L'ordine delle cose

ITALIA, FRANCIA - 2017
3,5/5
L'ordine delle cose
Corrado è un alto funzionario del Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l'immigrazione irregolare. Il Governo italiano lo sceglie per affrontare una delle spine nel fianco delle frontiere europee: i viaggi illegali dalla Libia verso l'Italia. La missione di Corrado è molto complessa, la Libia post-Gheddafi è attraversata da profonde tensioni interne e mettere insieme la realtà libica con gli interessi italiani ed europei sembra impossibile. Corrado, insieme a colleghi italiani e francesi, si muove tra stanze del potere, porti e centri di detenzione per migranti. La sua tensione è alta, ma lo diventa ancor di più quando infrange una delle principali regole di autodifesa di chi lavora al contrasto dell'immigrazione, mai conoscere nessun migrante, considerarli solo numeri. Corrado, invece, incontra Swada, una donna somala che sta cercando di scappare dalla detenzione libica e di attraversare il mare per raggiungere il marito in Europa. Come tenere insieme la legge di Stato e l'istinto umano di aiutare qualcuno in difficoltà? Corrado prova a cercare una risposta nella sua vita privata, ma la sua crisi diventa sempre più intensa e si insinua pericolosa nell'ordine delle cose.
  • Altri titoli:
    The Order of Things
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: FRANCESCO BONSEMBIANTE, ANTOINE DE CLERMONT-TONNERRE PER JOLEFILM, CON RAI CINEMA, IN COPRODUZIONE CON MACT PRODUCTIONS, SOPHIE DULAC PRODUCTIONS
  • Distribuzione: PARTHÉNOS IN COLLABORAZIONE CON ZALAB
  • Data uscita 7 Settembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
L’ordine delle cose è quello a cui non è possibile sottrarsi. Il dramma di Antigone, il conflitto tra il rispetto che si deve all’amore e alla pietà umana e quello che si deve alle leggi stabilite dagli uomini. È, dunque, anche il dramma di Corrado, un poliziotto italiano di alto grado, assegnato dal Ministero degli Interni a una task force specializzata nella gestione del sistema di controllo dei flussi migratori. Durante una delicata missione in Libia, Corrado incontra Swada, una donna somala che sta cercando di raggiungere il marito in Finlandia. Colpito dalla tragedia personale della donna, che ha perso il fratello in seguito ai maltrattamenti delle milizie libiche, il poliziotto muove qualche passo in aiuto della giovane, ma ben presto il suo desiderio di fare del bene si scontra con il senso del dovere e contro la necessaria, ineluttabile constatazione che il dramma di Swada è solo una goccia nell’oceano di disperazione che lega i disastri africani e la rigida, burocratica Europa nel nodo tremendo dell’emigrazione clandestina.

Girato tra Padova, Roma, la Tunisia e la Sicilia, L’ordine delle cose è il terzo lungometraggio di finzione di Andrea Segre (autore della sceneggiatura con Marco Pettenello), il quale dimostra piena padronanza nel tenere i fili di una storia aspra e avara di facili emozioni, lontana da suggestioni televisive (e i rischi non erano pochi) e da batticuori a buon mercato. Merito anche di attori tutti d’un pezzo quali Paolo Pierobon (Corrado) e Giuseppe Battiston nel ruolo di un funzionario d’ambasciata, perfettamente a suo agio anche nel registro drammatico.

Quello di Segre è cinema robusto, inciso a fuoco in una realtà storica ben precisa ma che pur tuttavia asserisce con piglio energico la propria universalità nell’esplorare i temi della sofferenza e dell’empatia; è un cinema, infine, pienamente italiano ma nel senso migliore e più fiero del termine, è cinema del reale pur essendo fiction, ma è fiction girata con l’immediatezza del documentario, secondo la lezione di Werner Herzog. L’ordine delle cose sconta forse una mancanza di spettacolarità (o la scottante attualità?) che lo rendeva poco appetibile per il Concorso Ufficiale, ma a voler cercare ad ogni costo il pelo nell’uovo si finisce per rimanere soffocati. Va bene così, dunque, il cinema è anche questo.

Tra le Proiezioni Speciali a Venezia 74.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE CINEMA; SVILUPPATO CON IL SOSTEGNO DEL FONDO BILATERALE PER LO SVILUPPO DI COPRODUZIONI DI OPERE CINEMATOGRAFICHE ITALO-FRANCESI; OPERA REALIZZATA CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE DEL VENETO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO E CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE SICILIANA E DELLA SICILIA FILM COMMISSION; REALIZZATO NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA SENSI CONTEMPORANEI CINEMA; CON LA PARTECIPAZIONE DI: AIDE AUX CINÉMAS DU MONDE CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE INSTITUT FRANÇAIS; IN ASSOCIAZIONE CON COFINOVA 14; CON LA COLLABORAZIONE DI BANCA ETICA.

- FILM PATROCINATO DA: AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA, MEDU, NAGA.

- PROIEZIONE SPECIALE ALLA 74. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2017), HA OTTENUTO LA MENZIONE SPECIALE DEL PREMIO HUMAN RIGHTS NIGHTS AL CINEMA DEI DIRITTI UMANI.

- CANDIDATO AL GLOBO D'ORO 2018 COME MIGLIOR FILM.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2018 PER IL MIGLIORE SOGGETTO.

CRITICA

"Segre sceglie (...) un (...) registro, più in sintonia con le sue origini da documentarista: uno stile lineare, quasi scabro nella sua essenzialità, ma efficacissimo per spiegare i fatti. (...) Un caso come ce ne sono tanti, che costringe il funzionario italiano a fare i conti con la disumanità delle regole e l'impotenza dei singoli e che il film racconta con una lucidità cartesiana, quella di un regista che cerca con coraggio e onestà di non confondere mai i due piani, quello della politica e quello dell'accoglienza, ma che non vuole neppure privilegiarne uno a scapito dell'altro." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 1 settembre 2017)

"Gli avvenimenti delle ultime settimane hanno reso ancor più attuale il film di Andrea Segre, 'recuperato' come evento speciale dalla selezione veneziana. Per fortuna: perché si tratta di un film bello e importante, che parla di migranti, profughi e hotspot in maniera precisa, emozionante, senza retorica e senza colpi bassi, costruendo sapientemente una vicenda ma dimostrando soprattutto che, al di là della cronaca, il cinema di finzione può avere i mezzi per andare in profondità, per cercare il filo di un discorso intrecciando vicende individuali e collettive. (...) Segre aveva già raccontato personaggi di immigrati in due lungometraggi di finzione, 'lo sono Li' e 'La prima neve', ma questo è il suo film migliore. La morale non è consolatoria, i dilemmi e il contesto vengono spiegati in maniera non semplicistica. Il protagonista, ben interpretato da Paolo Pierobon, i suoi andirivieni con la Libia (ricostruita per lo più in Sicilia e in parte in Tunisia ), sono raccontati con credibilità, e la regia rende visibile la sua crisi personale inserendolo in inquadrature eleganti, composte, che vengono poi incrinate leggermente con l'uso della macchina a mano. Come accompagnando il vacillare del protagonista e delle sue certezze." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica' , 1 settembre 2017)

"Come tutti i film di questo giovane ma già estremamente rigoroso cineasta anche 'L'ordine delle cose' mescola documentario etnografico (ma attenzione: Segre osserva la vita italiana gelidamente altolocata di Rinaldi con addirittura più intensità rispetto alle sue missioni all'estero). I soldi sono al centro di tutto, nella Padova del poliziotto (dove in passato bastava pagare per avere una statua in città) come in quella nazione africana nostra ex colonia dove Rinaldi percepisce una serpeggiante diffidenza nei nostri confronti (...). Pierobon, reduce da una grande prova come Berlusconi nella serie tv '1993', conferma di essere un attore di grande classe. E il film non è da meno." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 1 settembre 2017)
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