L'ultima legione

The Last Legion

USA, GRAN BRETAGNA, FRANCIA - 2007
L'ultima legione
Roma, 476 d.C. L'Impero romano d'Occidente sta per incoronare il suo nuovo imperatore, il dodicenne Romolo Augusto, figlio di Oreste. Tuttavia, nel giorno dell'incoronazione, il goto Odoacre attacca la città di Roma, seminando morte e distruzione, per vendicarsi del tradimento di Oreste che, in cambio del decennale sostegno alle legioni romane in Oriente, aveva promesso al generale barbaro il comando dell'Impero. Oreste viene trucidato e Romolo Augusto è catturato e rinchiuso nella fortezza di Capri insieme al suo mentore e tutore Ambrosino. Aurelio, comandante della quarta legione che aveva l'incarico della protezione del giovane Augusto, venuto a conoscenza della volontà da parte dell'Imperatore bizantino di dare asilo al ragazzo, decide di andare a liberarlo. Con l'aiuto di un gruppo di valorosi soldati e della misteriosa e bellissima Mira, il legionario riuscirà nell'impresa, salvo poi scoprire che l'alleanza stipulata tra i bizantini ed i barbari pone le loro vite in estremo pericolo. Il gruppo parte quindi alla volta della Britannia per chiedere aiuto alla nona legione, l'ultimo esercito rimasto ancora fedele a Roma.
  • Altri titoli:
    La dernière légion
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, GUERRA, STORICO, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: SUPER 35 STAMPATO A 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: liberamente ispirato al romanzo omonimo di Valerio Massimo Manfredi
  • Produzione: DINO DE LAURENTIIS COMPANY, INGENIOUS FILM PARTNERS, QUINTA COMMUNICATIONS, ZEPHYR FILMS LTD.
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 14 Settembre 2007

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Dal nuovo sodalizio targato Valerio Massimo Manfredi, storico, archeologo, romanziere e ora anche penna prestata al cinema, e Dino De Laurentis, arriva nelle nostre sale l'ennesimo epigono fantastorico sulla scia de Il gladiatore, L'ultima legione. Siamo alla fine del V° secolo d.c. e sono anni travagliati per Roma, stretta tra il malumore popolare e barbariche invasioni. Gli ultimi arrivati sono i Goti, abbigliati di pelle d'orso sulle spalle e lance alla mano. I Goti non sono diversi dagli altri: vogliono una fetta dell'Impero e sono allergici alla diplomazia. Così, guidati dal bruto Odoacre, penetrano di forza il palazzo imperiale lasciando sul posto legionari e sovrani. Con sé portano via solo il piccolo Romolo Augusto, ultimo discendente dei Cesari e da poco proclamato Imperatore. Sarà compito del generoso Aurelio, capitano di legione, del sapiente Ambrosino, maestro di Romolo, e di una ciurma di valorosi guerrieri, su tutti la saracena Aishwarya Rai, inenarrabile per bellezza e inverosimiglianza, riportare l'Imperatore a casa e l'Impero al suo antico ordine. Non tutto però va come previsto: non tanto per i personaggi, che si sa già come e cosa faranno, ma per lo spettatore. Alla fine ci ritroviamo infatti con il mago Merlino, re Artù e la spada nella roccia. Dal neo-peplum di marca americana al ciclo di Bretagna: il passo è lungo, troppo. Il film così si spacca in due, disorientando chi guarda. Da un campo di battaglia si finisce in un altro, e anche i nemici non sono più gli stessi. Attori, più sommersi che salvati: il povero Colin Firth fa del suo meglio per risultare credibile, ma il giovane Thomas Sangster è monolitico nella sua inespressività, mentre Ben Kingsley è la parodia di se stesso in attesa di tempi migliori. Della Ray si è già detto. La regia non brilla per inventiva limitandosi a mettere in scena una sceneggiatura senza scatti, eccetto che per i salti mortali di cui sopra. Ogni mossa, gesto, battuta, ampiamente previsti. I personaggi ridotti dall'usura a figurine senza spessore. Forse il peplum è definitivamente morto.

CRITICA

"Saldando acrobaticamente, e in modo più clamoroso che nel romanzo, due tradizioni leggendarie, il film assume la fisionomia di un kolossal all'italiana aggiornato attraverso una più doviziosa e mirata qualità dei contributi artistici. Accanto all'uso accordo degli sfondi ambientali tunisini e slovacchi, meritano una citazione la scenografia di Carmelo Argate, i costumi di Paolo Scalabrino e la fotografia di Marco Pontecorvo. Per non parlare della realizzazione sempre impeccabile dei combattimenti e delle scene di massa. Mezzo secolo fa un prodotto siffatto avrebbe sbancato il botteghino, ma c'è il timore che per il gusto odierno 'L'ultima legione' sia un film troppo ingenuo e asettico nel suo scivolare in leggerezza sulla violenza e sul sesso. Poco sangue e niente stupri nel corso del sacco di Roma; e un pudore d'altri tempi negli amplessi fin troppo contegnosi tra il prestigioso Colin e l'incantevole Aishwarya." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 14 settembre 2007)

"Liberamente ispirato al romanzo omonimo di Valerio Massimo Manfredi, 'L'ultima legione' sta alla storia romana come 'Troy' stava alla mitologia greca. Traduce, in altre parole, le più antiche narrazioni della cultura occidentale, quelle che abbiamo imparato sui banchi di scuola, nei termini dell'heroic fantasy' d'oggi, con tanto di precettori-sciamani che lanciano palle di fuoco e di eroine esperte in arti marziali. Poi mischiale reminiscenze di storia romana con la leggenda di Artù e Mago Merlino, tracciando una genealogia inedita, capace di confondere le idee ai più volonteroso degli scolaretti. Al quale il film può servire, se non come supporto storico, almeno da ammonimento: alcol e fumo fanno male, anche agli sceneggiatori." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 settembre 2007)

"Ex animatore alla Disney, Doug Lefler dirige con ritmo quest'avventura salgariana che un tempo avrebbe appassionato le platee dei giovanissimi, passando con naturalezza dalle coste mediterranee alle foreste del nord. Efficaci i protagonisti incluso il ragazzo Sangster, ottimi la fotografia di Marco Pontecorvo e i costumi di Paolo Scalabrino." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 14 settembre 2007)

"Il tutto, sorpresa, è abbastanza divertente, specie per un pubblico di giovanissimi. Grazie soprattutto all'autorità di Ben Kingsley (invecchiato dalla barba e dal trucco), alla simpatia naturale di Colin Farrell (peraltro fuori parte come guardia dell'imperatore). E a quel filo di ironia che fa 'passare' anche le trovate più inverosimili. Insomma 'L'ultima legione' non è 'Il gladiatore' e nemmeno '300' ma non ha certo le loro pretese e non ci sorprenderebbe se avesse un seguito. Magari in tv." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 settembre 2007)

"Piacerà sicuramente a chi rimpiange i peplum italiani degli anni Sessanta i mini kolossal diretti da registi come Riccardo Freda, Vittorio Cottafavi, Mario Bava, che poi verranno innalzati al rango di grandi autori dai folli critici dei Cahiers du Cinema. Un cinema che la stampa nostrana mostrò sempre di disprezzare. Un disprezzo che Freda volle rispedire al mittente: 'Il pubblico se ne frega di Fellini, Visconti, Antonioni, vuole bella gente, belle avventure, bei colori, belle battaglie'. 'L'ultima legione' sembra fatto per dare ragione al Freda buonanima. La bella gente abbonda. E' difficile evitare la folgorazione quando sotto il mantello nero, appare l'indiana Ashwarya Rai, miss mondo 1994. E gli occhi pure si beano con le cavalcate sulla spiaggia, col saccheggio di Roma, con le splendide locations della Tunisia e della Slovacchia. Però noi ci crediamo? Oggi un kolossal in costume si può fare ancora così? No, sinceramente. Oggi il 'genere' esige più mezzi ('I crociati') una ricerca figurativa meno ovvia ('300') una definizione dei personaggi non più attaccata alla tipologia dei bigini di storia ('Alexander'). Nella sua onesta resa spettacolare, 'L'ultima legione' è un cinema del tempo perduto." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 settembre 2007)
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