L'ultima missione

MR 73

FRANCIA - 2008
L'ultima missione
Marsiglia. Louis Schneider è un poliziotto francese senza più stimoli, dedito all'alcool e perseguitato dai fantasmi del suo passato. Tuttavia, un nuovo incarico potrebbe risollevare le sue sorti. Gli viene affidata infatti la protezione di Justine, una ragazza di 25 anni i cui genitori sono stati uccisi anni prima da Charles Subra, un feroce assassino che Schneider ha arrestato all'epoca dei fatti e che ora sta per essere rilasciato.
  • Altri titoli:
    RmR-73
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: POLIZIESCO
  • Specifiche tecniche: HAWK SCOPE, 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: LGM PRODUCTIONS, GAUMONT PRODUCTION, MEDUSA PRODUZIONE, STUDIO CANAL
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 18 Aprile 2008

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
E' notte a Marsiglia. Louis Schneider (un Daniel Auteuil che trascina se stesso in maniera convincente), poliziotto alcolizzato della Squadra Omicidi, sale su un autobus e lo dirotta. Leonard Cohen canta Avalanche, i titoli di testa si frappongono all'azione, i colleghi di Schneider arrivano in tempo per fermarlo. E' un uomo finito, distrutto dal ricordo di una perdita incolmabile, attaccato al suo lavoro più per dovere morale che altro: mettere in gabbia il responsabile di una serie di efferati omicidi è l'unico scopo della sua vita così come, più tardi, farsi carico delle preoccupazioni della giovane Justine (Olivia Bonamy), ragazza che venticinque anni prima aveva visto morire orribilmente i propri genitori, oggi terrorizzata all'idea che l'omicida abbia ottenuto la libertà condizionata dopo essere stato condannato all'ergastolo. Schneider era lì, quel giorno, e ancora oggi non è riuscito a levarsi dagli occhi l'immagine di quella madre lasciata morire agonizzante, legata su una sedia. Ancora una volta Olivier Marchal racconta estratti della sua precedente vita: ex poliziotto, poi attore, passa dietro la macchina da presa con Gangsters, film tutt'altro che innocuo su una coppia di agenti sotto copertura, anticamera se si vuole del ben più acclamato 36 - Quai des Orfevres, neopolar amato ovunque al punto che De Niro ne ha acquisito i diritti per farne un remake (script di Tony Gilroy, regia di Martin Campbell, Clooney poliziotto, ma ancora tutto da fare). Con MR 73 - titolo originale de L'ultima missione, modello di revolver che Schneider impugna alla fine del film - l'adesione al suo mondo si fa ben più radicata, meno filtrata per l'inevitabile componente emotiva che lo porta a mettere in scena uno degli avvenimenti più drammatici della sua esistenza: era proprio Marchal, infatti, uno dei giovani poliziotti presenti quando venne scoperto quel duplice omicidio che sconvolse la Francia. Bisognerebbe partire proprio da qui, forse, per comprendere (e magari perdonare) i tanti momenti del film - tutto sommato affascinante, anche grazie alla totale assenza di ironia e alla fotografia ovviamente "polarizzata"... - dove il regista sembra non riuscire a mantenere lo stesso controllo dimostrato nei due precedenti, caricando di troppa enfasi i passaggi nodali della vicenda, uno su tutti il crescendo finale, con il montaggio parallelo che da una parte ci mostra la vera e propria ultima missione del poliziotto, dall'altra il parto "integrale" di Justine. La contrapposizione tra morte e rinascita meriterebbe forse riflessioni (e rappresentazioni) più sottili.

NOTE

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 31 AGOSTO 2009 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"Quello che non convince è l'eccesso di simbolismo e in qualche modo di compiacimento che Marchal mette nel descrivere sia la caduta del protagonista sia la corruzione e le meschinità della polizia. Troppe bottiglie di whisky tracannate, troppe pareti scrostate e sporche, troppo sangue che lascia ovunque il suo segno, troppe notti piovose e buie: troppa retorica troppo scontati che finisce per sovraccaricare di simboli una storia che avrebbe potuto essere molto più secca. E che finisce per trasformare il protagonista in una specie di
'vendicatore solitario' compiaciuto e ridondante, ricacciando in secondo piano sia il tema della fragilità umana di fronte al dolore sia quello dell'inadeguatezza morale della polizia, che quella 'morale' dovrebbe cercare di far rispettare." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 18 aprile 2008)

"Rifare un film noir alla maniera di Melville, non è cosa da tutti; lo attesta il recente 'Le deuxième souffle' di Alain Courneau. Anche là Daniel Auteuil portava i baffi, ma finiva per somigliare a Peppino De Filippo: qui, invece, dà vita ai tormenti di un uomo scorticato vivo con l'autorevolezza - commovente - del grande attore." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 18 aprile 2008)

"Grandguignolesco e semplificante, il film è interessante, e così ricalcato sui classici polizieschi francesi d'un tempo da diventare commovente." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 18 aprile 2008)

"Oliver Marchal torna a dirigere Daniel Auteuil, dopo averlo incensato nel gran bel film '36 Quai dei Orfèvres'. Questa volta Daniel è un vecchio poliziotto un po' dimesso che aiuta una ragazza ossessionata dall'assassino, tornato, in libertà, dei suoi genitori. Emozioni forti."(Dario Zonta, 'L'Unità', 18 aprile 2008)

"Stavolta l'intenso Marchal delude. Le sue tematiche ci sono tutte: i poliziotti sono pazzi esaltati, vermi corrotti o idealisti perdenti, la politica fa schifo e il male spesso trionfa sul bene. Ma rispetto ai due mezzi capolavori precedenti, le immagini si fanno estetizzanti, i dialoghi fiacchi e gli attori poco emozionanti. Specie un Auteuil forzatamente maledetto con stonati occhiali da sole arancioni. Massimo rispetto per una trilogia comunque pazzesca. Quando la malinconia di Melville incontra la potenza di Ellroy viene fuori Oliver Marchal. La prossima missione andrà meglio."(Francesco Alò, 'Il Messaggero', 18 aprile 2008)
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