L'uomo con i pugni di ferro

The Man with the Iron Fist

USA - 2012
2/5
L'uomo con i pugni di ferro
Cina, XIX. Sin dal suo arrivo a Jungle Village, il fabbro della città - uno straniero - è stato costretto dalle fazioni locali a creare elaborate armi di distruzione. Quando la guerra tra clan inizia a ribollire, l'uomo decide di incanalare un'antica energia per trasformare se stesso in un'arma umana e, combattendo contro criminali spietati al fianco di eroici guerrieri, sfrutterà il suo potere per salvare la sua gente.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE
  • Specifiche tecniche: RED ONE MX/SILICON IMAGING SI-2K, (2K)/REDCODE RAW (4.5K), 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: ELI ROTH, MARC ABRAHAM, ERIC NEWMAN PER ARCADE PICTURES, IRON FISTS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2013)
  • Data uscita 9 Maggio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Da Hollywood alla Cina a suon di cazzotti e hip hop. E' il senso di un'operazione come L'uomo con i pugni di ferro, pastiche che mescola wuxapian e western, pugnali volanti e rapper, star orientali e occidentali, nel nome non di un supposto sincretismo culturale ma dell'opportunismo economico: la via della seta fa sempre più gola agli studios.
A sostegno della tesi vanno citate le recenti acrobazie produttive di James Cameron, disponibilie a introdurre personaggi con gli occhi a mandorla nel sequel di Avatar, e di Quentin Tarantino, costretto a rivedere con l'accetta il suo Django Unchained, mutilandolo per la censura cinese. E tocca ancora a quest'ultimo ricoprire il ruolo di centravanti di sfondamento delle nuove strategie di mercato: pur segnando l'esordio dietro la macchina da presa del rapper RZA, L'uomo con i pugni di ferro è griffato in tutto e (quasi) per tutto Tarantino: lui il produttore del film, lui il mentore di RZA (che è anche sceneggiatore con un altro tarantiniano doc: Eli Roth), suo l'imprinting ideativo ed estetico. Persino il cast & crew è a prestito: ci sono Lucy Liu (Kill Bill) e - pure se in semplici camei - Pam Grier (Jackie Brown) e Gordon Liu (Kill Bill: Vol. 1 e 2); c'è il montatore Joe D'Augustine e il truccatore Greg Nicotero.
Anche così L'uomo con i pugni di ferro non è un film compiutamente tarantiniano: l'ultima mano di vernice la dà comunque RZA, che sarà pure uno dei migliori rapper della storia (lo scrive Rolling Stone) ma come regista lascia molto a desiderare. E se a un derivato postomodernista gli togli la regia, il superfluo salta all'occhio: non c'è una storia, ma un pretesto; non un progetto estetico, ma un bazar stilistico; nessuna idea portante ma l'allargarsi a macchia d'olio di una ridondante performance ludica.
Cafone, babbeo e a tratti divertente, L'uomo con i pugni di ferro è un baraccone tenuto in piedi soprattutto dalle coreografie (alcune scene di combattimento sono in effetti notevoli) e dal carisma dei suoi interpreti, su tutti un sempre più bolso Russell Crowe, l'ottusamente tosto Dave Bautista e le stelle d'oriente Byron Mann, Daniel Wu e Rick Yune.
Persino RZA non si fa disprezzare come attore (è il protagonista), a patto d'accettare la presenza di un fabbro di colore nella Cina del tardo impero.Se non badate alle sottigliezze, eccovi un passatempo ragionevolmente piacevole.

NOTE

- COREOGRAFO DELLE LOTTE: COREY YUEN.

CRITICA

"Fondatore del gruppo Wu-Tang Clan, dall'influenza decisiva sulla scena della musica hip-hop, RZA ha composto molte colonne sonore. Pare che l'idea di diventare regista gli sia venuta in Cina, mentre collaborava con Quentin Tarantino sul set di 'Kill Bill'. Anche se l'eroe del suo film ricorda quello di 'Django Unchained', trattandosi di un ex-schiavo nero che vuole liberare la sua bella. (...) Fanatico spettatore dei vecchi wuxiapian venuti dall'Oriente che divorava da ragazzo nei cinema del Bronx, RZA avrebbe voluto omaggiarli con un film di quattro ore diviso in due parti (come 'Kill Bill'); invece si è dovuto accontentare di molto meno. E il risultato non fa rimpiangere troppo le parti mancanti, risolvendosi in un catalogo di combattimenti 'vintage' discretamente coreografati, ma assemblati in modo artificioso." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 9 maggio 2013)

"(...) Tarantino è un regista di talento, ma guai a prendere sul serio i suoi epigoni o le pellicole che sponsorizza. Sul suo nome si rischia di dar credito a operazioni modeste come 'L'uomo con i pugni di ferro', opera prima di RZA, il famoso rapper del Wu-Tang Clan, che scrivendo le musiche per 'Kill Bill' si è lasciato affascinare dall'idea di cimentarsi con la regia, sposando l'estetica di Quentin e rievocando quel cinema asiatico di arti marziali che da bimbo lo faceva sognare. (...) Nessuno riesce ad assurgere a statura di protagonista perché le sottostorie sono troppe e RZA, anche autore delle musiche fra hip hop e soul, è più che altro concentrato a orchestrare acrobatiche scene di combattimento, con arti spezzati e schizzi di sangue a gogò. Magari, nei limiti del genere kung fu cui si ispira, il film può anche essere divertente; ma solo in quei limiti." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 9 maggio 2013)

"Piacerà ai nostalgici dei film di arti marziali degli anni 80. Due supernostalgici, il rapper RZA e l'onnipresente Quentin Tarantino, hanno messo su una storia alla Bruce Lee. Ovviamente migliore dei modelli, se non altro per il ricco budget (Bruce lavorava per una cinematografia da area depressa)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 9 maggio 2013)

"Sembra un film di Tarantino ma senza un'idea di cinema. Il rapper RZA, regista, sceneggiatore e protagonista (difficile stabilire quale sia peggio), spazia confusamente tra gongfu, wuxia e spaghetti western. Con Russel Crowe, inciccito, che riesce nell'impresa di far peggio che ne 'I miserabili'. E senza nemmeno cantare." (Maurizio Acerbi. 'Il Giornale', 9 maggio 2013)

"Kung fu (la disciplina) e wuxiapian di Hong Kong (cappa e spada cinese), ma l'impianto è blaxploitation (avventura e schiavismo). (...) Corrono, spaccano e squarciano da ogni parte, però si sente la voglia di estendere alla lunghezza di un film l'energia di una massa di citazioni e estrazioni. Si astengano i fan di Antonioni. Chi produce? Tarantino. Qualche dubbio?" (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 10 maggio 2013)

"Rapper, fondatore e membro di collettivi hip hop, produttore discografico, attore cinematografico e autore di colonne sonore (fra le altre, di 'Kill Bill', 'Repo Man', 'Django Unchained'), RZA (nome d'arte dell'afroamericano di New York Robert Fitzgerald Diggs) esordisce nella regia con 'L'uomo con i pugni di ferro', sceneggiato con Eli Roth, regista di 'Hostel' e di 'Hostel Part II' e prodotto da Quentin Tarantino: un'«opera prima» come omaggio (una lettura superficiale dei loro temi e delle loro situazioni) ai film kung fu («Gongfupian») e ai «cappa e spada» cinesi («Wuxiapian»), paragonabili a quelli occidentali e di cui sono protagonisti personaggi mitici, cavalieri erranti, spadaccini volanti. (...) Ingenuità e incongruenze costellano un racconto confuso nella sua struttura e nella prima parte bloccato nella presentazione, accompagnata dalla voce fuoricampo del regista, dei vari personaggi, alla quale si alternano affollati combattimenti. Un racconto con non pochi anacronismi, che, fra citazioni dei «classici» della produzione di Hong Kong degli anni 70 (ne ricalca i parametri e lo stile di rappresentazione e di recitazione), annovera sequenze di scontri e tenzoni coreograficamente esaltanti, spettacolari e avvincenti (sono curate da specialisti cinesi del genere), alcune però viziate da un certo abuso dello «slow motion» e frequentemente caratterizzate da un disturbante iperrealismo nell'ostentazione di arti recisi e di corpi sanguinanti." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 16 maggio 2013)

"Kung fu (la disciplina) e wuxiapian di Hong Kong (cappa e spada cinese), ma l'impianto è blaxploitation (avventura e schiavismo). L'eroe ha corazza di coltelli volanti, un fabbro idealista costruisce spade, i cattivi che vogliono l'oro governativo fanno Grand Guignol a ritmo di spot, c'è anche Jack lo Squartatore (Crowe), il paese si chiama Jungle, che fa rima con jingle e ricorda Django, e i duelli sono al tempo hip-hop del rapper RZA, che dirige una miscela di hit culturali che vorrebbe, ma non riesce a diventare un vero, equilibrato mélange. Corrono, spaccano e squarciano da ogni parte, però si sente la voglia di estendere alla lunghezza di un film l'energia di una massa di citazioni e estrazioni. Si astengano i fan di Antonioni. Chi produce? Tarantino." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 17 maggio 2013)
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