L'OMBRA DEL DIAVOLO

THE DEVIL'S OWN

USA - 1997
L'OMBRA DEL DIAVOLO
Un poliziotto americano - Harrison Ford - ospita a casa sua un immigrato - Brad Pitt - in difficoltà. Il giovane è simpatico e brillante e in breve si integra a perfezione nella famiglia che l'ha accolto. In realtà è un terrorista irlandese con una missione da compiere. Un caso di coscienza.
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: COLUMBIA PICTURES - L. GORDON
  • Distribuzione: COLUMBIA - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MARZO 1997

CRITICA

"'L'ombra del diavolo' non è un film sull'Ira come 'Nothing Personal', 'La moglie del soldato' o 'Nel nome del padre'. Malgrado l'ambientazione contemporanea e sapientemente sfumata, Pakula gioca semmai la carta del mito, della leggenda. Non conta il contesto, conta il conflitto, il nodo che unisce e separa il quasi-padre e il quasi-figlio. Non siamo insomma troppo lontani da 'Pat Garrett e Billy the Kid', fatte le debite differenze. Qua la Legge, là la Rivolta, anche se Pakula e i suoi sceneggiatori forniscono solidi retroterra e articolati subplot ai loro due eroi. Perfino i personaggi femminili, per quanto convenzionali, risultano infatti ben tratteggiati e credibili. Quanto al match Pitt-Ford, il primo è bravo ma stravince il secondo, mai così spiegazzato e sofferente. A uscire davvero vittorioso dal film, pagato l'inevitabile tributo al genere, è comunque il vecchio Pakula. Guardate come filma New York, guardate come uno scorcio inatteso, un'improvvisa variazione di ritmo, strappano alla città più sfruttata del mondo il suo respiro segreto. Un bel ritorno e un bel coraggio in tempi di kolossal rutilanti e vuoti". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 marzo 1997)

"Non dovrebbe dirlo uno che fa il critico ma ogni tanto leggendo la recensione di un film capita di pensarla in modo diametralmente opposto. Di 'L'ombra del diavolo' Samuel Blumenfend scrive su 'le Monde' che Alan J. Pakula, ex bravo regista degli anni '70, non ha più niente da dire, tanto che non riesce a tirar fuori granché da una sceneggiatura promettente. A me pare vero il contrario: nella virtuosistica fotografia di Gordon Willis, questo è un film di puro cinema-cinema. Semmai, i suoi limiti sono da rintracciare proprio nel copione a triplice firma, una di quelle sceneggiature dove i vari temi pur stimolanti non riescono a intonarsi e integrarsi in modo convincente".(Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 29 marzo 1997)

"Una rivista francese ha intitolato 'Guerre stellari' l'incontro sullo schermo di Harrison e Pitt, riferendosi alla lavorazione irta di difficoltà per incompatibilità di carattere tra le due star. Ciò non toglie che entrambe abbiano dato al film di Pakula un contributo efficace. Ford come poliziotto generoso, vulnerabile ma incapace di compromessi, gioca in casa. Però anche il biondo Brad se la cava con notevole stile, fornendo al suo personaggio di terrorista un impasto commovente di violenza e fragilità".(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 18 aprile 1997)
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