L'ultimo lupo

Wolf Totem

CINA - 2014
3,5/5
L'ultimo lupo
1969. Chen Zhen, giovane studente di Pechino, viene inviato nel cuore della Mongolia per istruire una tribù di pastori nomadi. In realtà, sarà Chen a imparare vere e proprie lezioni su una regione ostile e infinita, sulla vita in comunità, su libertà e responsabilità, e soprattutto sulla creatura più temuta e venerata delle steppe: il lupo. Sedotto dalla queste creature sacre e dal legame complesso e quasi mistico che i pastori hanno con l'animale, Chen decide di catturare un cucciolo per addomesticarlo. Tuttavia, il governo ha deciso di abbattere gli esemplari di lupo presenti nella regione mettendo a rischio non solo le tradizioni della tribù, ma il futuro stesso di quel territorio.
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: ANCHE IN 3D (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo "Il totem del lupo" di Jiang Rong (ed. Mondadori)
  • Produzione: LA PEIKANG, XAVIER CASTANO, JEAN-JACQUES ANNAUD PER CHINA FILM CO. LTD., REPÉRAGE, BEIJING FORIDDEN CITY CO. LTD., MARS FILM, WILD BUNCH, CHINA MOVIE CHANNELL, BEIJING PHOENIX ENTERTAIMENT CO. LTD., CHINA VISION MEDIA GROUP LIMITED, GROUPE HERODIADE, LOULL PRODUZIONT
  • Distribuzione: NOTORIOUS PICTURES (2015)
  • Data uscita 26 Marzo 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Jean-Jacques Annaud è un regista dotato ma discontinuo. Se si tratta però di adattare bestseller, dirigere bestie feroci e girare in luoghi impervi e lontani, state certi che porterà a casa il risultato.
L’ultimo lupo, tratto dal romanzo di Jiang Rong (Il totem del lupo, ed. Mondadori), arriva per lui al momento giusto: dopo un periodo d’appannamento culminato nel flop de Il principe del deserto, Estremo Oriente (dove aveva girato L’amante e Sette anni in Tibet) e creature selvagge confermano di avere sul nostro un potere taumaturgico.

Il lupo della Mongolia gioca qui un doppio ruolo: da una parte quello che fu de L’orso e dei Due fratelli tigrotti, ovvero di cuore simbolico dello scontro tra natura e cultura: anche questa è una favola ecologista che mostra come l’equilibrio del mondo venga messo in pericolo non dagli animali - che uccidono solo per istinto - ma dalla cattiveria degli uomini; dall’altra diventa la bandiera di una resistenza a un potere odioso e determinato a portare avanti il suo progetto di sterminio, che è in primo luogo culturale.
Periodo e ambientazione - siamo nel 1967, nel pieno della Rivoluzione culturale di Mao e dell’oppressione a danno delle comunità nomadi della Mongolia - aggiungono una speciale nota di “colore” a un impianto narrativo che, pur spettacolare, ingenuo e sentimentale, rivela un coraggio e un’asprezza inediti.

Questo è un film da cui i cinesi non ne escono benissimo, ciononostante lo hanno voluto finanziare spendendo la bellezza di 40 milioni di dollari (ampiamente ripagati dal botteghino di casa peraltro). Se aggiungiamo che Annaud è lo stesso regista che venne messo al bando da Pechino dopo Sette anni in Tibet, si capisce quanto il significato dell’operazione vada ben al di là del suo valore intrinseco.

 

NOTE

- ADDESTRATORE DEI LUPI MONGOLI: ANDREW SIMPSON.

CRITICA

"Ancora la rivoluzione culturale cinese del '68 e dintorni (...). Ispirato al libro semi autobiografico di Jiang Rong, 'L'ultimo lupo' dà modo a Jean-Jacques Annaud di esibire, dopo 'L'orso', la potenza del paesaggio, pensando a voce alta su uomo e natura e glossando la solitudine e l'infinito. Ma tutto è vicino alla serie disneyana della 'Natura e le sue meraviglie': la storia è in ostaggio alla retorica, il pubblico dei ragazzi gradirà (ma alcune scene violente...) e della rivoluzione si parla ben poco. Grazie per non aver imposto anche il 3D." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 marzo 2015)

"Ora che il pubblico cinese torna ad affollare le sale, è il francese Annaud a portare sullo schermo un libro popolarissimo in Cina, realizzando un blockbuster da 40 milioni di dollari, quasi tutti stanziati da quel Paese. Cantore degli animali ('L'orso', le tigri di 'Due fratelli'), sceglie la via della semplicità narrativa, dando forma a un racconto per famiglie anche se non privo di momenti crudeli. Col merito, non trascurabile, di dimostrare che l'epica non è una faccenda riservata alle saghe hollywoodiane a puntate dirette da registi tutti uguali tra loro." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 26 marzo 2015)

"«L'ultimo lupo» ha i difetti del blockbuster ruffiano nei confronti degli animali incalzati dal pericolo dell'estinzione, ma offre allo spettatore una tale sfilata di sequenze maestose, paesaggi di una bellezza incantevole e scene venatorie avvincenti e realistiche da farsi perdonare la non iscrizione al club degli spettatori smaliziati. Firmato dallo specialista in odissee ferine Annaud (...) Impossibile pretendere (...)la sociologia sulla vita dei nomadi e neppure un'interpretazione ad alto tasso filosofico dell'interazione antropologica di sacro e soprannaturale, ci si può accontentare delle riprese a rotta di collo tra i boschi e le steppe della natura primordiale." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 26 marzo 2015)

"Per chi (...) abbia già un forte trasporto per questi misteriosi e affascinanti animali, 'L'ultimo lupo' di Jean Jacques Annaud è imperdibile; ma alla fine del film è probabile che ad amarli saranno molti. (...) il cineasta francese ha girato nelle sconfinate pianure della Mongolia una pellicola che gli dà modo di confrontarsi con le sue tematiche preferite - l'importanza del fattore paesaggistico, la dialettica uomo-natura. Troppo schematico, il copione non approfondisce i personaggi, né conferisce rilievo all'aspetto politico/culturale (ovvero la repressività del regime cinese) contenuto nella vicenda. Ma i primi piani dei lupi e certe scene d'azione nella tempesta sono di una tale bellezza da riscattare le debolezze." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 26 marzo 2015)

"Spettacolare e ingenuo, fervente e (causa censura) pudico, un filmone che ulula tanto e azzanna pochino, tra moniti ecologisti, derive favolistiche e animismo oleografico. Ah, super incassi in patria: la Cina è vicina, anzi, vicinissima a battere Hollywood." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 26 marzo 2015)

"Prima gli orsi, poi le tigri e ora i lupi. Annaud (classe 1943) ama kolossal che funzionano da bestiari e dopo l'imponente 'L'orso' (1988) e il felino 'Due fratelli' (2004), eccolo affrontare la rivoluzione culturale cinese del 1967 con questo adattamento dal best-seller 'Il totem del lupo', secondo per vendite in patria solo al 'Libretto rosso' di Mao. (...) Splendidi combattimenti, accessibilità narrativa per il grande pubblico (malgrado il limite del regista, che come sempre 'occidentalizza' il mondo), incredibile perizia nelle riprese dei lupi. Il governo cinese ha aiutato e finanziato Annaud dopo aver censurato i suoi 'Sette anni in Tibet' e 'L'amante'. Per lui una bella rivincita." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 26 marzo 2015)

"Piacerà a chi ha apprezzato i precedenti film animalisti di Annaud ('L'orso', 'Due fratelli') e amerà da matti la seconda parte (quando i lupi attaccano). Purtroppo durante la prima si sonnecchia (non come 'Sette anni in Tibet', ma quasi). (Giorgio Carbone, 'Libero', 25 marzo 2015)

"(...) Annaud confeziona con maestria un film per tutti, girato tra magici paesaggi mongoli e primi piani avvincenti dei 25 lupi che «recitano» addestrati da Andrew Simson, a capo d'una cinquantina di coach. Per tacere delle cavalcate selvagge dei cavalli, affiancati dai lupi e ripresi dai droni nel turbinio d'una tempesta di neve: siamo dalle parti dello spettacolo naturale più affascinante, con un messaggio di speranza." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 26 marzo 2015)

"Avventura a tutto schermo capace di evocare Kurosawa e Disney, quasi esente da sdolcinati antropomorfismi, aggancia curiosità su mondi lontani e suspense, con qualche brutalità nel target 'per famiglie'. Impressionante la lunga sequenza dell'attacco notturno alla mandria di cavalli nella bufera di neve. Viene da un best seller autobiografico e ha conquistato l'immenso boxoffice a mandorla. Il regista dell''Orso' ha colpito ancora. Il prossimo sarà 'L'ultimo cavallo'?" (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 27 marzo 2015)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy