L'uomo che amava le rosse

The Man Who Loved Redheads

GRAN BRETAGNA - 1955
L'uomo che amava le rosse
Durante la sua adolescenza Lord Mark Binfield ha avuto un grande amore e l'oggetto di questa giovanile infatuazione è stata Sylvia, una compagna di scuola dai capelli rossi. In seguito, Mark ha sposato un'altra donna, dalla quale ha avuto un figlio, Denis. Un giorno gli accade d'incontrare una ragazza dai capelli rossi, che gli ricorda da vicino Sylvia. Egli si sente indotto a seguirla e ad avvicinarla, infine l'invita a cena e la conduce nell'appartamento di un suo amico, il capitano Oscar Philipson. Mark, che appartiene al corpo diplomatico, vuol nascondere alla sua compagna, Dafne, la sua vera identità: assume quindi un nome falso ed una falsa personalità. L'avventura è bruscamente interrotta dall'arrivo improvviso di Oscar e da uno di quegli allarmi aerei, così frequenti nel 1917. Negli anni successivi Mark, che ha affittato l'appartamento di Oscar ed ha assunto, per le sue scappatelle, il nome di Wright, frequenta molte donne dai capelli rossi, che gli ricordano Sylvia. Nel 1929 conosce Olga, ma ad un ricevimento viene scoperta la sua identità e Olga, avendo conosciuto Denis, si rende conto della situazione e abbandona Mark. Questi continua a condurre una doppia vita, finché, invecchiato, incontra Colette, un'indossatrice dai capelli rossi. Avendola condotta a teatro e poi nel suo appartamento privato, è raggiunto dalla moglie, che gli rivela di essere stata sempre al corrente delle sue scappatelle. Mark confessa alla moglie di amarla e di averla sempre amata, e decide di rinunziare alla sua seconda vita.
  • Altri titoli:
    Der Mann, der Rothaarige liebte
    L'homme qui aimait les rousses
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.37) - TECHNICOLOR, EASTMANCOLOR
  • Tratto da: opera teatrale 'Who is Sylvia?' di Terence Rattigan
  • Produzione: BRITISH LION FILM CORPORATION, LONDON FILM PRODUCTIONS
  • Distribuzione: ATLANTIS
  • Vietato 16

CRITICA

"L'inizio del film è promettente, ma lo spunto che costituisce l'idea centrale della vicenda, è troppo tenue e non basta a giustificarne lo svolgimento con le situazioni, che si vanno verificando. D'altra parte, la psicologia del protagonista e l'atmosfera, in cui vive, sono tanto particolari, personali e bizzarre che lo spettatore vi rimane estraneo. Interpretazione di dignitosi mestiere". ('Segnalazioni cinematografiche', vol 39, 1956)
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