L'ultima volta che mi sono suicidato

The Last Time I Committed Suicide

USA - 1996
L'ultima volta che mi sono suicidato
A Denver, nel 1947, il giovane Neal Cassady accompagna all'ospedale la propria ragazza Joan che improvvisamente ha tentato di togliersi la vita. Le rimane accanto per lunghi giorni ma poi, straziato, fugge e cerca consolazione al biliardo con l'amico Harry. La sua vita è semplice e monotona: operaio nel turno di notte, bar, qualche ragazza, lavoro, bar, ragazza... Tempo dopo, avvicinato da una sconosciuta, Neal viene portato in una casa dove ritrova Joan guarita e sempre innamorata. I due ricominciano a fare progetti per il futuro, la coppia amica di Joan vuole aiutare Neal a trovare un lavoro più decente e subito gli viene programmato un colloquio per il giorno dopo. Neal vuole andare a casa a prendere un abito pulito, esce ma per strada incontra Harry che lo invita al bar e subito dopo lo prega di telefonare a Mary, una minorenne con cui Neal aveva avuto una storia e che piace a Harry. Neal acconsente, parla con Mary, e la madre di lei, ascoltando alcune battute spinte, chiama la polizia che arresta Neal. Esce di prigione dopo due settimane, si precipita da Joan, ma non la trova più. Si allontana nella notte su un'auto rubata, deciso a non fare più ritorno.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Tratto da: ispirato alla lettera di Neal Cassady a Jack Kerouac
  • Produzione: BATES ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: UIP (1997) - RCS FILM&TV

NOTE

- REVISIONE MINISTERO LUGLIO 1997

CRITICA

"Al fondo della vicenda un film buonista, tranquillo, troppo borghese per scuotere le coscienze e stridere con i luoghi comuni. Se sul versante del contenuto e della storia non si è giocata fino in fondo la carta della sperimentazione, su quello della tecnica la si è giocata, ma in modo scorretto. Ci sono eccessive e stanche citazioni del cinema d'avanguardia. Il montaggio serrato, frenetico non è riuscito nell'intento, ma forse l'autore ambisce eguagliare e trasferire in abito cinematografico la tecnica di montaggio letteraria definita cut-up e partorita dalla geniale penna di W. Burroughs. C'è un uso eccessivo, a nostro parere, delle riprese fuori centro e a mano di tipo documentaristico che finiscono per stridere con il contenuto già 'randagio' della vicenda narrata. Insomma un piccolo pasticcio in cui principale occupazione di Neal Cassady sembra essere quella di correre dietro alle gonnelle delle adolescenti, giocare a biliardo tutto il giorno, e sgobbare durante la notte in uno stabilimento di pneumatici usati, filosofeggiando con i colleghi di lavoro sul destino della vita, sulle tragedie, che, volute o no, accadono a ogni uomo sulla terra. Un film in certi momenti anche divertente, a tratti forse eccessivamente leccato e 'carino', ma che con Kerouac, la beat generation e una complessa e sofferta generazione letteraria ha poco o nulla da spartire". (Massimiliano Forconi, 'Film')
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