L'ultimo dei Mohicani

The Last of the Mohicans

USA - 1992
L'ultimo dei Mohicani
Nel 1757, durante la sanguinosa guerra anglo-francese nelle colonie americane dove alcune tribù indiane sono alleate degli inglesi e altre dei francesi, in una impenetrabile foresta, prossima alla zona del conflitto, tre uomini danno la caccia ad un cervo: Chingachgook, ex capo tribù, suo figlio Uncas, ultimi superstiti dei mohicani, e un giovane bianco, Hawheye, adottato dal capo quando da bambino la sua famiglia venne sterminata. Questi vive e veste come gli indiani, ai quali serve da interprete nei loro rapporti con i coloni inglesi, perché parla la loro lingua. L'incontro fortuito con il maggiore Duncan Heyward, tradito dalla feroce guida indiana Urone Magua e sorpreso dai Mohwk, e le giovani Cora e Alice, figlie del colonnello Munro segna la sua sorte...
  • Altri titoli:
    El último mohicano
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, AVVENTURA, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di James Fenimore Cooper
  • Produzione: MICHAEL MANN, HUNT LOWRY PER MORGAN CREEK PRODUCTIONS
  • Distribuzione: PENTA - PANARECORD, DE AGOSTINI (THE ENGLISH MOVIE COLLECTION)

NOTE

- REMAKE DEL FILM "IL RE DEI PELLIROSSA" (1936) DIRETTO DA GEORGE B. SEITZ CON RANDOLPH SCOTT NEI PANNI DEL PROTAGONISTA.

- IL FILM E' STATO GIRATO NELLE FORESTE DELLE BLUE RIDGE MOUNTAINS, NELL'OVEST DEL NORTH CAROLINA.

CRITICA

"Questa trasposizione sullo schermo del romanzo di James Fenimore Cooper, si discosta notevolmente nella trama dal testo originale, ma in compenso si avvale di una splendida fotografia e di scene spettacolari, ispirate alle guerre coloniali del settecento in America, con agguati e sanguinose battaglie. La violenza è notevole, ma motivata dalla cruda realtà dei tempi e dei luoghi in cui l'azione si svolge. Il film, nonostante tutto, resta superficiale, a volte è narrativamente incongruente. Il livello artistico è decisamente mediocre e dispiace vedere un attore delle capacità di Daniel Day-Lewis sprecato in un ruolo così privo di interiorità. Complessivamente, si tratta di un'opera di modesto interesse che non sollecita alcuna partecipazione emotiva." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 115, 1993).

"l film di Michael Mann rimescola le carte in gioco e apporta alcune varianti al libro obbedendo alla regola che nel western lo spettatore vuole ritrovare intatti e tutti assieme i miti di un'epica ballata senza età e senza confini." (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 20 gennaio 1993).
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