L'ultimo dominatore dell'aria

The Last Airbender

USA - 2010
3/5
L'ultimo dominatore dell'aria
Acqua, Terra, Fuoco e Aria. Un tempo questi quattro elementi vivevano in pace tra loro. La personificazione della Terra stessa, Avatar, era in grado di mantenere l'armonia tra la Tribù dell'Acqua, il Regno della Terra, la Nazione di Fuoco e i Nomadi dell'Aria. Avatar sapeva manipolare tutti e quattro gli elementi ma un giorno all'improvviso sparì e allora...
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY
  • Specifiche tecniche: ARRICAM (LT, 235, 435), SUPER 35 STAMPATO A 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: personaggi creati da Michael Dante DiMartino e Bryan Konietzko per la serie animata "Avatar: la leggenda di Aang"
  • Produzione: SCOTT AVERSANO, FRANK MARSHALL, M. NIGHT SHYAMALAN PER BLINDING EDGE PICTURES E THE KENNEDY/MARSHALL COMPANY, PARAMOUNT PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 24 Settembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Manuela Pinetti
Coraggio, sacrificio, altruismo. Questi i sentimenti che animano i giovani protagonisti de L'ultimo dominatore dell'aria, primo capitolo di una futura trilogia, tratta dalla serie animata statunitense Avatar - La leggenda di Aang e diretta da M. Night Shyamalan. Per il regista di origine indiana, che non è da tempo sulla cresta dell'onda, potrebbe essere la prova più importante: il precedente E venne il giorno ha convinto poco. A fronte di una critica compatta nella stroncatura feroce, L'ultimo dominatore dell'aria ha ottenuto invece ottimi risultati di pubblico: negli Stati Uniti, dove il film è stato rilasciato per la festività nazionale del 4 luglio, ha retto bene allo “scontro” con uscite molto attese come Eclipse e Toy Story 3.
Al di là del cosiddetto “effetto 3D”, novità (ancora per poco?) capace di attirare le masse, Shyamalan convince, paradossalmente, grazie all'arma della semplicità: in pochi istanti per lo spettatore si apre un mondo fantastico e mitico, che alterna alle spettacolari riprese tra i ghiacci (la location naturale è in Groenlandia) vertiginose costruzioni a picco su foreste lussureggianti. La cosmogonia elementare ed elementale, basata sui quattro elementi e altrettante nazioni in guerra tra loro, è immediatamente chiara, e introduce in un regno di fiaba avvolgente e meraviglioso, in cui Aria, Acqua, Fuoco e Terra possono essere controllati da individui speciali, compatibilmente con la propria “etnia”. Protagonista è Aang, dodicenne che dovrà imparare a gestire poteri e responsabilità; ultima incarnazione dell'Avatar, creatura che può controllare tutti gli elementi, è un prescelto come Harry Potter, e come lui non potrà prescindere da giovani alleati, né dalla ferocia dei nemici.
A far virare decisamente verso la favola è il mancato timore per l'incolumità del protagonista, eroe puro dalle capacità ben superiori ad ogni altro personaggio. Chiaro il messaggio sotteso: il mondo sarà salvato da un manipolo di ragazzini, pubblico ideale di questo film.

NOTE

- LE RIPRESE SONO STATE EFFETTUATE IN GROENLANDIA E IN PENNSYLVANIA (USA).

CRITICA

"Se si potesse fare come Di Caprio in 'Inception', bisognava entrare nei sogni di M. Night Shyamalan ed impedirgli di dirigere il suo quarto insuccesso, 'L'ultimo dominatore dell'aria', che rischia di far dimenticare i best seller 'Il sesto senso' e 'Signs'. (...) Se, come tutto lascia credere, il rinomato autore è stato colpito in testa tutto si spiega, l'accozzaglia degli elementi di un racconto fantasy cui praticamente manca il montaggio. (...) C'è di tutto, nel marasma di un racconto ad effetti speciali digitali, ogni tanto qualche bestione di peluche rutta, ogni tanto un armigero si incacchia, un reggente annuisce, uno spirito dragonesco profetizza guai e qualche monaco stupisce, su contesti di panorami incantati servizievoli all'effetto delle solite immancabili 3D (aggiunte a riprese finite), il cui apporto non muta il nulla totale. Nonostante quel ben di Dio di follia, la noia regna sovrana, temiamo pure per i piccini che non siano ostaggio solo di effettacci. Sballottali da un regno all'altro, fra fuochi e fiamme, noi spettatori vittime di un regista che ha problemi con l'Acqua subiamo la modestia psicologica di personaggi che nascono dalla costola di cartoon trasmessi dal 2005 al 2008 su Nickelodeon prima del trionfo di 'Avatar'. Ma non c'è un alito di stupore, né senso del gioco, per non dire di poesia o fantasia e si capisce perché il film sia stato tenuto segreto fino all'ultimo: a nessuno piace servire in tavola un piatto così insipido e mal riuscito." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 24 settembre 2010)

"Lanciamo un appello: evitate che M. Night Shyamalan ci strazi ancora con altri due capitoli di questa annunciata trilogia. Se proprio, affidateli a qualcun altro; perché ci è bastato oltre misura questo primo noiosissimo e sconnesso adattamento della bella serie a cartoon 'Avatar - La Leggenda di Aang', trasmessa su Nickelodeon, per confermare come il regista indiano abbia smarrito da tempo il suo 'sesto senso'. Certo, non lo aiutano quel 3D riconvertito e l'inesperto (ma incolpevole) protagonista. Lo avevano etichettato come il nuovo Spielberg; forse, intendevano il sosia brutto, come nello spot calcistico di Sky." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 24 settembre 2010)

"Era il ragazzo prodigio, un Re Mida che con il talento trasformava in oro tutto quello che toccava. Non sbagliava un colpo M. Night Shyamalan. Il regista amato da addetti ai lavori e spettatori, autore di culto con 'The Village', 'Signs' e 'Il sesto senso' - ma non va dimenticato il sottovalutato gioco di specchi 'Unbreakable' - sembrava lanciato verso una ,carriera che l'avrebbe consegnato alla storia, se non al mito. (...) ora ci riprova con 'L'ultimo dominatore dell'aria'. Nelle intenzioni l'inizio di una trilogia (la solita tratta da libri), il suo incontro col 3D in un fantasy epico. A occhio e croce sembra la puntata disperata di un giocatore d'azzardo sul tavolo in cui ha già perso tutto. E il numero giusto non sembra essere uscito. 'L''ultimo dominatore dell'aria' non ha la minima capacità di intrattenimento, ha solo accenni delle grandi capacità di regia del suo autore, che a volte sembra persino distratto e sciatto, non sa dove andare né cosa guardare per almeno tre quarti del film. La ricerca dell'Avatar, i quattro mondi, un'unica slabbrata battaglia campale si rincorrono con compassata indifferenza di chi guarda e tende a dimenticare chi o cosa sia importante nell'economia della storia. A questo va aggiunto un 3D pleonastico e spesso fuori luogo, frutto di una riconversione volta a seguire la moda imperante dell'ultimo anno. AI regista indo-statunitense, se queste sono le premesse, auguriamo che non ci siano altri capitoli e che possa ritrovarsi con una storia delle sue. Sempre che ne abbia ancora, e che il suo non sia un declino irreversibile." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 24 settembre 2010)

"Ibrido il cinema, ibrido lo spettatore coinvolto nella (e)motion-capture. Così 'Avatar' ha aperto i suoi cantieri celesti e sedotto il regista di origine indiana M. Night Shyamalan, che dalla trascendenza di 'Il sesto senso' è passato alla grande saga fantasy con 'L'ultimo dominatore dell'aria' ('The Last Airbender'). 'Avatar - La leggenda di Aang' il titolo della serie animata Usa all'origine del film (che ha perso il suo Avatar per incompatibilità con Cameron), primo nelle intenzioni della Paramount di una trilogia che non sarà mai realizzata. Almeno secondo i risultati del box-office e la stroncatura della critica americana. Shyamalan è passato dai suoi film paranormali, tutti giocati su un progressivo slittamento del reale nell'impossibile, al kolossal su misura del 'Signori degli anelli'. (...) Un racconto lineare da viaggio d'iniziazione che non ha nulla dell'acidità infantile di 'Nel paese delle creature selvagge' di Spike Jonze. Nessun detour emozionale spezza la monotonia delle immagini, sfigurate da un 3D posticcio (la Paramount ha riconvertito il film in post-produzione). Inutilmente Shyamalan cita Miyazaki con il suo gatto-autobus volante a sei zampe o tenta il miracolo digitale in una gigantesca onda sospesa a mezz'aria. 'L'ultimo dominatore dell'aria' è un disastro produttivo, un innesto non riuscito tra il visionario cacciatore di spettri e i piani milionari degli executives." (Marluccia Ciotta, 'Il Manifesto', 24 settembre 2010)

"E' come Spinaceto in 'Caro diario'. Ne senti parlare così male che poi quando ci arrivi dici: Sai che pensavo peggio?. 'L'ultimo dominatore dell'aria' in 3D è l'ultimo fallimento (specie in Usa) di Shyamalan, il ragazzo prodigio che un tempo aveva un 'Sesto senso' per il successo e sembrava indistruttibile ('Unbreakable'). (...) Che bello esplorare lo spazio (pazienti campi lunghi, marchio di fabbrica del regista) e la grandiosità di una flotta marina con piani sequenza di combattimenti antitesi del montaggio spezzettato in voga a Hollywood. Inoltre c'è l'elogio della forza mentale non violenta che porta Aang a sospirare: 'Saremmo potuti diventare amici' all'antagonista del fuoco dopo una lotta inutile. Film sano. Unico crimine: il finto 3D. Quasi quasi si vede meglio senza occhiali. Gravissimo. Se si continua così, il pubblico insorgerà." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 24 settembre 2010)

"Ispirato a una popolare serie animata tv, 'L'ultimo dominatore dell'aria' è stato stroncato dai critici Usa, pur se estimatori delle precedenti pellicole ('Il sesto senso', 'Signs') del cineasta di origine indiana Night Shyamalan. Anzi, c'è perfino chi si è augurato che il titolo fosse profetico: cioè che questo primo episodio sia l'ultimo e non l'inizio di un ciclo come il finale aperto lascia intendere. Il botteghino però è stato buono (130 milioni di dollari e manca ancora il mercato estero), quindi staremo a vedere. (...) Trasformato in 3D in corso di lavorazione senza che la regia ne abbia saputo trarre il giusto partito, il film si avvale di interpreti poco interessanti, tuttavia le scenografie fiabesche e il tocco mistico orientale ne fanno un prodotto per ragazzi di piacevole intrattenimento." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 24 settembre 2010)

"Non tutti gli avatar escono col buco. Verrebbe da dire davanti alla nuova fatica del regista de 'Il sesto senso' e 'The Village'. Nonché esordio in 3D. (...) Tra costruzioni scenografiche reali e virtuali, set in Groenlandia, rendering che più moderni non si può, ed imponente elaborazione in 3D, il film stenta a decollare nell'immaginario e nell'immaginazione, producendo qualche traccia di attenzione in un labirinto di noia. Dove negli ultimi anni Shyamalan si è smarrito." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 23 settembre 2010)
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