L'ULTIMA SCENA

ITALIA - 1988
La sera della prova generale, nella quale è impegnata in un teatro napoletano una modesta compagnia, il capocomico e primo attore, don Antonio è assillato da una preoccupazione, insieme ad una speranza: il più noto fra i critici verrà ad ascoltare gli attori (sta facendo uno studio sulle antiche forme teatrali) ed un suo giudizio positivo sulla stampa potrebbe lanciare lo spettacolo ed evitare che il teatro venga destinato ad altri usi. Durante la prova, capita in sala Peppino Patito, accompagnato da un amico taciturno: i due lavorano al Comune di Acerra e, appassionati di teatro come sono, si sono messi in testa di far accettare un loro lavoro da don Antonio. Ne nasce un grosso equivoco: don Antonio accoglie Patito con grande deferenza, convinto di trovarsi di fronte al critico e l'altro, ovviamente all'oscuro della faccenda, comincia a parlargli, dapprima sulle generali, non solo di teatro, ma delle proprie qualità come autore. Molte scene tra il comico ed il patetico punteggiano la lunga serata, che dovrebbe concludersi con la presenza dell'assessore alla cultura, previamente interessato alle sorti della compagnia. Al termine della prova e dopo la rituale pizza che don Antonio offre a tutti, riuniti in amichevole tavolata risulterà che Patito non è il critico famoso, ma sarà proprio lui a convincere l'assessore, affinché il locale non diventi la sede di una emittente televisiva, restando invece il "luogo deputato" per spettacoli forse semplici, ma genuini e cari alla gente partenopea.
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Produzione: LUNA FILM, ISTITUTO LUCE, RAIDUE
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE - I.N.C. - DELTAVIDEO

CRITICA

"'L'ultima scena', ovvero l'ultima sceneggiata, non è soltanto un elegiaco omaggio al teatro. Necessità, cioè basso costo, fa virtù per Nino Russo, che ha un'idea precisa di cinema. Ha ideato un'azione che, rispettando le classiche unità aristoteliche, si svolge in un teatro di Napoli, dove un anziano capocomico sta curando la prova generale di una sceneggiata. Arriva un anziano impiegato comunale di Acerra che vorrebbe proporre al regista un suo copione e, con un espediente antico come il teatro, è scambiato dall'altro per un famoso critico in incognito. A mo' di tormentone quell'equivoco regge quasi tutta l'azione, che si svolge in platea e che s'alterna con quella che si recita sul palcoscenico. Il duetto malinconico Caprioli-Giuffré è tutto godibile. Questo continuo scambio tra platea e palcoscenico, verità e finzione, realtà e illusione è governato da Russo con soffice sagacia e sfocia in un geniale colpo di scena." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 8 Giugno 1989)

"Il merito va, naturalmente, al regista che, tra l'altro, ha saputo tenere a bada le cialtronerie patriottiche tutto compreso com'era nel suo triplice salto mortale storico-culturale (Ruoli, Rapporti, Identità). Non mancano i flash divertenti, sebbene Russo risulti davvero convincente quando non si abbandona alle predicuzze anti-telefilm o ai discorsetti sotto metafora. Del resto, un filmino così onestamente vetero potrebbe sopravvivere solo al traino di una società-spettacolo particolarmente florida, competitiva e magnanima." ('Il Mattino', 6 Dicembre 1988)
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