L'opera al nero

L'oeuvre au noir

FRANCIA, BELGIO - 1988
L'opera al nero
Nel XVI secolo, durante il periodo dell'Inquisizione, Zenon Ligre, un alchimista dedito alle scienze mediche e naturali, dopo aver trascorso gran parte della propria vita peregrinando per l'Europa torna nella sua città natale, Bruges. Ospitato da un vecchio amico, Zenon diventa il medico del convento dei Cordeliers ma, accusato di stregoneria e di omicidio, viene processato. Terrorizzato dall'idea di essere condannato al rogo, si suicida nella sua cella.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Tratto da: romanzo di Marguerite Yourcenar
  • Produzione: CHARLIE VAN DAMME, PHILIPPE DUSSART, LA SEPT, FILMS A2, PARIS-LA NOUVELLE IMAGERIE, BRUXELLES
  • Distribuzione: CECCHI GORI CLASSIC (1989) - VIVIVIDEO, CECCHI GORI HOME VIDEO

CRITICA

"Anche i personaggi, cosi, anche i sentimenti, in questo contesto, sono riusciti ad essere veri, con un sapore di autentico come non sempre rivelano i film ambientati in evi lontani. In qualche momento con un respiro narrativo lento e affaticato, con un susseguirsi troppo rapido di personaggi che, a quanti hanno letto il romanzo, risultano spesso approssimativi e, nella pagina conclusiva del processo, con echi insistiti di altri celebri processi cinematografici a eretici e streghe, ma, anche qui, con indubbio rigore di stile. Cui si uniforma, al centro del dramma, l'interpretazione stupenda di Gian Maria Volonté nelle vesti di Zenone: con una mimica ad ogni film sempre più intensa ed incisa. Fino a diventare, anche nei momenti più raccolti, la maschera stessa della tragedia." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 30 Marzo 1989)

"Tutto il film pesa sulle spalle di Gian Maria Volonté, sul suo volto nobile e bellissimo di sessantenne. Nel disegno del suo Zenone eretico, uomo da bruciare, nient'affatto mistico e invasato, anzi astuto come una volpe, capace di nascondere sotto una maschera la sua natura di deviante dalle idee dominanti e dal potere costituito, impastato di coraggio e di debolezze, c'è l'attore portentoso per sobria intensità e malinconia. La scena finale in cui, nudo su un giaciglio, si dà la morte con uno stiletto per dissanguamento è uno dei più commoventi suicidi che abbia mai visto su uno schermo. Ha ragione Delvaux quando suggerisce che - cambiando qualche parola e qualche data - quella di Zenone è la storia di un eroe del nostro tempo, perseguitato per non conformismo politico, religioso, sessuale, vittima esemplare dei razzismi: 'Zenone siamo noi'. Più che di un martire laico, è la morte al uno stoico, nostro fratello." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 24 Febbraio 1989)

"'L'opera al nero' non raggiunge le vette del capolavoro assoluto, purtuttavia possiede un andamento da sonata bachiana, severa, cadenzata, trattenuta e commossa. André Delvaux riesce con grande efficacia, sensibilità e raffinatezza, a comunicarci che il senso delle cose che vediamo è un senso permanente. La necessità della libertà di giudizio, di pensiero, di essere uomini-contro come ne esistono ancora, ovunque nel mondo, dove, a seconda delle situazioni, altri Zenone sono giudicati, imprigionati, torturati, distrutti. Gian Maria Volontè, che già in Giordano Bruno aveva affrontato un personaggio analogo, offre una grande performance interpretativa, più reclinata su toni di dolente fierezza e di profonda umanità, piuttosto che su quelli aggressivi e drammatici del film di Montaldo." (Vittorio Spiga, 'Il Resto del Carlino', 12 Marzo 1989)
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