L'uomo che vide l'infinito

The Man Who Knew Infinity

GRAN BRETAGNA - 2015
2/5
L'uomo che vide l'infinito
1913. Srinivasa Ramanujan è un ragazzo indiano, genio della matematica e autodidatta, che arriva al Trinity College di Cambridge, dove stringe un forte legame con il suo mentore, l'eccentrico professore G.H. Hardy, che si batterà per fargli avere universalmente i giusti riconoscimenti. Questa è la storia di una amicizia vera, che ha cambiato per sempre il mondo della matematica.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA (1:2.39)
  • Tratto da: biografia omonima di Robert Kanigel (ed. Rizzoli)
  • Produzione: EDWARD R. PRESSMAN, JIM YOUNG, JOE THOMAS, MATTHEW BROWN, SOFIA SONDERVAN, JON KATZ
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2016)
  • Data uscita 9 Giugno 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco
Tra le figure che popolano i numerosi biopic degli ultimi anni, i matematici e gli scienziati sono secondi solo ai musicisti per numero di trasposizioni. Dopo gli oscarizzati John Nash (A Beautiful Mind), Stephen Hawking (La teoria del tutto)  e Alan Turing (The Imitation Game), ora tocca al più curioso del gruppo: Srinivasa Ramanujan, un genio inconsapevole protagonista di L'uomo che vide l'infinito,diretto da Matt Brown (al Bifest e dal 9 giugno in sala con Eagle).

Il film racconta di questo ragazzo (Dev Patel) che nella Madras degli anni '10 del secolo scorso rivoluziona molte delle teorie matematiche dell'epoca, con talento puro e genio quasi istintivo. Ma l'India è ancora una colonia britannica e il ragazzo ha bisogno dell'approvazione accademica quindi si reca a Cambridge, dove il professore G. H. Hardy (Jeremy Irons) è interessato ad approfondire le questioni sollevate da quelle teorie: ma l'accademismo occidentale, il razzismo e la guerra metteranno molti bastoni tra le ruote.
Scritto dal regista sulla base del libro omonimo di Robert Kanigel, L'uomo che vide l'infinito è un tipico film biografico in salsa britannica in cui la Storia fa da sfondo e al contempo motore di eventi e personaggi reali, romanzati come accademia impone.

Un film che però nonostante le vesti non proprio scintillanti ha molti argomenti da trattare, oltre la storia personale di Ramanujan, come per esempio la differenza apparentemente insolubile tra la razionalità alla base del pensiero occidentale e la visione che guida il pensiero orientale, tra la visione classica e quella romantica che nel film si sfidano con la difficoltà del protagonista di dimostrare le sue idee: e fin quando il film lambisce questi territori, provando a far comprendere almeno in superficie il talento del matematico, regge gradevolmente, per quanto del tutto convenzionale e manierato.

Poi però il pathos deve prevalere su tutto e la vita difficile di un matematico indiano diventa una comune telenovela in costume, fatta di complicate situazioni familiari, razzismo, violenze, soprusi, malattie e, perché no, la guerra e qualche bomba. Così tutto il fascino di temi e personaggi si disperde, la voglia di lacrime risucchia il bisogno di capire la bellezza del sapere e l'estetica della matematica di cui parla Bertrand Russell nell'epigrafe del film. Bel modo beffardo e cinico – sotto la parvenza del sentimentalismo – per contraddirne le parole.

CRITICA

"Simile a un romanzo di Leavitt o Forster, il bio film di Matthew Brown è scritto, diretto e recitato in bella calligrafia, ha un utilizzo storico didascalico un po' televisivo, commozione cerebrale e il punto a favore con Dev Patel, protagonista in realtà inglese con i cui sogni nel cassetto si solidarizza subito." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 giugno 2016)

"Questi film biodidascalici si somigliano tutti. Ma spesso sono rispettabili. Il cast: Dev Patel che fu rivelato da 'The Millionaire'; l'ottimo Toby Jones ammirato in uno dei 'cunti' di Garrone; e Jeremy Irons scienziato in tweed stazzonati, che sembra distratto ma è tutto d'un pezzo." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 9 giugno 2016)

"Pur prevedibile nella piana struttura drammaturgica, il film di Matthew Brown si fa apprezzare per la bella ambientazione d'epoca ritagliata nell'Università di Cambridge, per il fascino della vicenda umana e per la qualità degli interpreti: Day Patel conferisce in giusta dose prepotente fervore e ingenuità a Ramanujan; e Jeremy Irons da tempo non trovava un personaggio così intonato alle sue sensibili, sfumate corde di attore." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 9 giugno 2016)

"Sembra un romanzo di Dickens, ma quella di Ramanujan è una storia vera, e meritava un film migliore di quello di Matthew Brown, che tuttavia ha il pregio non banale di restituire il sentimento di un'epoca non facile resa ancor più ardua per un ragazzo dell'India 'britannica'. Teoria del tutto in salsa curry, più che un biopic, 'L'uomo che vide l'infinito' si propone sia come il racconto dell'incredibile amicizia tra il rigoroso Hardy e l'outcost Ramanujan, entrambi ben interpretati da Jeremy Irons e Dev Patel, sia come un nuovo tassello nell'ormai conclamata tendenza degli inglesi di donare giusta gloria ai propri geni della scienza in vita reietti, Alan Turing docet." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 9 giugno 2016)

"L'ateo occidentale sarcastico più il brahmano orientale ortodosso. L'addizione funziona anche perché a sommarsi sono due attori sopraffini come l'ironico Irons (qui bravissimo) e il sempre eccellente Patel quando può esaltarsi in personaggi pronti a sfide impossibili (...). Film dunque piacevole, adattato dallo stesso regista dall'omonima biografia firmata Robert Kanigel. Abbiamo già visto matematici dare e fare dei grandi numeri al cinema, da 'Will Hunting - Genio ribelle' di Van Sant (...) al più recente 'La teoria del tutto' su Stephen Hawking. In questo caso colpisce assai l'incapacità di razionalizzare da parte del protagonista circa le ragioni misteriose del proprio dono." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 9 giugno 2016)

"Piacerà a chi apprezza le storie molto 'british' almeno quando son recitate da fior d'attori. Irons e Dev Patel gareggiano in bravura e riescono a esprimere a meraviglia l'incontro tra due solitudini (che rimarranno tali nonostante la stima reciproca)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 9 giugno 2016)

"La trama ricorda 'Will Hunting' con Matt Damon (1997). La storia però si svolge in Inghilterra anziché a Boston e il genio bis della matematica è esistito davvero. (...) Un film quasi toccante, un po' ruffiano, con una bella ricostruzione d'epoca e un ottimo cast." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 9 giugno 2016)

"Forse un po' troppo ispirato e ispiratore, questo Ramanujan (il somigliante Dev Patel) visto dal cinema (...) Irons, ormai gigione della mistura flemma/entusiasmo (...). Si procede per tradizionali passaggi della 'beautiful mind, dalla meraviglia dei veri ricercatori al rifiuto delle consorterie scientifiche. È anche un film sul colonialismo, un po' edulcorato. E sulla fondamentale esperienza tra maestro e discepolo." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 11 giugno 2016)
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