L'ultimo re di Scozia

The Last King of Scotland

GRAN BRETAGNA - 2006
L'ultimo re di Scozia
Durante una missione in Uganda, il dottor Garrigan, un medico scozzese, entra in contatto con il nuovo Presidente del Paese, il generale Idi Amin. Il dittatore in poco tempo accoglie Garrigan tra le fila del suo staff eleggendolo suo braccio destro, ma con il passare del tempo Garrigan diventa testimone - e complice suo malgrado - delle azioni brutali compiute da Amin. Sconvolto ed esasperato, il medico decide di fuggire dall'Uganda evitando di perdere la sua stessa vita.
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, STORICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 16 MM, SUPER 16 GONFIATO A 35 MM (1:2.35), PANAVISION - DELUXE
  • Tratto da: romanzo omonimo di Giles Foden
  • Produzione: COWBOY FILMS, SLATE FILMS, DNA FILMS, FOX SEARCHLIGHT PICTURES, FILMFOUR, SCOTTISH SCREEN, TATFILM, UK FILM COUNCIL
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Data uscita 16 Febbraio 2007

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Potere. La seduzione e la minaccia del potere. E' questo il focus de L'ultimo re di Scozia diretto da Kevin Macdonald, nipote d'arte (Emeric Pressburger) e apprezzato documentarista (Touching the Void - La morte sospesa). Uganda, anni '70: il giovane medico scozzese Nicholas Garrigan (James McAvoy) arriva in missione, fa le vaccinazioni di rito, apprezza le bellezze locali, e ben presto entra in contatto con il neo-presidente del Paese africano, il generale Idi Amin (Forest Whitaker). Portato a corte quale medico personale, diviene poi braccio destro di Amin e testimone delle efferatezze del suo regime, storicamente responsabile di 300.000 morti. Da mera documentazione a complice certificazione, il passo è breve: Garrigan vacilla, cerca e trova conforto tra le braccia di una delle tre mogli di Amin, tenta di avvelenare il tiranno e di portare a casa la pelle. Tratto dal romanzo di Giles Foden, L'ultimo re di Scozia è un eccitante thriller ambientato in Africa, una cruda riflessione sui meccanismi del potere e uno star-vehicle d'eccezione per Forest Whitaker e James McAvoy. Quale thriller, funziona non poco, offrendo allo spettatore atmosfere oscure e ugualmente arroventate, sequenze affascinanti (il party notturno) o brutali (la tortura e le immagini dei cadaveri seviziati) e una costante sensazione di pericolo, rispetto alla quale il commento musicale pare sovente pleonastico se non fastidioso. Il discorso sul potere, sulla sua forza centripeta e omologante, non è mai una tesi discussa a latere, ma incollata alle immagini del film, popolato come la Storia da piccole e grandi figure virate in grigio. Fronte recitazione: Whitaker è straordinario, i 14 riconoscimenti (tra nomination e premi) finora rastrellati rendono giustizia al suo trasformismo e alla complessità di cui investe Amin. Ancor più meritevole, dunque, la prova del 28enne McAvoy, che rischiava di scomparire nel cono d'ombra dell'attore americano e invece dimostra di poter diventare, almeno, il nuovo Ewan McGregor.

NOTE

- GOLDEN GLOBE 2007 A FOREST WHITAKER COME MIGLIOR ATTORE DI FILM DRAMMATICO.

- OSCAR 2007: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (FOREST WHITAKER).

CRITICA

"'L'ultimo re di Scozia' è un film al bivio tra diversi mondi. Non soltanto per le culture differenti che vi si incontrano, né per il fatto che uno dei due protagonisti è realmente esistito, l'altro è immaginario. Lo è, soprattutto, perché si colloca al confine tra documentario e fiction: da una parte Kevin MacDonald, premiato documentarista, ha raccolto materiali autentici e testimonianze in Uganda; dall'altra la sceneggiatura, tratta dal romanzo di Gilles Foden, è affidata a penne esperte come quella di Peter Morgan (lo sceneggiatore di 'The Queen'). (...) Se è cosa lecita ricavare uno spettacolo da sofferenze reali, il film assolve bene il suo compito. Ottimamente scelti gli attori: a cominciare da Forest Whitaker, s'intende, candidato all'Oscar per il suo Amin Dada carismatico e brutale, fragile e mostruoso insieme. Bellissima la fotografia a colori saturi di Anthony Dod Mantle; più che efficace l'impasto musicale, dove si mescolano musica funky africana e rock scozzese." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 16 febbraio 2007)

"Quando Forest Whitaker impersona il presidente ugandese Amin nell''Ultimo re di Scozia' di Kevin MacDonald, si coglie la differenza fra la sua interpretazione e quella di Helen Mirren in 'The Queen', che è un'imitazione di Elisabetta II. Si noti che gli Oscar vedono nominati entrambi. Amin era reduce della repressione in Kenya contro i Mau Mau e, da ascaro britannico, fu messo a governare l'Uganda. Dell'emancipazione di Amin si occupa il film di MacDonald, dove Amin è visto con lo sguardo del suo medico scozzese. Dettaglio importante: in Kenya aggregato a un reparto scozzese, Amin aveva finito col sentirsi scozzese! 'L'ultimo re di Scozia' ammette fascino e forza d'un politico poi oggetto di sistematica diffamazione, come lo era stato di sistematico incensamento. E constata come il colonialismo cambi nome, non sostanza. E se il 'buono' è il medico, che si crede eminenza grigia, il vero simpatico è il «cattivo» che non crede in nessuno." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 16 febbraio 2007)

"Come vincere l'Oscar come attore: scegliete un ruolo esagerato (tipo un dittatore africano), trasformatevi in guitto insopportabile (tipo Al Pacino in 'Scent of a Woman') e sfoggiate uno sgargiante handicap fisico (tipo Daniel Day Lewis ne 'Il mio piede sinistro'). Forest Whitaker, straordinario in 'Bird' di Eastwood e 'Ghost Dog' di Jarmush, ha seguito il vademecum hollywoodiano ne 'L'ultimo re di Scozia' di Kevin Macdonald in cui è il realmente esistito generale ugandese Idi Amin dei primi Settanta. (...) Tanta voglia di sembrare cinema anni Settanta: zoom a gogò, montaggio a schiaffo, fotografia sgranata. Ma lo scozzese Macdonald è più bravo con la docu-fiction ('Touching the Void - La morte sospesa') che non con una pellicola prevedibile e schiacciata dall'attore da Oscar. Molto più bravo il Will Smith de La ricerca della felicità. Ma Whitaker è attualmente superfavorito." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 16 febbraio 2007)

"Un lungo e sofferto percorso di presa di coscienza che ha il suo principale punto di forza nella prova dei due attori scelti per i ruoli principali, Forest Whitaker nei panni di Amin e James McAvoy in quello di Nicholas Garrigan. Anzi, proprio l'attore nero (giustamente candidato all'Oscar) regge sulle proprie spalle tutto il film. Senza inseguire la troppo facile strada mimetica, Whitaker riesce a entrare nel personaggio grazie a un lavoro di scavo psicologico che utilizza al meglio le risorse della sua imponente statura per restituire sullo schermo il magnetismo minaccioso che Idi Amin Dada seppe esercitare sui suoi compatrioti. E naturalmente su Garrigan che McAvoy presenta sullo schermo con tutta la carica del suo incosciente entusiasmo giovanile, incapace di fermarsi davanti a quello che gli piace. Tanto che corteggia prima la moglie (Gillian Anderson) del medico che l'ha accolto in Uganda, poi addirittura una delle spose (Kerry Washington) dello stesso dittatore. Innescando così la mortale vendetta di Amin. Questa bella prova di recitazione, però, non riesce a cancellare tutti i difetti del film, che finisce per essere troppo sbilanciato dalla parte di Idi Amin Dada. Non perché la trama non ne metta in evidenza delitti e ferocia, ma perché il personaggio di Garrigan è troppo schematico, non vive mai di vita propria ma resta schiacciato dal suo compito drammaturgico che è appunto quello di lasciare la scena all'altro. È la sceneggiatura (di Peter Morgan e Jeremy Brock) il vero punto debole del film perché non riesce a mettere sullo stesso piano i due personaggi, quello reale e quello inventato. Troppo sbilanciata a favore del primo, che domina sempre la scena (grazie anche alla prova superba di Whitaker, vale la pena di ripeterlo)" (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 16 febbraio 2007)

"In 'L'ultimo re di Scozia' Forest Whitaker, candidato all'Oscar come migliore attore protagonista, regala una straordinaria performance psicofisica nel ruolo di Idi Amin Dada, il presidente-dittatore dell'Uganda salito al potere nel 1971 con un colpo di stato. Il massiccio attore di colore, capace di scivolare con duttilità nei personaggi più diversi e di comunicarne con magnetico realismo lo spessore umano, ha saputo restituire la complessa e controversa figura di Idi Amin attraverso l'avvincente percorso politico-esistenziale che lo portò a trasformarsi da leader carismatico in un sanguinario psicopatico. Merito anche del documentarista scozzese Kevin Macdonald, che per far rivivere la tragedia shakespeariana di uno dei più efferati politici del Novecento, ha utilizzato il veicolo narrativo dell'odissea del medico scozzese Nicholas Garrigan, creato dallo scrittore Giles Folden. Partito per l'Uganda nel 1970 come volontario, Garrigan diventa il medico personale del dittatore, viene sedotto dalla sua personalità e diventa suo confidente e consigliere, ma anche testimone e complice di omicidi di massa e torture. E quando, di fronte al demoniaco delirio di onnipotenza di Amin, ritrova il necessario barlume di coscienza e di senso morale, lascia il Paese rischiando la vita. Macdonald è abile a integrare il personaggio romanzesco nei fatti documentati, a mescolare stilisticamente il linguaggio irrequieto di un certo cinema degli anni '70 e un documentarismo secco e incisivo con movimenti nervosi, primi piani, colori lividi dell'epoca." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 17 febbraio 2007)
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