L'ospite inatteso

The Visitor

USA - 2007
4/5
L'ospite inatteso
La monotona esistenza del professor Walter Vale, docente universitario di Economia, viene messa a soqquadro dall'incontro con la senegalese Zainab e il siriano Tarek, una giovane coppia di immigrati clandestini che si è insediata, a sua insaputa, nel suo appartamento di New York. Dopo l'iniziale diffidenza, Walter e Tarek, grazie alla comune passione per la musica, iniziano a passare molto tempo insieme. Quando Tarek verrà arrestato per uno sfortunato equivoco, Walter prenderà a cuore la sua situazione per cercare di evitargli l'espulsione dal paese. Nel frattempo, in città giunge anche la madre del ragazzo, Mouna, che farà rinascere in Walter sentimenti da tempo sopiti.
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX CAMERAS, 35 MM (1:1.85) - TECHNICOLOR
  • Produzione: GROUNDSWELL PRODUCTIONS, NEXT WEDNESDAY PRODUCTIONS, PARTICIPANT PRODUCTIONS
  • Distribuzione: BOLERO FILM (2008), DVD: PERSEO VIDEO (2009)
  • Data uscita 5 Dicembre 2008

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Vincitore a Deauville, quasi 10 milioni di dollari al box office Usa, L'ospite inatteso (The Visitor) è l'opera seconda di Tom McCarthy, premiato deb al Sundance con The Station Agent e attore (Good Night, and Good Luck, Amabili resti).
Protagonista è Walter Wale (Richard Jenkins, straordinario), azzimato professore di economia, vedovo e annoiato, che scopre che il suo appartamento newyorkese è stato affittato con l'imbroglio a una giovane coppia, il siriano Tarek (Haaz Sleiman, bravissimo) e la senegalese Zainab (Danai Gurira). Complici le percussioni dello jambè, Walter farà amicizia con Tarke, ma l'immigrato, irregolare, finirà presto nel centro di detenzione dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement) al Queens.
Comparirà pure la madre di Tarek (Hiam Abbass, La sposa siriana), ma soprattutto la desolante realtà del sistema di immigrazione americano, accostato da McCarthy senza temere le pause e la banalità del quotidiano, viceversa miscelando con sapienza registica pathos e ironia, entrambe raffreddati dalle ferite del passato che accomunano tutti i personaggi. Senza evidenze didascaliche, eccessi militanti e finali consolatori, un campione del cinema indie, tutto da scoprire.

NOTE

- RICHARD JENKINS E' STATO CANDIDATO ALL'OSCAR 2009 COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2009 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Una storia di sentimenti potenti come le percussioni di Fela Kuti e dei musicisti di strada di Nyc e un urlo contro quello che un grande paese come l'America fa a chi la raggiunge perché rappresenta un sogno, un esempio di libertà e democrazia, la speranza di un mondo migliore. Questo film semplice ci dice più di qualsiasi documentario, protesta o pamphlet sull'ultimo decennio neo-con e guerrafondaio a stelle e strisce, e l'urlo di Walter, alla fine è il nostro. Come le lacrime quando Mouna, spezzata, lo chiama habibi (in arabo 'anima mia, cuore mio'). Troppo triste e troppo tardi. Prima dell'elezione di Obama questa pellicola ha ottenuto un successo al botteghino straordinario, pur distribuito in poche copie. Forse qualcosa è cambiato davvero." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 5 dicembre 2008)

"Alla sincerità che McCarthy sa unire a un talento di osservatore della realtà e direttore di attori, bisogna rispondere adeguatamente. Siamo di fronte, rara avis, a un bel film che fa del bene. Ti insegna ad accettare l'ospite inatteso anche quando è profondamente diverso; e chiamiamolo pure 'abbronzato', secondo la nota espressione del Cavaliere. Un tipico film-Davide che pur maneggiando la fionda del messaggio politico non trascura di impartire un augurio esistenziale: possa il ritmo vitale dello jambè rimettere la tua anima in movimento facendo balenare due soldi di speranza." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 5 dicembre 2008)

"'L'ospite inatteso' è un apologo sulla difficoltà di vivere nell'America di oggi, imbastito con felice sensibilità sugli invisibili moti dell'animo piuttosto che sugli eventi. Scrittura e regia eccellenti del quasi novizio Tom McCarthy e al centro un attore formidabile finora sottovalutato, Richard Jenkins." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 5 dicembre 2008)

"Un film di formazione, ad uso e consumo del cittadino americano che non si è ancora accorto di quanti abusi si è macchiato il governo americano per proteggere i suoi elettori. Tardivo, questo cinema, tanto precoce è stato quello apocalittico pre 11 settembre." (Dario Zonta, 'L'Unità', 5 dicembre 2008)

"Piccolo avamposto dell'era Obama. Delle aspettative che alimenta. E 'L'ospite inatteso' dell'americano Tom McCarthy. In altre tonalità rinnova 'The Terminal' di Spielberg con Tom Hanks. Raccontare sullo sfondo delle fondate paure conseguenti all'l l settembre la semplice esperienza umana di un incontro tra diversi. Con tutte le sfumature di fiducia, paura, buonsenso, curiosità. Ciò che appartiene alle esperienze reali. Alle ipotesi verosimili. All'orizzonte del sempre più possibile incrociare la propria vita con chi arriva da altri luoghi con bagagli e fardelli non solo disperati, o non sempre per le stesse ragioni. Le occasioni si stanno moltiplicando dai banchi di scuola all'inserimento di giovani lavoratori nel Nordest. Secondo una gamma che prevede tutto. Anche che l'immigrato non abbia un'identità standard." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 5 dicembre 2008)

"Lo strazio, il dolore, ma anche il desiderio e il piacere che può darci l'altro, il diverso. E la rabbia e l'infelicità che provoca la repressione. Tutto con un pugno di personaggi e di ambienti. Chapeau!." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 dicembre 2008)
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