L'ora di punta

ITALIA - 2006
Filippo Costa è un giovane agente della Guardia di Finanza. È un ragazzo pieno di ambizione per cui cerca di tenersi distante dagli altri colleghi. Molto determinato, pensa di poter fare strada all'interno del corpo di cui fa parte, ma quando comincia a conoscere i meccanismi della corruzione e ad esserne coinvolto, capisce di poter mirare ancora più in alto. L'incontro con Caterina, una donna più grande di lui, ma molto bella, colta ed elegante, stravolge la sua vita. Caterina si innamora di lui e si offre di aiutarlo attraverso le sue conoscenze nel mondo dell'alta finanza. Filippo comincia l'ascesa in un mondo che prima guardava solo da lontano ma ad ostacolare il suo successo c'è la perdurante passione per la sua precedenza ragazza, che già una volta non aveva accettato un suo tradimento, e varie difficoltà nel lavoro che lui non aveva previsto...

CAST

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2007).

CRITICA

Dalle note di regia: "L'ora di punta è il momento di maggior confusione in una grande città. Una mattina di tanto tempo fa, in una piazza di Roma, avevo la testa rallentata da pensieri ed emozioni forti, vedevo la gente correre da una parte all'altra, le auto sfrecciare, i grossi autobus scaricare mondi di gente diversa. Tutto era rumore, confusione indistinta, cercai di concentrarmi su uno, di estrapolarlo dal gruppo. Ma girò l'angolo e scomparve dai miei occhi. Era uno qualunque, in mezzo a una moltitudine di gente. Quante anime distinte si confondono in una metropoli, quanti potenziali ladri, assassini, truffatori sono intorno a noi? Questo mi ossessionò quel giorno, nell'ora di punta, mimetizzarsi tra la gente per bene, quella che suda e si affanna è molto più facile..."

"Anche qui Marra racconta la storia di una sconfitta ma diversamente dai suoi due film precedenti il conflitto è di tipo morale: (...) Peccato, però, che il regista finisca per mostrarsi meno deciso del suo protagonista: da una parte vorrebbe fare dei suoi non-eroi dei personaggi-simbolo, dove la psicologia e la narrazione lasciano il campo al simbolismo e alla metafora (solo la Ardant sembra ribellarsi. a questa scelta, in un paio di scene dove scava dentro il ruolo di una donna agée costretta a pentirsi della propria ingenuità sentimentale), ma dall'altra non trova un linguaggio espressivo adeguato. (...) Resta soprattutto il dubbio di una regia schiacciata dalle ambizioni di produttori e distributori. che vorrebbero allargare l'audience dei cinema d'autore ma che finiscono per cancellarne le specificità che appunto lo rendevano interessante." (Paolo Mereghetti,
'Corriere della Sera', 7 settembre 2007)

" 'L'ora di punta' di Vincenzo Marra racconta l'ascesa senza caduta, il delitto senza castigo di un giovane agente ambizioso che grazie all'aiuto d'una bella donna matura e d'altri diventa un costruttore, arriva a uccidere per proteggere i propri affari. Lui è Michele Lastella, bello ma impassibile come una lastra di marmo, lei è Fanny Ardant, una ragazza brava è Giulia Bevilacqua. Il film rende la storia forse un poco troppo facile e liscia; descrive accuratamente il formarsi della rete di amicizie e complicità ma non arriva a simboleggiare come colpe contemporanee la fame di potere e soldi, il riscatto sociale, il desiderio di notorietà (il regista dice che l'intenzione era quella)." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 settembre 2007)

"Errore principale di Marra: ideare un film da festival e realizzare un film-tv. Ogni situazione, ogni stato d'animo viene da lui esplicitato, come se pensasse di non saper dirigere gli attori o che lo spettatore, specie se televisivo non meriti quel che lui gli racconta. 'L'ora di punta' ha poi l'aria di essere stato tagliato in montaggio, tanto è sbrigativo il passaggio del personaggio principale (interpretato da Michele Lastella) da zelante guardia di finanza xenofoba, che s'accanisce sui bottegai cinesi, devoto alla madre vedova, a gelido seduttore di una ricca e matura signora francese (Fanny Ardant), quindi a corrotto imprenditore e finanziatore del centrodestra." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 7 settembre 2007)

"Come in altri film italiani, anche in 'L'ora di punta' le ambizioni non sempre coincidono con il risultato. Le ottime intenzioni di partenza, la nobiltà dell'ispirazione finiscono per incagliarsi in una certa piattezza del linguaggio, in soluzioni narrative scontate o addirittura "telefonate". Funziona Lastella, attore 28enne proveniente dal teatro, bella faccia italiana e fisico prestante. Fanny Ardant non è alle prese con il suo personaggio migliore, anche se Marra afferma di averlo scritto pensando a lei: interpreta la dolente donna tradita dall'amante più giovane, una perdente, 'ma l'amore rende ciechi, per amore si scende anche in basso', dice l'ex musa di Truffaut." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 7 settembre 2007)

"Una storia dura, tesa, senza concessioni all'ottimismo, dove solo tre donne si salvano, la vecchia madre paesana di Filippo, la brava ragazza che ha cercato inutilmente di redimerlo e la signora più anziana di lui troppo tardi delusa per la fiducia accordata. Spicca, nella secchezza, il personaggio del protagonista, cinico, aspro, insensibile anche a qualsiasi sospetto di rimorso. Al centro di un'azione che, senza una sola sbavatura, ne mette ad ogni risvolto in risalto i modi equivoci e da un certo momento in poi addirittura spietati. La regia di Marra, sostenuta dalla fotografia risentita ma limpida di Luca Bigazzi, anche quando sosta sugli sfondi di una Roma architettonica e monumentale, privilegia in tutto l'arsura. Con uno stile che trova la sua forza nel concreto. Le corrisponde la recitazione di un attore fino ad oggi poco visitato dal cinema, Michele Lastella, una maschera impassibile, decisamente votata al male però anche con sfumature sottili. La donna che gli farà fare strada e che tradirà è Fanny Ardant, l'immagine stessa della sofferenza morale." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 7 settembre 2007)

"Il verdetto è rinviato: 'L'ora di punta' di Vincenzo Marra innalza nettamente il livello medio della spedizione ma non è il capolavoro assoluto che poteva risolvere la crisi del nostro cinema e i dubbi sulla direzione della Mostra (ammesso che ci siano). Del resto, se qualcuno chiedeva a Marra tutto ciò, non eravamo certo noi: ogni film parla per sé e sarebbe ingiusto chiedere a Marra di 'salvare' chicchessia, né costringerlo - a meno di 40 anni e al terzo lungometraggio - a firmare per forza un film epocale. 'L'ora di punta' è invece qualcosa di molto preciso: è un film solido, che segna un passo avanti nella camera del regista napoletano perché esula da ogni lettura etnica e si confronta con la drammaturgia classica, dopo le strutture aperte (quasi neorealiste) di 'Tornando a casa' e di 'Vento di terra'. Potremmo definirlo un mélo finanziario che non sarebbe dispiaciuto a Fassbinder." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 7 settembre 2007)

"Sulla carta era dato per vincente, 'L'ora di punta' di Marra, passato ieri con qualche dissenso a schermo aperto e un sostanziale rifiuto finale. Parliamo della proiezione per la stampa italiana e internazionale. Proprio a Venezia Marra è stato un ottimo esordiente con 'Tornando a casa' e promessa mantenuta nel secondo lungometraggio 'Vento di terra', cineasta capace di allineare il periscopio sul mondo a uno sguardo morale distaccato, privo di pregiudizi. I produttori, Tilde Corsi e Gianni Romoli, sono tra i migliori in Italia (hanno scoperto e accompagnato Ozpetek). IL tema è necessario: un macigno nello stagno delle facili scalate finanziarie sotto la protezione dei potentati politici e bancari, nella storia di una guardia di finanza (Michele Lastella) che accetta il sistema delle bustarelle (...) Nel risultato, abbiamo visto un film di maldestra drammaturgia, ellissi involontariamente comiche, cast sbagliato. Diciamo che il 'come' distrugge il 'cosa'." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 7 settembre 2007)

" 'L'ora di punta di Vincenzo Marra' soffre degli stessi errori di fondo del 'Il dolce e l'amaro' di Andrea Porporati. La parabola del giovane picciotto del secondo, nel primo si traduce nella discesa agli inferi di un giovane finanziere, che per compiere la sua scalata sociale svende mutande e anima. Il problema però non sono i temi scelti, quanto gli svolgimenti. Marra, come Porporati, cade in uno stile di racconto tra la fiction tv e il fotoromanzo d'epoca. Zoomate sulle facce dei cattivi con gli occhi serrati e il sopracciglio alzato, battute di imbarazzante banalità, trame da Reader's Digest, attori trasformati in macchiette. Protagonista, nel caso specifico di Marra, un attore quasi sconosciuto (e fin qui niente di male), Michele Lastella, che mastica e male le battute e una co-protagonista, la bella Fanny Ardant, trasformata dal trucco in una specie di strega di Biancaneve. Il pubblico non ha potuto fare a meno di ridere davanti a salti di montaggio (del pure bravissimo Luca Benedetti) che ci scaraventano da una stretta di mano a una scopata e a riprese (del pure bravissimo Luca Bigazzi. Ma che è successo?) di imbarazzante piattezza televisiva. Marra pensa che la critica lo accusi di aver fatto un film troppo sgradevole nei confronti della Guardia di Finanza. Lo vogliamo dissuadere dal prendere questo abbaglio: la critica lo accusa solo di aver fatto un brutto film." (Roberta Ronconi,
'Liberazione', 7 settembre 2007)

"Il problema è sempre lo stesso: il cinema di casa continua ad avere frecce al suo arco, qualche produttore eterogeneo (Rai in testa) è ancora disposto a sganciare quattrini e il pubblico, benché scottato dalla truffe in serie, non è ostile per principio. Poi, però, un film come questo riesce a candidarsi per il Leone d'oro, dando del tu agli americani, ai francesi e agli orientali e gli eterni nodi vengono al pettine facendo crollare il castello di carte dei sogni patriottici. Marra, che resta un professionista rispettabile, ovviamente c'entra poco: quello che stupisce è il viatico consegnatogli a cuor leggero da produttori, distributori e selezionatori. 'L'ora di punta' vorrebbe rinverdire la tradizione del cinema civile alla Rosi, Petri o Damiani (...) Potrebbe darsi che il regista napoletano abbia pensato ad una rilettura della sceneggiata, ma anche in questo caso la presenza, le espressioni e le battute dei protagonisti Michele Lastella e Fanny Ardant, per non dire dei comprimari, avrebbero funestato la contaminazione tra colto e popolare. Non si dovrebbe infierire, insomma, sul fatto che gli snodi narrativi e le relative situazioni risultino telefonati con un didascalismo stridente ed elementare; ma quando lo squaletto, nell'abboccamento segretissimo con il generale mascalzone, si staglia su uno sfondo da cartolina in pieno sole, ci si sente moralmente obbligati a concedere subito un'altra chance al singolo autore e al cinema italiano in generale." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 7 settembre 2007)

"Presentato in concorso a Venezia ma ignorato dalla giuria, al pari degli altri due film italiani in gara, 'L'ora di punta', di Vincenzo Marra, è effettivamente un film che non convince. Sarà per la storia, non proprio originale, sarà per il ritmo del racconto, troppo lento, ma lo spettatore resta sospeso nel mezzo di una narrazione che pure avrebbe qualche spunto interessante, ma che finisce per cedere a canoni più vicini al racconto televisivo che cinematografico. (...) Volendo raccontare una storia dell'Italia corrotta, rappresentata dal furbetto di turno, Marra cade nei peggiori cliché di genere, nel già visto, banalizzando situazioni e personaggi. E a poco valgono i tentativi di dare uno spessore psicologico ai protagonisti: l'operazione si risolve sostanzialmente nell'uso prolungato di primi piani spesso ripetitivi. La pellicola resta fredda, con una storia ulteriormente penalizzata da eccessivi salti che abbreviano incomprensibilmente i tempi della vicenda. Nella lentezza del racconto, paradossalmente tutto accade troppo in fretta e al contempo tutto è fin troppo scontato. In un tale contesto, persino la sconfitta del protagonista non riesce ad assurgere a parabola morale." (Gaetano Vallini,
'L'Osservatore Romano', 14 settembre 2007)
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