L'ultimo samurai

The Last Samurai

NUOVA ZELANDA, GIAPPONE, USA - 2003
L'ultimo samurai
Nel 1870, il capitano Algren si reca in Giappone per addestrare il primo esercito regolare del Paese, che fino a quel momento aveva basato la difesa dei territori sull'impiego dei samurai. Ora l'Imperatore si prepara a sconfiggere gli ultimi guerrieri rimasti con le sue nuove truppe. Ma quando Algren viene ferito e catturato dai samurai, viene profondamente colpito dai loro ideali e dal senso dell'onore che li guida...
  • Altri titoli:
    The Last Samurai: Bushidou
  • Durata: 153'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, GUERRA, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION
  • Produzione: WARNER BROS., CRUISE-WAGNER PRODUCTIONS, BEDFORD FALLS PRODUCTIONS, RADAR PICTURES INC.
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA (2004)
  • Data uscita 9 Gennaio 2004

RECENSIONE

di Oscar Cosulich
"Quella dei kamikaze è l'errata interpretazione del Bushido. Io credo nella vita non solo per me, ma per tutti. Le decisioni del singolo non possono mai riguardare il mero interesse personale, ma devono rivolgersi al bene superiore comune. La morte in battaglia del Samurai è un sacrificio nobile, che arricchisce il valore della vita, non ha nulla in comune con chi uccide civili innocenti". Così Tom Cruise, di passaggio a Roma per promuovere L'ultimo samurai diretto da Edward Zwick, ha tenuto a precisare il senso della filosofia della "buona morte" che aleggia in tutto il film, scritto e pensato come un omaggio (forse un po' naif) alla tradizione dei samurai, al codice del Bushido, ma anche alle filosofie orientali e a quella zen, miscelati con una buona dose di semplicismo alla visione del mondo di Tom Cruise, da anni militante della setta di Scientology fondata da Ron Hubbard, un mediocre scrittore di fantascienza diventato santone di mezza Hollywood. L'ultimo samurai, ambientato alla fine del 1800, racconta la storia di Nathan Algren, capitano del 7° cavalleggeri, un uomo alla deriva: dopo la Guerra Civile americana, gli orrori dello sterminio dei pellerossa, infatti, lo perseguitano e lui trova rifugio solo nell'alcool. Assoldato per addestrare un esercito di leva in Giappone, con cui i consiglieri dell'imperatore intendono distruggere i samurai per aver mano libera nei loro loschi traffici commerciali con gli Stati Uniti, Nathan entra in contatto con Katsumoto, ultimo erede di una dinastia di guerrieri, e resta affascinato dalla sua filosofia, tanto da abbracciarne la causa. Il film, come si vede, non racconta nulla di particolarmente nuovo, farcito com'è di citazioni, più o meno esplicite, che vanno dall'evocazione delle coreografie belliche di Kurosawa all'ecologismo spicciolo di Balla coi lupi, passando persino per Karate Kid. Appurati questi limiti, va però detto che, nonostante le due ore e ventitre minuti, francamente eccessive, e l'apparente immortalità del personaggio di Cruise, capace di sopravvivere persino a raffiche di mitraglia (il che lo rende più simile a un Highlander, che non a un Samurai), la vicenda si fa seguire con piacere per la carnalità di corpo a corpo in cui è bandita la computer grafica e si riscopre l'antico gusto di un duello tra uomini e non tra stunt digitali. Inevitabile poi pensare a vicende contemporanee, quando si ammonisce a non umiliare il nemico sconfitto, o s'invita a comprendere civiltà diverse dalla propria, evitando di bollarle con l'infamante etichetta di "barbare". Nell'America Imperiale di Bush II, persino un polpettone come L'ultimo samurai assume così quelle valenze "liberal" che, nel 1970, poteva avere un film come Soldato blu, il che offre lo spunto per tristi riflessioni.

CRITICA

"'L'ultimo samurai' sposa il tradizionalismo anche sul piano formale, riducendo le scene a un catalogo di tutti i cliché dell'epoca grandiosa e adottando una regia, accademica, magniloquente, efficace nelle scene di battaglia ma languente nella parte centrale (...). Per non dire delle sequenze al rallentatore, dove il protagonista rivede alcuni episodi alla moviola, come nelle trasmissioni sportive della tv. Se Tom Cruise si cala nella parte del tormentato capitano con atletico stoicismo, in quella del samurai ribelle il collega nipponico Ken Watanabe fa mostra di un carisma d'inferno, scippandogli tutte le scene in cui compaiono assieme. Per la cronaca, i fotogenici paesaggi 'nipponici' del film si trovano, in realtà, in Nuova Zelanda." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 gennaio 2004)

"L'aggettivo 'ultimo', come si constata sfogliando i repertori di Mereghetti o Morandini, ricorre di continuo nella titolazione dei western: 'L'ultimo Apache', 'L'ultimo Buscadero', 'L'ultimo eroe del West', 'L'ultimo fuorilegge'. Per anni celebrando il tramonto di un genere glorioso, il cinema ha intonato l'elegia funebre della Frontiera. E non a caso si diceva che l'aspirazione di ogni regista americano era quella di fare l'ultimo di tutti i western. Sarei tentato di dire che Zwick ci è davvero riuscito in un sontuoso e suggestivo travestimento orientale. Appena incrinato da un finale consolatorio, il film fonde trasparenza e grandiosità nell'evocare l'epopea di coloro che si lanciarono all'arma bianca nelle estreme cariche contro i cannoni. Il declino dell'era della spada era anche il tema di Olmi in 'Il mestiere delle armi', ma qui i modelli sono Eisenstein e Olivier. Superba sul piano acrobatico quanto su quello interiore la prova di Tom Cruise, e bene gli altri: Ken Watanabe, Timothy Spall e la bella Koyuki, protagonista di un sommesso idillio". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 11 gennaio 2004)
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