L'ombra del gigante

ITALIA - 2000
In una sperduta località del Nord Europa, alla fine dell'800, si erge su un colle una inespugnabile fortezza dove è rinchiuso un solo prigioniero e destinata ad essere rasa al suolo alla morte dell'uomo. Nessuno rammenta quanti siano gli anni trascorsi in prigione da quell'uomo misterioso, né quali siano le colpe di cui si è macchiato. Alla fortezza giunge il nuovo capitano della guarnigione, insieme alla moglie Adele e al figlio di sette anni Ottaviano. Adele è una giovane donna che ama suonare il pianoforte. Un giorno giunge attraverso il cortile una melodia di violino. Le note provengono dalla cella del prigioniero. Ben presto in Adele qualcosa muta in modo divorante quanto irreversibile. Adele e il prigioniero, pur non essendosi mai visti, diventano un'unica cosa.

TRAMA LUNGA
Nord Europa, fine '800. In una sperduta località si erge su un colle un'inespugnabile fortezza dove è rinchiuso un solo prigioniero, e destinata ad essere rasa al suolo alla morte dell'uomo che nessuno da anni avvicina. Alla fortezza arriva Eugenio, il nuovo capitano della guarnigione, insieme alla moglie Adele e al figlioletto Ottaviano. Adele, giovane donna di estrazione borghese, ama suonare il pianoforte. Un giorno si sente una melodia di violino: arriva dalla cella del prigioniero, é lui a suonare con insospettata sensibilità. Ben presto in Adele qualcosa cambia in modo repentino ed irreversibile. La donna è infatti catturata da quella musica e, rispondendo con il suo pianoforte alla melodia del violino, partecipa al ridestato rapporto tra il prigioniero e il mondo esterno. Questo strano duetto a distanza finisce per sconvolgere il piccolo Ottavio, che vede la mamma assente, e anche il capitano che scopre di essere a sua volta un tipo solitario e poco socievole. Adele si ammala gravemente. Il dottore non può intervenire con alcuna cura. Adele si è consumata lentamente nel suo progressivo isolamento e muore. Eugenio a questo punto fa aprire la cella: anche il prigioniero è morto. Come prescritto, il giorno dopo, la fortezza viene fatta saltare. Al momento della partenza, il capitano scrive al proprio comandante: "Mi chiedo se ci sia per noi una vita là fuori".
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Tratto da: racconto "Il gigante" di Paola Capriolo
  • Produzione: ALBA PRODUZIONI, CINEMA E SOCIETA'
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE

CRITICA

"Roberto Petrocchi, già apprezzato per le sue esperienze televisive, ha portato il racconto sullo schermo impegnandosi a mantenere intatti i sensi arcani e quel mistero del 'Gigante' che soggioga tutti con la sua cupa fascinazione. Dosando gli effetti all'inizio, ancora luminoso e, appunto, idilliaco, poi, via via facendo lievitare sulla vicenda quelle atmosfere d'angoscia che, per la protagonista, saranno addirittura mortali ma che, per gli altri, sia pure in diversa misura, saranno non meno devastanti". (Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 8 aprile 2000).

"Qui non c'è l'attesa di un attacco dall'esterno ma quella della morte del prigioniero che nessuno ha mai visto in volto, rinchiuso in una cella insuperabile. Attraverso il suono del suo violino, l'uomo instaura un'inarrestabile empatia con la moglie del comandante che inizia a duettare al pianoforte con lui, ma tutti nella fortezza sono irretiti dal mistero di questo pifferaio di Hamelin, che neppure la morte potrà sciogliere. Un film dallo stile calligrafico che riesce a costruire un'apprezzabile atmosfera di tensione e mistero, peccato che abbia rinunciato a sviluppare un lato gotico che il set e la storia stessa suggerivano". (Aldo Fittante, 'Film Tv', 18 aprile 2000).

"Opera seconda ambiziosa per Roberto Petrocchi, 'L'ombra del gigante' (da una novella di Paola Capriolo in 'La grande Eulalia', Feltrinelli). Peccato che malgrado il bel soggetto, la bravura di Margherita Buy, ma musica di César Franck, l'insieme resti languido, sfocato, un poco sclastico, come l'ambientazione astratta e, alla lunga, inerte". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 aprile 2000).
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