L'uomo dal cuore di ferro

HHhH

FRANCIA - 2016
3/5
L'uomo dal cuore di ferro
Reinhard Heydrich, braccio destro di Himmler e capo della Gestapo, è il gerarca più spietato del Terzo Reich, il macellaio di Praga, la bestia bionda, l'uomo più ammirato da Hitler per la ferocia e l'efferatezza delle sue azioni. Sua è la mente che ha architettato la mostruosa "soluzione finale". Jan Kubis e Jozef Gabcik sono due sodati, uno ceco e l'altro polacco, che hanno deciso di unirsi alla Resistenza per combattere contro l'occupazione nazista. Dopo essersi stati addestrati a Londra, i due si offrono volontari per portare a termine una delle più importanti e rischiose missioni segrete della Seconda Guerra Mondiale: l'operazione Anthropoid studiata per eliminare Heydrich. La causa viene prima di tutto, della loro stessa vita e il 27 maggio 1942 i destini di Heydrich, Jan e Jozef si incrociano su una strada di Praga cambiando il corso della Storia.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA
  • Specifiche tecniche: ARRI 435/PANAVISION, 35 MM, DCP
  • Tratto da: romanzo "HHhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich" di Laurent Binet (ed. Einaudi)
  • Produzione: LÉGENDE FILMS, CUTTING EDGE GROUP, NEXUS FACTORY, RED CROWN PRODUCTIONS
  • Distribuzione: VIDEA (2019)
  • Data uscita 24 Gennaio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Lucchini
Considerato da molti come l’uomo più pericoloso del terzo Reich, Reinhard Heydrich fu il principale artefice della “soluzione finale della questione ebraica”. Decisivo il suo ruolo nella pianificazione e nell’organizzazione dello sterminio degli ebrei in Europa tanto che nel 1941 fu nominato da Adolf Hitler governatore del Protettorato di Boemia e Moravia dove mise in atto sanguinose repressioni guadagnandosi l’appellativo de “Il boia di Praga”.

Ad interpretare quest’uomo freddo e implacabile, o meglio quest’uomo dal cuore di ferro (come da titolo), è l’attore australiano Jason Clarke che con il suo sguardo spietato e il suo viso duro ci restituisce appieno il crudele gerarca nazista. Al suo fianco la moglie Lina (l’algida Rosamund Pike, perfetta nel ruolo della moglie ariana di Heydrich) che lo introdusse all’ideologia nazista, facendolo incontrare con Himmer nelle SS, e che gli fu vicina proprio nel periodo della sua ascesa. Un’ascesa contrastata dagli uomini e dalle donne della Resistenza Cecoslovacca che con immenso coraggio cercarono di eliminarlo: il 27 maggio del 1942 a Praga la Mercedes decappottabile dove viaggiava Heydrich fu colpita da una bomba a mano. Lui cadde a terra e a seguito delle ferite riportate nell’attentato morì. Da quel momento la caccia agli attentatori da parte dei nazisti fu implacabile.

Il regista francese Cedric Jimenez (French Connection) mette in scena un film, tratto dal romanzo HHhH di Laurent Binet, che ci rammenta un episodio della nostra storia, un passato che non dobbiamo dimenticare. Ci racconta degli eroi (in primis i due paracadutisti lo slovacco Josef Gabcìk e il ceco Jan Kubis- rispettivamente interpretati da Jack Reynor e Jack O’Connell- che capitanarono l’attentato di Praga) pronti a sacrificare la propria vita pur di mettere fine alla barbarie in atto in quegli anni bui.


Ci descrive un nazista che amava la musica (aveva una passione per il violino) e un padre premuroso che insegnava pianoforte ai suoi figli ma che allo stesso tempo era capace di uccidere spietatamente e di pianificare stermini di massa degli ebrei. Lo fa in due momenti differenti. La prima parte è tutta incentrata su colui che fu poi soprannominato “Il macellaio di Praga”, la seconda parte invece si focalizza sul gruppo di combattenti della resistenza ceca e sul loro nascondiglio nella cripta di una chiesa, ultima culla della loro vita.

L’importanza dell’atto estremo di coraggio degli attentatori affiora grazie alla visione disomogenea di questo tragico momento storico. La struttura allo stesso tempo dà rilievo a un uomo che non aveva pietà per nessuno (emblematicamente la moglie, sentendolo sempre più distante, gli ricorda le sue origini e che era stata proprio lei ad avviarlo verso il nazismo, ma lui volta le spalle anche a lei). Un uomo che non guardava al passato. Viceversa questo film ci insegna a guardare il passato (un avvenimento sconosciuto alla maggior parte delle persone nonostante l’assassinio di Heydrich abbia segnato l’inizio della destabilizzazione del regime nazista) e ci invita a non girarci dall’altra parte rispetto alla nostra storia e ai nostri ideali fino alla fine.

CRITICA

"(...) Basato su un episodio storico fondamentale, ma non molto noto, il film è nettamente diviso in due parti. Nella prima si racconta la resistibile ascesa di Heydrich, anima dannata interpretata con gelida aderenza da Jason Clarke, e di sua moglie Lina (Rusamund Pike). Nella seconda il punto di vista ruota, assumendo quello degli attentatori. Qui prevale l'azione, forse troppo: però la regia è efficace e (a parte un paio di scene inutilmente patetiche) l'identificazione dello spettatore nei due giovani eroi, assicurata. (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 24 gennaio 2019)

"Il titolo originale della pellicola è HHhH, come quello del romanzo di Laurent Binet dal quale è tratta (Giulio Einaudi Editore), ovvero l'acronimo del tedesco «Himmlers Hirn heißt Heydrich», che significa «il cervello di Himmler si chiama Heydrich». E spiega perfettamente il perché dell'ascesa al potere di Reinhard Tristan Eugen Heydrich, uno dei più influenti gerarchi del terzo Reich, capo, tra gli altri, della Gestapo e stretto collaboratore di Himmler. (...) Il film, diretto da Cédric Jimenez, ha come epicentro proprio l'«Operazione Anthropoid» (qualcuno, forse, ricorderà il film Anthropoid, uscito solo tre anni fa) che portò a quel famoso omicidio. La prima parte del film è dedicata all' ascesa di Heydrich (Jason Clarke, sempre credibile e che ben incarna i tratti ariani del suo personaggio).(...) Dopo un' ora, la pellicola si occupa dei suoi attentatori, Jan Kubi e Jozef Gabcik, raccontando i preparativi dell' agguato, le loro storie personali, il fatidico giorno. Che occupa tutta la parte finale, minuzioso nei dettagli, fino al noto epilogo. Nel film, però, non si fa cenno alle accuse, rivolte al generale, sulle sue presunte origini ebree. Strana scelta. Un film, ben diretto, che non fa sconti, nel senso che, crudo, non sottrae, alla vista, le dosi di orrore. I sensibili, ne tengano conto." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 24 gennaio 2019)

"Ascesa, orrore e caduta di Heydrich, capo SS, firma della "soluzione finale" fino all' attentato riuscito a Praga, 1942. (...) Accolto e ammirato da Himmler, Heyndrich (un centrato Clark) fa onore, per mediocrità e violenza, all'abusata formula "banalità del male", mentre il film di Jimenez, muscolare regista del remake di French Connection non si libera dell'immagine stereotipata (anche nella fotografia) e del montaggio a clip del film di guerra." (Silvio Danese, 'Il Giorno', 24 gennaio 2019)
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