L'ultimo Pulcinella

ITALIA - 2008
L'ultimo Pulcinella
L'ultimo Pulcinella, ispirato ad un soggetto inedito di Roberto Rossellini, è una storia ambientata fra la Napoli d'oggi e la Parigi delle banlieues. Parla del rapporto, pieno di conflitti, tra un ragazzo napoletano che cerca nuovi stimoli creativi lontano dalla sua città, e di un padre, artista di strada, che guadagna con fatica la vita cantando e recitando nelle piazze di Napoli "le storie di Pulcinella".
  • Altri titoli:
    Pulcinella
  • Durata: 89'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: liberamente ispirato a un soggetto inedito di Roberto Rossellini
  • Produzione: MARIA BELLINI E GIORGIO MAGLIULO PER COMPAGNIA ITALIANA, FARO FILM, RAI CINEMA
  • Distribuzione: BOLERO FILM (2009)
  • Data uscita 13 Marzo 2009

NOTE

- FILM DI CHIUSURA, EVENTO SPECIALE, AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008).

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2009 PER IL MIGLIOR SOGGETTO.

CRITICA

"Un film per sognare il teatro. Un teatro per fare un film. Un grande cantante e attore napoletano, Massimo Ranieri, per dire che Napoli e l'Italia continueranno a esistere solo finché saranno luoghi dell'anima. Anche per chi magari non vi ha mai messo piede. Scritto con il compianto Rafael Azcona e con Diego De Silva, 'L'ultimo Pulcinella' di Maurizio Scaparro comincia con una maestosa ripresa aerea che scende da un totale della città giù giù dentro Spaccanapoli (...) 'L'ultimo Pulcinella' non è un capolavoro. È slegato, fin troppo poetico, emoziona davvero solo quando Ranieri canta, o magari consola in silenzio quel figlio spaventato (c'è la camorra dietro la sua fuga). Ma nasce da un'inquietudine autentica. E tutt'altro che privata." (Fabio Ferzettti, 'Il Messaggero', 1 novembre 2008)

"Prima inquadratura, il Vesuvio. Non ci sono stereotipi, ma è come andare al mercato dell'antiquariato. Film vintage dove Ranieri recupera figlio, moglie e lavoro." (Valerio Cappelli, 'Corriere della Sera', 1 novembre 2008)

"Un elogio delle virtù del teatro moralmente elevato e pieno di facce famigliari, con una taumaturgica nota di ottimismo della volontà in tempi scettici verso l'arte. Le citazioni pescano da entrambi i repertori (Eduardo e Carné): ma più che di cinema, si tratta di teatro fotografato." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 marzo 2009)

"Quando Ranieri canta, tremano le vene ai polsi. Basterebbe questo ma c'è di più: cos'è quel sogno che possiamo vivere anche nella realtà più degradata? L'arte. Proprio come insegnava un certo Pulcinella." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 13 marzo 2009)

"Avvertenza obbligatoria: in questa stagione si è visto sicuramente di molto peggio. 'L'ultimo Pulcinella', diretto dal regista teatrale Maurizio Scaparro, tornato temerariamente al cinema dopo due sfortunati tentativi, un lontano 'Don Chisciotte' e un recente 'Amerika', è un appassionato, più che un appassionante, omaggio al palcoscenico, multietnico, secondo l'apprezzabile nuovo corso della democrazia. Però, come costume dell'ostinato autore, che ha scritto (in società) anche soggetto e sceneggiatura, è teatro, mica cinema. Comune sia il film (?) un pregio indiscutibile ce l'ha, la durata telegrafica: meno di un'ora e mezzo." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 marzo 2009)

"Maurizio Scaparro ha tratto 'L'ultimo Pulcinella' da un fortunatissimo spettacolo teatrale che si ispira, a sua volta, a un vecchio soggetto cinematografico del grande Roberto Rossellini. Il film zoppica un poco nella parte centrale (soprattutto nella descrizione del milieu universitario parigino, e nel personaggio un po' oleografico della vecchia attrice pazza interpretata da Adriana Asti) ma si innalza nel finale, nella preparazione dello spettacolo con i ragazzi multicolori della banlieue. Dove impazzano le musiche di Mauro Pagani e trionfa il talento di Massimo Ranieri, uno dei più straordinari show-man che cinema, teatro e canzone italiani abbiano mai avuto." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 13 marzo 2009)

"Il biglietto da visita del Ranieri per tutti, uno e trino, potrebbe essere proprio 'L'ultimo Pulcinella': un piccolo film schietto e sotto certi aspetti esile che lascia tuttavia un retrogusto duraturo. Soprattutto quando si rinchiude nel cuore della vicenda, quel palcoscenico degradato di Parigi dove in una mescolanza da Orchestra di Piazza Vittorio si rinnova fra gente d'ogni colore e provenienza il mito di «les italiens». il protagonista recita, canta e comunica con una passione antropologica che contraddice il titolo. Di fronte al suo travolgente Pulcinella come si fa a pensare che sia l'ultimo? Si conclude piuttosto che, nato nel '600, è destinato a sopravvivere almeno per altri quattrocento anni." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 13 marzo 2009)
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