'aiuto della giovane e brillante recluta Katrine Bratt, il poliziotto dovrà legare assieme casi irrisolti vecchi di decenni con questo nuovo e brutale, nella speranza di riuscire a smascherare il killer prima della prossima nevicata.
  • Altri titoli:
    Snømannen
  • Durata: 119'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Tratto da: romanzo omonimo di Jo Nesbø (ed. Piemme)
  • Produzione: WORKING TITLE FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON ANOTHER PARK FILM
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 12 Ottobre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca "The Sensation" Pisacane
I bambini amano il Natale, i regali sotto l’albero e i pupazzi di neve. Il piccolo Olaf di Frozen ha conquistato il mondo, e anche Michael Keaton, quando è tornato dall’aldilà in Jack Frost, si è reincarnato in due palle bianche con una carota al posto al naso. Questa volta il classico simbolo delle vacanze di fine anno si trasforma in un presagio di morte, in un monito all’apparenza innocente, mentre l’assassino attende l’oscurità nel bosco. L’uomo di neve proietta la platea in una Oslo fredda, glaciale, dove tutto tende al bianco. I sentimenti si spengono nei continui fiocchi che cadono dal cielo, e anche i poliziotti, invece di essere un simbolo rassicurante per la gente, preferiscono il collo della bottiglia al calore del focolare.

Harry Hole è il detective più famoso della città. Ha risolto molti casi che sembravano impossibili e il suo volto finisce spesso sulle prime pagine dei quotidiani. Lo chiamano “il grande Harry Hole”, ma la notte lo si può incontrare mentre dorme su una panchina, sbronzo e senza speranza. Il suo ego, e il suo passato, distruggono ogni affetto, e ora è solo un’ombra che si aggira nella notte, alla ricerca del prossimo psicopatico da sbattere in cella.

I matti assetati di sangue non finiscono mai, e alcune donne iniziano a sparire al calar delle tenebre. In comune hanno un figlio che le aspetta a casa e una relazione complicata con il marito. Il protagonista si prepara a inseguire il killer, a sfidare la morte, ma anche a diventare lui stesso una preda. I cacciatori non sfoggiano sempre un distintivo, e la cattiveria umana non ha limiti. Il sangue scorre, la lista delle persone scomparse si allunga, e il bel tenebroso di turno sfida i ghiacci in nome della giustizia.

Michael Fassbender è l’investigatore senza paura, l’Harry Hole nato dalla penna di Jo Nesbø. La sua espressione sofferente coinvolge ed è forse l’elemento che più si avvicina ai thriller sanguinosi dello scrittore norvegese. Il film cerca di cogliere le tante sfumature del romanzo, ma si ferma a meno della metà. Le atmosfere dark non mancano, però la storia è ben lontana dal darci le stesse emozioni dell’epopea scritta, e resta la didascalica trasposizione di un’indagine da brividi.

L’uomo di neve è un noir insipido, che scopre troppo presto le carte e non sfrutta il carisma dei suoi interpreti. J.K.Simmon sembra spaesato nel ruolo del ricco vizioso e Val Kilmer è irriconoscibile. I flashback, figli della materia letteraria, non aggiungono nulla alla vicenda e ci fanno rimpiangere le opere passate del regista. Tomas Alfredson aveva diretto l’ottima spy story La Talpa e l’horror Lasciami entrare, un’opera potente che aveva stregato anche gli americani.

Dietro la macchina da presa doveva esserci Martin Scorsese, che poi è rimasto tra i produttori. Forse l’uomo di neve sarebbe stato un film diverso, più inquietante e profondo. Ma la carriera cinematografica di Harry Hole non morirà sommersa dalla neve, e lo ritroveremo ancora per la regia di Tobey Maguire e Denis Villeneuve. Lunga vita al re degli investigatori al gelo.

NOTE

- ALLA REGIA ERA STATO INIZIALMENTE ACCOSTATO MARTIN SCORSESE, CHE E' RIMASTO COINVOLTO NEL PROGETTO IN VESTE DI PRODUTTORE ESECUTIVO INSIEME, TRA GLI ALTRI, A TOMAS ALFREDSON.

CRITICA

"(...) è un giallo vecchio stile (chi, perché uccide donne quando nevica?) che sembra il primo Dario Argento con la mano assassina guantata, ma procede per inerzia, senza produrre passioni simpatie o antipatie. (...) Cast degno di occasioni migliori." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 ottobre 2017)

"(...) un thriller 'sporco' e cupo; però con tutti i caratteri del cinema mainstream, a cominciare dal cast divistico internazionale. (...) Sarà che la neve - eccetto a Natale - mette un po' tristezza, ma i paesaggi invernali si prestano bene ad ambientare storie di umana desolazione e delitto. Però il film, pur coinvolgente, soffre di alcuni limiti. Innanzitutto una struttura narrativa non sempre limpida, che intorcina gli eventi in piani temporali diversi con flashback, anticipazioni, ritorni sullo stesso episodio ( un' avvertenza per la visione: cercare di memorizzare i nomi dei personaggi, per capire subito chi è la vittima di turno). Allo scopo di aumentare la suspense, il film ricorre più volte alla pratica del cliffhanger, oggi inflazionata dalle serie televisive: due azioni si svolgono contemporaneamente in luoghi diversi, alternandosi e interrompendosi nel momento di maggiore tensione. Qui ce n'è almeno un paio di lunghette, riservate entrambe ai personaggi di Hole e Katrine; ma in nessuna la tecnica ha la stessa efficacia che le aveva dato Jonathan Demme nel 'Silenzio degli innocenti'. Il secondo punto debole riguarda le principali soluzioni narrative; ed è più evidente nella sintesi filmica che nel romanzo. I fedeli del genere non mancheranno di 'scoprire' l'assassino assieme al detective, anticipando troppo la soluzione. E il colpo di scena in sottofinale ha l'aspetto di un 'deus ex machina' un po' troppo sbrigativo, messo lì per consentire nuove puntate delle avventure del malinconico Hole." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 12 ottobre 2017)

"Nel portare il libro sullo schermo, lo svedese Tomas Alfredson - che pure se l'era cavata assai brillantemente con gli adattamenti di 'La Talpa' e 'Lasciami entrare' - ha perso di vista l'essenziale. Non a causa degli inevitabili tagli al testo, ma per via di immotivate variazioni narrative che, in luogo di condensare il plot, ne indeboliscono la forza. E a risentirne sono gli stessi personaggi, incluso l'ispettore di Oslo Harry Hole, protagonista di undici thriller che gli hanno assicurato fama internazionale. (...) Ben coadiuvato dal direttore di fotografia Dion Beebe, Alfredson si conferma avvolgente tessitore di atmosfere e Fassbender aveva tutti i numeri per essere un fantastico Harry, se solo il copione non lo avesse confinato in un passivo ruolo di ubriacone autodistruttivo. Senza dubbio Hole è questo, ma anche molto di più: un detective dall'istinto infallibile, un essere in bilico fra luci e ombre che non teme di scandagliare gli oscuri recessi della psiche umana. Della sua affascinante complessità nel film resta magra traccia: come potremmo - Nesbo e noi lettori - non sentirci traditi?" (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 12 ottobre 2017)

"Il killer che miete le sue vittime quando 'la prima neve arriverà' ha evidentemente impedito ad Alfredson di esprimere la sua arte migliore, facendogli tradurre il settimo romanzo di Nesbø sulla serie di Harry Hole (...) in un buon giallo/nero/thriller/mistery ma niente di più. In altre parole, l'autore svedese sembra aver avuto il timore di spingersi oltre il confine di una regia corretta, trattenendosi nei limiti del genere senza osare a dare profondità vera alla tragedia intima di personaggi, quasi tutti ombre spettrali di una società e di una comunità ermeticamente impenetrabili, rigidamente sconnesse. Il suo 'Snowman' è solo parzialmente un film di fantasmi, e Hole - a cui Fassbender consegna comunque un'interpretazione magnifica - si muove come uno zombie lirico e stordito fra la dipendenza all'alcol, la dedizione al lavoro e il senso di colpa per l'incapacità di amare chi, invece, lo ama (Gainsbourg e suo figlio). (...) 'L'uomo di neve' piacerà (e farà sobbalzare) alle masse, ma ai palati più raffinati il sapore dell'opera magistrale resterà un desiderata. Fino alla prossima di Tomas Alfredson, speriamo." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 12 ottobre 2017)

"Piacerà ai fan dei libri di Jo Nesbø che finalmente vedono il loro eroe Harry Hole portato sullo schermo (era ora, i romanzi sono almeno una decina, e 'L'uomo di neve' era il settimo). Portato dall'uomo giusto (Tomas Alfredson di 'Lasciami entrare' e della 'Talpa') con l'attore giusto (Michael Fassbender è tra i pochi ad avere la faccia dell'implacabile cacciatore). Ma non è solo Fassbinder l'interprete ad hoc. Anche Rebecca Ferguson fa la sua bella figura e rende del tutto plausibile il coinvolgimento dell'ispido scapolo. E J.K. Simmons, be' lui è sempre giusto in ogni circostanza, e lo è particolarmente qui a fare l'indiziato numero uno. Giusto lo è Alfredson probabilmente più di Martin Scorsese (che produce e che doveva in un primo tempo dirigere) perché Tomas ci guazza a raccontare i delitti innevati (la neve come personaggio, come nemico, rifugio dei colpevoli, incubo degli innocenti). E la neve come segnale (i primi fiocchi annunciano come squilli di trombe la nuova impresa del serial). 'L'uomo di neve' lo meneremmo già nel pantheon dei gialli in cinema, se non fosse per una certa prevedibilità di racconto. D'accordo, la suspense al cinema (più che sulla pagina scritta) nove volte su dieci sta nel fatto che lo spettatore avverte il pericolo qualche istante prima dell'eroe, del protagonista (o della vittima) e qui il meccanismo scatta a perfezione." (Giorgio Carbone, 'Libero', 12 ottobre 2017)

"Thriller molto cupo (tratto da una serie letteraria noir), incapace, però, di appassionare, anche a causa di una sceneggiatura non equilibrata e di un finale poco credibile. Un film nella media, che non lascia il segno e del quale ci si dimenticherà appena fuori dalla sala." (A.S., 'Il Giornale', 12 ottobre 2017)
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