L'uomo del giorno dopo

THE POSTMAN

USA - 1997
È l'anno 2013 e il mondo vive in una devastazione successiva ad una guerra nucleare. La vita va avanti in forme stentate e la popolazione si è rifugiata in comunità primitive che lottano tra loro per sopravvivere. Gli Holnists, guerrieri guidati dal dispotico generale Bethlehem, seminano il terrore nei villaggi, reclutando a forza i sopravvissuti più robusti. Un giorno in uno dei villaggi arriva un vagabondo solitario che, nel momento del pericolo, ha l'idea di assumere l'identità di un rappresentante del governo. In breve la notizia si diffonde e la posta che consegna diventa simbolo di speranza soprattutto fra i giovani che sentono il bisogno di tornare agli antichi valori. Il postino diventa anche il punto di riferimento per organizzare l'opposizione a Bethlehem. Diventato un leader, il postino assume il compito di ricostruire da zero una civiltà e un mondo. Innamoratosi di Abby, riesce a trovare la forza per andare avanti, mette insieme un gruppo che arriva allo scontro con i nemici guidati dal generale...

CAST

CRITICA

"'Lawrence d'Arabia', 'Robin Hood', pianeta delle scimmie, western post-moderno, Farenhneit: il fantafilm di Costner è un noiosissimo, lunghissimo (tre ore!), confusissimo moloch sul neo-patriottismo, una pessima metafora sull'America d'oggi (con notazioni revanchiste), uno svogliato esercizio di epica vagamente new-age e anticlintoniana, un'esemplificazione debosciante di spettacolarità. Fin troppo facile scovare retorica in ogni dove, nelle immagini come nella narrazione: calcolati effetti ralenti, vedute aeree vertiginose, musiche solenni, insostenibili richiami insinceri all'epopea dei pionieri, esibizione strabocchevole di primi piani del nostro. Tanto brutto quanto 'Waterworld' e involontaria parodia di 'Balla coi lupi', potrebbe però diventare culto: ma per le visioni apocalittiche di fine millennio rivolgersi al 'Titanic'." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 23 febbraio 1998)

"Anche se poi i ritmi non ci sono (il racconto, lunghissimo, è quasi del tutto privo di dinamica) e i climi, pur tutti indirizzati all'eroismo, hanno molto di rado quella vitalità e quegli impeti con cui, invece, il regista-attore intendeva visibilmente sostenerli. Così un po' ci si annoia, in altri momenti, quando il girovago non ancora postino vaga tra le rovine recitando Shakespeare per campare (sic!), si stenta a non sorridere, e alla fine, quando il Bene vince e il Male delle Apocalissi politiche e morali vien sconfitto, pur non potendo non apprezzare la nobiltà delle intenzioni, si è costretti a vederle naufragare soltanto sotto un oceano di retorica: che oggi forse non convince neanche più le platee del Minnesota. Costner eroe ha di fronte un antieroe 'cattivo', Will Patton, che, garantiscono, non è parente del famoso Generale." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 27 febbraio 1998)

"Infarcito di citazioni, da 'Balla coi lupi' a 'Waterworld' (la ricerca della terra promessa), 'L'uomo del giorno dopo', di e con Kevin Costner, è più presuntuoso che ambizioso. Retoricamente patriottardo e pomposamente epico, tenta di saldare il mito della frontiera kennediana con quello dei pionieri e dei pony-express, e lo fa prendendo in prestito un romanzo di fantascienza non estraneo a quella letteratura zeppa di notazioni teologiche la lettera diventa il Verbo e il suo latore un nuovo messia - che sullo schermo si perdono. Un imposto di 'Mad Max' e del 'Pianeta delle scimmie', del 'Cavaliere della valle solitaria' e di 'Fahrenheit 451'. Che è lievitato solo nei costi: 175 milioni di dollari." (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 18 Marzo 1998)

"Ambizioso, temerario e interminabile kolossal futuribile di Kevin Costner, che per mettere in guardia l'umanità dell'estinzione in agguato, ricicla situazione straviste. La cosa più fastidiosa è che in questi filoni gli abitanti del post Duemila vestono come straccioni, usano ancora spada e pugnale e facciano un bagno al mese". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 13 aprile 2001)
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